8 aprile 2018 – Domenica II di Pasqua

TOMMASO  NOSTRO  “GEMELLO” (DIDIMO)

 PRIMA DUBITA E POI CREDE NELLA RISURREZIONE DI CRISTO

Domenica  II di Pasqua, Anno B

Gv 20,19-31; At 4,32-35; Sal 117; 1 Gv 5,1-6

di don Pino Germinario

Peter Paul Rubens, L'incredulità di san Tommaso, 1613-1615, Koninklijnk Museum voor Schone Kunsten, Anversa

Peter Paul Rubens, L’incredulità di san Tommaso, 1613-1615, Koninklijnk Museum voor Schone Kunsten, Anversa

Siamo all’ottavo e ultimo giorno della celebrazione della Pasqua del Signore.

Il vangelo di Giovanni sottolinea la cadenza settimanale della assemblea dei discepoli:

  1. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
  2. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».

Dunque fin dall’inizio i discepoli si riuniscono ogni settimana “il giorno dopo il sabato” e in mezzo a loro il Signore si fa presente, prima personalmente e poi attraverso la Sua Parola e i Suoi Sacramenti: “Fate questo in memoria di me”

 Il Signore morto e risorto si fa presente in mezzo ai suoi discepoli ed effonde su di loro il soffio del suo Spirito ri-creatore che li rinnova dal di dentro e li rende capaci di continuare l’opera di salvezza di Cristo: liberare gli uomini dal male e dal peccato e renderli partecipi della vita di Dio. L’attenzione è posta in particolare su uno degli apostoli: Tommaso, il cui nome tradotto in greco è Didimo che significa “Gemello”.

Egli appare come nostro “gemello” prima nell’incredulità nel giorno di Pasqua:  «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

E poi nella fede otto giorni dopo: «Mio Signore e mio Dio!».

Da una parte egli dubita, ma vuole comprendere, vuole essere presente, vuole incontrare Gesù e una volta visto e ascoltato Gesù, non lo tocca ma riconosce Dio nel corpo risorto di Cristo: è la più alta professione di fede di tutto il Vangelo.

Tommaso vede e crede e anche noi “vediamo” attraverso di lui.

La sua incredulità tenace, ma superata dall’incontro con Gesù, aiuta noi a superare la nostra incredulità e sostiene la nostra fede che è basata sulla testimonianza degli apostoli.

Gesù annunzia: Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! Anche grazie all’incredulità di Tommaso.

O Dio, che in ogni Pasqua domenicale
ci fai vivere le meraviglie della salvezza,
fa’ che riconosciamo con la grazia dello Spirito
il Signore presente nell’assemblea dei fratelli,
per rendere testimonianza della sua risurrezione.

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