24 gennaio 2016 – Domenica «DELL’INCONTRO CON LA PAROLA»

DOMENICA  «DELL’INCONTRO CON LA PAROLA, CHE È CRISTO
CULMINE DI TUTTA LA STORIA DELLA SALVEZZA»

III del Tempo per l’Anno C

Luca 1,1-4; 4,14-21; Neemia 8,2-4a.5-6.8.10; Salmo 18; 1 Corinti 12,12-31

di
don Pino Germinario

Giotto, Ezechiele riceve in un libro le parole da riferire al Suo popolo, affresco, primi anni del XIV secolo, Cappella degli Scrovegni, Padova Nell’ultimo dei dieci quadrilobi affrescati sulla parete nord della Cappella degli Scrovegni, Giotto raffigura Dio, dipinto con le stesse sembianze di Gesù, nell’atto di consegnare ad Ezechiele il rotolo sul quale erano scritte le parole da riferire al popolo di Israele. Altre fonti affermano che tale immagine rappresenti la consegna delle tavole della legge a Mosè sul monte Sinai.

Giotto, Ezechiele riceve in un libro le parole da riferire al Suo popolo, affresco, primi anni del XIV secolo, Cappella degli Scrovegni, Padova.
Nell’ultimo dei dieci quadrilobi affrescati sulla parete nord della Cappella degli Scrovegni, Giotto raffigura Dio, dipinto con le stesse sembianze di Gesù, nell’atto di consegnare ad Ezechiele il rotolo sul quale erano scritte le parole da riferire al popolo di Israele. Altre fonti affermano che tale immagine rappresenti la consegna delle tavole della legge a Mosè sul monte Sinai.

Il tema della Liturgia di oggi è proprio l’incontro con la Parola: ascoltare, gustare, assaporare, “mangiare”, assimilare e vivere la Parola.

Il Signore mi disse: “Figlio dell’uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele”. Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: “Figlio dell’uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo rotolo che ti porgo”. Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele.

Poi egli mi disse: “Figlio dell’uomo, va’, recati dagli Israeliti e riferisci loro le mie parole… Mi disse ancora: “Figlio dell’uomo, tutte le parole che ti dico accoglile nel cuore e ascoltale con gli orecchi” (Ez. 3)

Vicino a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore: cioè la parola della fede che noi predichiamo.
Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.
Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui?
E come potranno credere, senza averne sentito parlare?
E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?
E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati?
Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene! (Rm 10)

La scelta dei testi di questa domenica vuole evidenziare le analogie e le differenze tra il tempo e l’opera di Esdra e Neemia, quando si formarono i primi cinque Libri dell’Antico Testamento (Pentateuco), e il tempo e l’opera di Luca quando si formarono i Libri del Nuovo Testamento fra cui i due volumi di Luca: il Vangelo e gli Atti degli apostoli.

Il testo del Vangelo è una fusione tra l’inizio dell’opera (i primi 4 versetti del primo capitolo) e l’episodio di Gesù che parla nella sinagoga di Nazareth (capitolo 4).

Nella prima parte Luca spiega come dalle cose tramandate oralmente si è giunti al testo scritto.

“come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato”

Nel Libro di Neemia leggiamo l’inizio ufficiale di un nuovo periodo della storia di Israele, dopo il ritorno dall’esilio babilonese e una prima fase di ricostruzione.

Una grande assemblea popolare si raduna dall’alba a mezzogiorno per ascoltare tutti insieme la proclamazione dei Libri della Legge e della loro spiegazione.

I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura.

L’ascolto coinvolge profondamente il popolo che viene poi invitato a far festa:  Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro.

Troviamo qui una vera liturgia della Parola: nasce l’uso della convocazione dell’assemblea per ascoltare la Parola nel giorno di festa che continuerà poi ogni sabato nelle sinagoghe e per noi ogni “dies dominica”  (giorno del Signore) con la celebrazione della Parola e dell’Eucaristia.

È proprio in una di queste assemblee del sabato nella sinagoga di Nazaret che Gesù legge un passo del profeta Isaia, scritto 500 anni prima, che parla del Messia, il Consacrato del Signore e poi, terminata la lettura, ne attualizza il significato:

«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

L’annuncio di Gesù è veramente sconvolgente: ciò che il profeta Isaia aveva annunziato si compie proprio qui e ora: sono io il Messia che il Signore ha mandato per salvare il suo popolo.

Lo stesso annunzio Gesù farà alla samaritana:

Viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».

Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa».

Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». (Gv 4,23-26)

Anche oggi, proprio per noi, è proclamata la Parola del Signore.
Alla nostra povertà è rivolto il lieto annunzio della salvezza.
A noi, prigionieri del nostro egoismo e dei condizionamenti del nostro tempo, è proclamata la liberazione.
A noi, che abbiamo gli occhi e non vediamo, viene donato un nuovo modo di vedere le cose.
A noi, oppressi dal male e dal peccato, viene data la verità che ci fa liberi.
Per noi viene proclamato in Cristo il tempo della grazia e della misericordia di Dio.
Per noi e per tutti viene celebrata l’Eucaristia che ci dà la forza, lo Spirito e l’Amore necessario per mettere in pratica quello che la Parola ci ha indicato.

O Padre,
tu hai mandato il Cristo, re e profeta,
ad annunziare ai poveri
il lieto messaggio del tuo regno,
fa’ che la sua parola,
che oggi risuona nella Chiesa,
ci edifichi in un corpo solo
e ci renda strumento di liberazione e di salvezza.

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