La “giusta” scienza rispetta la vita

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Un team di scienziati americani della Washington University School ha sperimentato una tecnica per trasformare le cellule adulte del corpo umano in cellule staminali analoghe a quelle embrionali. Questa tecnica ha permesso di ottenere cellule del sistema nervoso (ossia neuroni) che una volta impiantate porterebbero alla regressione di malattie attualmente incurabili quali il morbo di Parkinson, il diffuso morbo di Alzheimer e la S.L.A. (sclerosi laterale amiotrofica) .

Queste distruggono lentamente e progressivamente le cellule del cervello e provocano un deterioramento irreversibile di tutte le funzioni cognitive superiori, come la memoria, il ragionamento e il linguaggio, fino a compromettere l’autonomia funzionale e la capacità di compiere le normali attività quotidiane e portando infine alla cancellazione della propria identità personale e all’inevitabile decesso. Ciò non colpisce solo il paziente ma l’intero nucleo famigliare che costantemente, non soltanto vive la tragicità emotiva della malattia, ma si trova di fronte all’impegno incessante della cura e dell’assistenza del proprio caro. Pertanto, queste ricerche rappresentano una svolta significativa per la medicina rigenerativa che potrà così impegnarsi nella cura di queste malattie sociali.

La principale differenza rispetto alle già possibili alternative di cura risiede nel fatto che non siano prelevate cellule dagli embrioni che in questo modo sarebbero distrutti violando il diritto alla vita. Lo stesso Santo Padre Francesco dichiarò, durante un incontro tenuto il 28 gennaio 2016 con il Comitato Nazionale per la Bioetica, che «gli embrioni umani non sono merce da scartare». Essi, infatti, sono fragili e impotenti vite umane da custodire nel grembo materno fino al dolce momento della nascita.

Papa Francesco ha ribadito ancor meglio la posizione della Chiesa lo scorso 18 maggio nell’incontro con gli ammalati di Huntington (Corea) in Vaticano: «Che il Signore benedica il vostro impegno! Vi incoraggio a perseguirlo sempre con mezzi che non contribuiscono ad alimentare quella “cultura dello scarto” che talora si insinua anche nel mondo della ricerca scientifica. Alcuni filoni di ricerca, infatti, utilizzano embrioni umani causando inevitabilmente la loro distruzione. Ma sappiamo che nessuna finalità, anche in se stessa nobile per altri esseri umani o per la società, può giustificare la distruzione di embrioni umani».

È interessante, a questo proposito, un passaggio del documento “Donum Vitae” (n. 3): «La biologia e la medicina nelle loro applicazioni concorrono al bene integrale della vita umana quando vengono in aiuto della persona colpita da malattia e infermità nel rispetto della sua dignità di creatura di Dio. Nessun biologo o medico può ragionevolmente pretendere, in forza della sua competenza scientifica, di decidere dell’origine e del destino degli uomini».

La perseveranza della giusta scienza ha così permesso di trovare nuove strade per sperimentare cure innovative da offrire alla medicina per combattere queste tragiche malattie che affliggono la società attuale nel rispetto della vita e della dignità umana.

Arcangelo Pasculli (Responsabile Giovanissimi AC) e Giovanni Luca Palombella (Giovanissimo AC)

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