“Familia via pulchritudinis”, il percorso del Gruppo delle Famiglie

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È tutto incentrato sulla famiglia il percorso che gli adulti del Gruppo delle Famiglie della Parrocchia San Bernardino hanno intrapreso per l’anno pastorale 2015-2016, partendo dal Sinodo sulle Famiglie per poi approfondire alcune particolari tematiche. In particolare, nel primo incontro “Famiglia, vivere la gioia della fede” gli animatori hanno proposto ai presenti una sintesi di alcuni capitoli dell’«Instrumentum Laboris», il documento, presentato nel giugno 2015, su cui si è basato il Sinodo dei Vescovi. Allo stesso tempo, sono stati mostrati anche alcuni estratti del video della Giornata delle Famiglie del 23 ottobre 2013 con alcuni importanti indicazioni e riflessioni di Papa Francesco.
Innanzitutto, si è approfondito il significato di “Famiglia, immagine della Trinità”. Infatti, come si legge nell’Instrumentum, «dire che Dio è Trinità, significa anche dire che Dio è famiglia»: dunque, «Dio è essenzialmente relazione, una straordinaria relazione d’amore, un oceano d’amore» e, se la relazione è la caratteristica della Trinità, questa è stata «impressa da Dio nell’uomo creato a sua immagine, meglio nella coppia perché la coppia è l’immagine più forte della Trinità». Pertanto, «nel volto dell’uomo e della donna che si amano, che formano una famiglia, traspare l’immagine più bella di Dio».
È stato possibile anche rileggere la figura della famiglia di Nazareth come immagine dell’amore trinitario e, perciò, come modello da imitare per tutte le famiglie cristiane, esempio concreto di amore e speranza, di famiglia come “prima scuola di umanità”.
Nel primo incontro, inoltre, si è accennato alla famiglia come “chiesa domestica”, argomento poi approfondito nel secondo incontro. Parlare di famiglia come chiesa domestica vuol dire riscoprirne, in primis, tre aspetti fondamentali:
1. il valore teologico, perché la famiglia, come spiega la «Familiaris Consortio», è il terreno della manifestazione di Dio nella storia, il punto di inserzione tra l’umano e il divino, a tal punto da poter essere considerata «il simbolo reale della nuova ed eterna Alleanza»;
2. il valore ministeriale, in quanto gli sposi sono consacrati per essere ministri di santificazione della famiglia e di edificazione della Chiesa (accanto al Ministero Ordinato, si colloca il Ministero Coniugale che è lo specifico spazio pastorale della coppia cristiana).
3. il valore comunitario, perché i coniugi in quanto coppia, i genitori e i figli, in quanto famiglia, devono vivono il loro servizio alla chiesa e al mondo («devono essere nella fede un cuor solo e un’anima sola, mediante il comune spirito apostolico che li anima e la collaborazione che li impegna nelle opere di servizio alla comunità ecclesiale, parrocchiale e civile», Familiaris Consortio, 13).
Nei due incontri non sono mancati importanti approfondimenti dal Magistero della Chiesa, proprio considerando quanto emerso dalle Conferenze Episcopali: l’esigenza, palesata da molte famiglie, di conoscere cosa la Chiesa afferma sulla famiglia. Perciò, sono stati presi in considerazione la Costituzione Pastorale sulla Chiesa «Gaudium et Spes» di Papa Paolo VI, l’Esortazione Apostolica «Familiaris Consortio» di San Giovanni Paolo II, il documento della CEI, “Evangelizzazione e sacramento del matrimonio”, il Catechismo della Chiesa Cattolica, e le Encicliche «Deus Caritas Est» di Papa Benedetto XVI e «Lumen Fidei» di Papa Francesco.
L’approfondimento e il confronto tra i presenti su alcune tematiche ha determinato alcune riflessioni sugli aspetti fondamentali della famiglia e su alcune buone pratiche da attuare: creare uno spazio e un tempo per stare insieme in famiglia; comunicare in modo aperto e sincero in un dialogo costante; favorire la preghiera personale e familiare, la recita del Rosario, la meditazione della Parola e la partecipazione alla vita sacramentale,  ovvero all’Eucarestia, alla messa domenicale, al sacramento della riconciliazione (perché la famiglia è una comunità credente ed evangelizzante, una comunità in dialogo con Dio, che esercita il proprio compito attraverso l’offerta della propria esistenza e la preghiera e vive il suo compito profetico accogliendo e annunciando la Parola di Dio); caldeggiare il servizio reciproco e mettere in pratica le tre parole “permesso”, “grazie”, “scusa”; infine, accogliere l’altro, il coniuge, i figli, i genitori (se la famiglia è comunità al servizio dell’uomo, ma anche vita comunionale, via della Chiesa e luogo della nascita e della crescita personale).
Non è mancata anche una riflessione di gruppo sull’accoglienza che non dev’essere ridotta a un mero concetto mondano e materiale, ma concepita come dimensione della carità: non un gesto puramente esteriore, ma accoglienza del cuore che si estende alla totalità dell’essere con la sua originalità e con i suoi limiti, accoglienza universale aperta a tutti, accoglienza intrisa di condivisione, di generosità e gratuità, accoglienza gioiosa e fiduciosa.

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