QUANDO LA TUA VITA SI METTE IN PAUSA – Racconto di una giovane parrocchiana alle prese con il Coronavirus

Quanto sarebbe bello svegliarsi improvvisamente e leggere belle notizie sul giornale, accendere la tv e sentirsi dire che va tutto bene? Quante volte, ritrovandoci a fare i conti con questa realtà particolarmente faticosa, abbiamo sperato che fosse solo un incubo?
Emergono di continuo sensazioni ed emozioni che creano in noi un mare in tempesta: paura, rabbia, frustrazione, solitudine, senso di impotenza sono all’ordine del giorno. Siamo stati colti impreparati, non solo a livello
organizzativo e gestionale, ma anche a livello personale.
Blocco del lavoro, degli hobby, dell’ordinarietà, tutto ciò che era normalità si è trasformato in pericolo per la nostra salute.
Non eravamo pronti a mettere da parte l’agenda zeppa di cose da fare e a
fermarci, a mettere in pausa la nostra vita; non eravamo pronti a una solitudine forzata e a non poterci abbracciare.
Non ero pronta io, che vivo a 900 km dalla mia terra.
Avevo salutato la mia famiglia a Natale e mai, come tutti, avrei potuto
immaginare cosa sarebbe successo.
Ero abituata a viaggiare e spostarmi spesso, a poter raggiungere la mia famiglia in qualsiasi momento volessi, lavoro permettendo, e invece stavolta è stato tutto diverso.

Così mi sono ritrovata a passare la Pasqua lontana da casa e
settimana dopo settimana mi chiedevo solo quando li avrei rivisti.
Sono passati sei lunghi mesi prima di poterli riabbracciare.
In autunno la paura è tornata e ha portato con sé un nuovo imprevisto.

I contagi aumentavano, sempre più persone che conoscevo si ammalavano e poi è toccato anche a me: 21 lunghi giorni di isolamento. Sono stati giorni non facili, ma non sono stata sola. Seppur con tanti km a separarci, la mia famiglia ha trovato sempre il modo per farmi sentire la sua presenza e vicinanza.
Si sentivano impotenti e invece per me hanno fatto molto più di ciò che loro possano immaginare, perché i pacchi che settimanalmente mi arrivavano a casa non erano solo colmi di cibarie, ma di tantissimo amore.
Questo periodo mi ha portato dubbi e incertezze, mi ha scombussolato tanti piani e progetti e leggere quotidianamente il bollettino dei contagi fa rabbia e mette paura, ma ho provato a non farmi bloccare da questi sentimenti, ad andare oltre.
Prima di tutto questo ero abituata alla frenesia delle cose da fare e a contare solo su me stessa.
Mi sono resa conto quanto sia importante fermarsi per non farsi travolgere dai mille impegni e ho riscoperto la mia fragilità, che prima vedevo solo in accezione negativa.
Riconoscerci fragili ci fa capire che da soli non possiamo farcela e si riscopre la bellezza di affidarsi a Qualcuno di più grande, a un Padre che ci sostiene e ci sorregge.

Riconoscerci fragili ci fa amare chi ci sta accanto (anche a distanza),
ci aiuta a dare valore alle relazioni e ai piccoli gesti, a non dare mai nulla per scontato, a vedere gli altri come un dono e una ricchezza.
Porto nel cuore una frase di Chiara Corbella Petrillo, che in questo periodo per me ha acquisito una potenza e un significato speciale.


“Nella vita non è importante fare qualcosa, ma nascere e lasciarsi amare.”
Sarebbe bello se questo Natale, in un anno così particolare, potessimo
augurarci questo: arrivare dritti al centro di ciò che conta davvero!