RUBRICA «Parrocchia e …»: vocazione alla vita consacrata

parrocchia e vita consacrazione vocazione 2«Dio vede il cuore (cfr 1 Sam 16,7) e in San Giuseppe ha riconosciuto un cuore di padre, capace di dare e generare vita nella quotidianità. A questo tendono le vocazioni: a generare e rigenerare vite ogni giorno. Il Signore desidera plasmare […] cuori aperti, capaci di grandi slanci, generosi nel donarsi, compassionevoli nel consolare le angosce e saldi per rafforzare le speranze. Di questo hanno bisogno il sacerdozio e la vita consacrata, oggi in modo particolare, in tempi segnati da fragilità e sofferenze dovute anche alla pandemia, che ha originato incertezze e paure circa il futuro e il senso stesso della vita. San Giuseppe ci viene incontro con la sua mitezza, da Santo della porta accanto; al contempo la sua forte testimonianza può orientarci nel cammino». È uno dei passaggi iniziali del Messaggio di Papa Francesco per la 58° Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni “San Giuseppe: il sogno della vocazione”.Da dove nascono oggi le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata? Qual è il ruolo della comunità parrocchiale?

Anche, e soprattutto, oggi molto ci si deve attendere dalle comunità parrocchiali, a condizione però che siano vive, che siano cioè - secondo la nota espressione della Lumen Gentium - “famiglia di Dio”, “fraternità animata dallo spirito di unità” (LG 28). Anzi i loro tratti fondamentali dovrebbero ispirarsi a quanto riportato negli Atti degli Apostoli, che descrivono la vita delle prime comunità cristiane (cfr. At 2, 42).

 

La condivisione della Parola di Dio

Innanzitutto, l’impatto vitale con la Parola di DioErano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli» [At 2, 42]). La Parola deve occupare un posto centrale: essa non dev’essere solo ascoltata e celebrata, ma soprattutto vissuta e condivisa. È proprio la condivisione della Parola (ad esempio, scambiarsi esperienze concrete scaturite dalla vita della Parola) ha un'eccezionale capacità di creare la comunità: suscita un nuovo stile di vita, annoda rapporti fra persone prima l'una verso l'altra indifferenti.

 

Unione fraterna nella fede

Il secondo cardine è l’unione fraternaLa moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola» [At 4, 32]). Cosa ne viene evidenziato? Lo abbiamo già visto nel numero di marzo, trattando il tema della fraternità: è l’amore, ovvero l’impegno nuovo e concreto di amarsi a vicenda. Non massa anonima, ma essere comunità per davvero. In questo modo, si mette in moto la fratellanza cristiana e lo spirito di famiglia.

 

Eucarestia e vita di Comunione

Il terzo cardine è l’eucaristia, la frazione del pane. La vita di comunione, dove si fa storica e reale, porta alla riscoperta del significato profondo dei sacramenti, unificando nel mistero pasquale liturgia e vita: «Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa, prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore» (At 2, 46). Nella comunità parrocchiale, humus per le vocazioni, la celebrazione eucaristica deve essere il punto di arrivo e di partenza di tutta la sua vita. Deve essere rinvigorita, nella sua unità, dal Corpo di Cristo di cui si nutre, e ne deve dare testimonianza, presentandosi al mondo come il miracolo di una creazione nuova: un solo corpo di molte membra.

 

Preghiera, cammino di santità

Il quarto cardine è la preghiera, l’unione con Dio. In una vita di comunione così intensa scaturisce un rapporto del tutto nuovo con Dio. È naturale lodare Dio con tutta la vita e prendere coscienza che il cammino della santità non è riservato a poche persone ritirate dal mondo ma è possibile per tutti, soprattutto se lo si percorre insieme.

 

Parrocchia, scuola di vita cristiana

Se la comunità parrocchiale si basa su questi essenziali pilastri, proprio come le prime comunità, allora non solo sperimenta la luce del Risorto, la sua presenza promessa a coloro che sono uniti nel Suo nome (Mt 18, 20), ma diviene vera scuola di vita cristiana. In essa, per la legge della carità fraterna, si impara a vivere per gli altri, per cui non risulta difficile poi armonizzare tra loro associazioni, gruppi e movimenti. «La luminosa vocazione della comunità ecclesiale - ha affermato nel 1986 il San Giovanni Paolo II - è di sforzarsi di divenire, in un certo senso, un’icona della SS. Trinità […]. Compaginate dall’amore secondo questo modello, le vostre parrocchie potranno esercitare un’azione efficace nei confronti delle anime da avvicinare a Cristo». Comunità veramente unite secondo questo modello hanno infatti un’eccezionale fecondità apostolica e vocazionale.

 

Vocazione, il contributo della comunità

Eppure, non sempre, quando si tratta di vocazione, si pensa abbastanza al ruolo importante della comunità. Spesso, si è indotti a considerare la chiamata come un fatto puramente personale, fra il singolo e Dio. L’iniziativa della chiamata parte sempre da Dio e mai dal soggettoNon voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» [Gv 15, 16]): e questo è più evidente in un contesto di comunione. Sappiamo di fatto che non di rado, quando una comunità è viva, a scoprire la propria vocazione non è l’individuo da solo. Egli viene aiutato dalla comunità e da chi, come il parroco, ha in essa una particolare responsabilità e grazia per il discernimento e l’accompagnamento vocazionale. Ritorna così pienamente in luce, nella vocazione al sacerdozio, un aspetto sempre presente nella tradizione della Chiesa: il contributo di tutto il popolo sacerdotale. È Gesù, infatti, che, presente nella comunità, anche oggi passa, si ferma e chiama. E tanti, veramente tanti, sostenuti dalle loro comunità, rispondono con generosità al suo sguardo d’amore.

  a cura di Marcello la Forgia e Anna Maria Farinola, Responsabili del Gruppo Famiglia Parrocchiale
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