una chiamata incessante

IMG_1380La terza domenica di
gennaio è stata scelta,
da qualche anno,
come Giornata diocesana
del Seminario. Liturgicamente
corrisponde alla
seconda domenica del
tempo ordinario. Neanche a farlo
apposta, nella seconda lettura
della messa, tratta dalla 1Corinzi,
troviamo l’affermazione di Paolo,
il quale è stato «chiamato ad essere
apostolo di Gesù Cristo»
(1,1). Già nella prima lettura, Isaia,
in prospettiva profetica, individua
la radice della missione di
colui che porterà la salvezza: «Il
Signore mi ha plasmato suo servo
dal seno materno» (49,5). Mentre,
Giovanni Battista, protagonista
del brano evangelico, indicando
«l’Agnello di Dio che toglie il peccato
del mondo» (Gv 1,29), fa
capire che egli non è che la “voce”
della “Parola” a cui è chiamato a
preparare la via.
Risulta evidente che temi non
secondari di questa domenica
sono la chiamata e la testimonianza.
C’è bisogno di “chiamati” anche
oggi, chiamati ad essere come
Giovanni, “Precursori”, «voce» di
«Colui che toglie il peccato del
mondo», di Colui che è la Parola,
in mezzo a tante parole. C’è bisogno!
“Gli uomini avranno sempre
bisogno di Dio […] Il mondo ha
bisogno di sacerdoti, di pastori,
oggi, domani e sempre, fino a
quando esisterà”, ci ricordava Benedetto
XVI nella sua Lettera ai
seminaristi, ma insieme “Dio ha
bisogno di uomini che esistono
per Lui e che Lo portano agli altri”.
E oggi, il Seminario si rivolge a
tutta la diocesi per chiedere un
grande aiuto. Innanzitutto la preghiera.
Affidare al Signore il cammino
dei giovani seminaristi e dei
loro educatori, significa fare una
professione di fede: credere cioè
che è il Signore a chiamare; è il
Signore ad educare e formare il
cuore di coloro che ha scelto per
il ministero sacerdotale, mediante
gli educatori; ed è ancora il Signore
a inviare i suoi messaggeri
di cui la Chiesa, sia quella particolare
sia quella universale, ha
bisogno.
Il Seminario chiede, inoltre,
l’incoraggiamento della testimonianza
per le scelte ardue. Più che
mai, oggi, la missione del sacerdote
diventa delicata. Non è difficile
immaginarlo. Non per questo il
Signore cessa di chiamare. Ma è
necessario ricordare che anche
per le vocazioni al ministero sacerdotale
vale la legge dell’incarnazione:
Dio chiama attraverso
segni e mediazioni storiche, che
sono, concretamente, la testimonianza
di vita delle singole persone
e dell’intera comunità. Particolarmente
preziosa è la testimonianza
dei preti. Bisogna far tesoro
di quanto raccomandava Giovanni
Paolo II: «La testimonianza
di un sacerdozio vissuto bene
nobilita la Chiesa, suscita ammirazione
nei fedeli, è fonte di benedizione
per la comunità, è la migliore
promozione vocazionale».
Infine, il Seminario chiede sostegno
economico. La gioia nel
dare può diventare ancora più
grande se l’obiettivo è quello di
aiutare i futuri ministri di Dio.
Essi saranno, infatti, al servizio del
popolo, a tempo pieno.
La nostra speranza, dunque,
confida nella divina Provvidenza
e nei suoi “strumenti” che sono i
cuori sensibili e le mani aperte di
tutti noi!

mons. Luigi Martella

amministratore

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