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Con Gesù forti nella fede saldi nella speranza

Ogni viaggio ha un punto di partenza
e un punto di arrivo, con le
sue tappe, le sue soste, il suo traguardo.
La traccia formativa è come la
segnaletica che indica il percorso da compiere
durante l’anno con i suoi obiettivi e
le sue mete. Provate ad immaginare di fare
un’escursione in montagna: prima si trova
un tratto percorribile anche in auto, poi
si arriva ad un punto dove, lasciato il
mezzo di trasporto, si può proseguire con
la cabinovia, ma non si è ancora raggiunta
la vetta! Resta da scalare l’ultimo tratto
a piedi con tanta buona volontà e tanto
desiderio. Non importa la fatica, si vuole
arrivare in cima per poter ammirare il
panorama che si presenta innanzi! È questo
desiderio che spinge a proseguire. Solo
chi è stato in montagna, può immaginare
lo spettacolo meraviglioso a cui può assistere
una volta arrivato su in cima.
Ebbene la traccia formativa è un po’
come una bella passeggiata in alta montagna
in una giornata assolata di estate,
faticosa ma sicuramente entusiasmante:
se ci si mette in gioco con tanta buona
volontà, con le sue tappe e le sue soste ci
si ritempra e si attingono nuove energie
per proseguire. È una esperienza unica,
perché in questo cammino educativo il
capo cordata è Gesù, esperto dell’alta
quota! Chi meglio di Lui può aiutarci a
vivere questo percorso intessuto di relazioni
e di nuove esperienze? Il suo amore
è pieno di fiducia nelle possibilità di bene
degli uomini, di ciascuno di noi e prende
la forma della dolcezza, dell’accoglienza.
Gesù nelle relazioni cerca sempre di destare
in chi gli sta davanti le energie migliori
del suo cuore. Egli cerca di far
emergere dal profondo di ognuno le domande
vere che possono metterlo sulla
strada della verità. Gesù fa sentire le persone
che incontra come uniche. Sono
incontri che si intessono di dialoghi, con
le parole dell’umiltà, con il linguaggio
della vita quotidiana, con gesti più efficaci
di ogni discorso.
“Relazione” oggi è tra le parole più
usate. Noi esistiamo grazie alle relazioni,
sono esse che ci aiutano a crescere. Anche
la vocazione è una storia di relazioni con
Dio, con se stessi, con gli altri e con tutto
ciò che ci circonda. Nel vivere armonico
di tutte queste relazioni si può scoprire la
propria chiamata.
Dopo aver esaminato e approfondito
durante il cammino dei due anni precedenti
le virtù della giustizia e della prudenza,
quest’anno stiamo approfondendo
la virtù della fortezza.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica al
numero 1808 afferma che la fortezza è la
virtù morale che, nelle difficoltà assicura
la fermezza e la costanza nella ricerca del
bene. Essa rafforza la decisione di resistere
alle tentazioni e di superare gli ostacoli,
nella vita morale. La pigrizia, la viltà e
la paura sono tutte nostre nemiche nel
cammino di bene e di bontà, ma la fortezza
ci aiuta ad opporci a tutte queste debolezze
dello spirito. Per ogni cristiano il
bene, il vero e supremo bene è il Signore
Gesù nostro unico Salvatore. Qui parliamo
della fortezza che non è la supremazia
dei muscoli, del denaro, della tirannia, ma
di una fortezza spirituale che ci viene
dall’alto e che conferma la risposta sicura
e incrollabile agli interrogativi che San
Paolo si pone nella lettera ai Romani,
capitolo 8,35-39: “Chi ci separerà dunque
dall’amore di Cristo?”. Non le tribolazioni
né i pericoli, non la fame né la nudità e
neppure la spada. Nulla, dunque. Certo,
quando uno non prega, non legge a dovere
la Bibbia, non frequenta la Santa Messa
domenicale e i sacramenti, rischia
sempre di rinnegare il vero Dio e di mettersi
tra coloro che rifiutano lo Spirito
Santo. La virtù della fortezza ci aiuta ad
essere coraggiosi nell’affrontare “la buona
battaglia della fede”. Rivestirsi della forza
di Dio rende l’uomo capace di testimoniare
ogni giorno il suo amore.
L’icona biblica che sta accompagnando
il cammino è il testo di 1Sam 17, il racconto

del combattimento tra Davide e Golia

e la vittoria del giovane guerriero. è una

narrazione drammatica e significativa
nello stesso tempo. Quello che il testo
sacro ci vuole comunicare è l’importanza
di coltivare in noi la Speranza teologale.
La vittoria è di Davide per due ragioni
interagenti: tutta la sua forza Davide la
ripone nel Signore, ma tutto quello che da
parte sua può utilizzare, è con prontezza
e sagacia che lo utilizza! Sono mezzi poveri.
D’accordo! Ma è su Dio che egli
conta, è Lui la sua fortezza, e sa che anche
questi mezzi, usati bene, gli daranno di
perseguire ciò che è bene sia perseguito,
nel nome di Dio e per la sua gloria.
Nel compiere questo viaggio vogliamo
farci aiutare dall’esempio di S. Giovanni
Bosco. Il 30 settembre scorso è arrivata a
Molfetta l’urna contenente la reliquia di
questo grande educatore. Un evento di
grazia per tutti! Una caratteristica di S.
Giovanni Bosco è il sogno, dimensione
che lo accompagnò in tutta la sua vita.
Il documento: Nuove Vocazioni per una
nuova Europa al n. 4 dice così: «Forti di
questa speranza ci rivolgiamo a voi, ragazzi,
adolescenti e giovani, anzitutto,
perché nella scelta del vostro futuro accogliate
il progetto che Dio ha su di voi:
sarete felici e pienamente realizzati solo
disponendovi a realizzare il sogno del
Creatore sulla creatura». Ebbene questo
vuole essere anche il mio augurio non solo
per i seminaristi, ma anche per tutti i
ragazzi e i giovani perché, con l’aiuto di
Maria Madre della Tenerezza e di S. Giovanni
Bosco, sappiate sognare alla grande
e che soprattutto facciate vostro il sogno
di Dio!

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