II Domenica di Pasqua – COMMENTO AL VANGELO (Gv 20,19-31)

La più grande certezza, non per essere trattenuta gelosamente ma per essere gioiosamente donata in uno sconvolgente annuncio, è la Risurrezione di Cristo! Si tratta di essere testimoni di una notizia che capovolge la razionalità umana. ” La tua potenza amorosa squarci i velami della impotenza umana! Rapisca il nostro intelletto e si faccia a noi vedere e sentire! ” (A. Grittani). Avvertiamo tutti di avere lungo la strada della vita momenti in cui si fa necessario ricapitolare ogni cosa, conducendo tutto all’unità. Le nostre esperienze segmentate e frantumate sono ormai senza l’incanto dell’insieme. Viviamo all’insegna dell’avvicendarsi mutevole degli eventi e dei progetti, riconoscendo che niente e nessuno è da sempre e per sempre!

Per chi crede, Pasqua è una parola nuova sulla vita e sulla morte, sul giorno venuto e veniente. Pasqua è sempre il primo giorno, il tempo nuovo che irrompe sul continuo viavai frenetico dell’uomo. Nel principio e nel fine, nell’Alfa e nell’Omega, nel Cristo Risorto quale sacramento dell’eternità di Dio, l’uomo trova il suo senso e il suo riposo. L’avventura pasquale iniziata non è in fondo la serena certezza che tutto ha un senso, ma che il senso ci è nascosto? Illusi di possedere la sapienza del giorno dopo, ciò che ci sta davanti ci sfugge, sempre! Il senso è in Dio e nella sua Parola, solo questo ci deve bastare! Cristo Risorto sblinda le nostre porte serrate e irrompe con la sua prepotente novità: è una Vita che nessuna chiusura umana ha il potere di lasciare fuori.

I discepoli, quando viene Gesù, sono in una situazione di chiusura, che non ammette confronto perché non accetta i rischi dell’assedio di un mondo ostile. Il Risorto non s’impone, viene e si propone, come un comune pellegrino. Il Risorto non si serve della trascendenza per farsi riconoscere, ma dell’umile ricerca della fede. Viene per incarnarsi ancora nella quotidianità e chiede solo disponibilità. Tommaso si fida della propria ricerca piuttosto che della testimonianza altrui. Al rischio della relazione e del confronto sulla base di una Parola, non è preferibile forse la sicurezza del visibile e del tangibile o la custodia delle proprie granitiche certezze? Bisogna uscire dal chiuso, perché la fede pasquale non è fede se, in essa, si cerca se stessi.

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