La storia della chiesa antica

Le origini della chiesa di Santa Maria della Stella sono connesse all’istituzione di un beneficio di giuspatronato laico fondato dal nobile Annibale dè Paù nel 1610.

Come da prassi canonica l’erezione di un beneficio ecclesiastico “minore” (che non prevede cioè la funzione pastorale) ha una marcata connotazione familiare e risponde all’esigenza di assicurare aspettative spirituali. Il fenomeno è molto diffuso soprattutto tra XVI e XVII secolo e quindi proprio in piena era controriformista.

Generalmente il fondatore destina parte del suo patrimonio all’erezione di una chiesa o di una cappella o di un altare, garantendo nel contempo una rendita per la celebrazione di un determinato numero di messe annue per la salvezza della propria anima e di quella dei parenti più stretti.

Trattandosi poi di un’istituzione familiare, la dottrina canonica offre al fondatore (e ai suoi discendenti) l’opportunità di “presentare” ed “eleggere” l’officiante: scegliere cioè il cappellano che deve celebrale le funzioni liturgiche, previa approvazione dell’autorità ecclesiastica competente.

Come altrove, anche a Terlizzi, tra il ‘500 ed il ‘600, questa pratica vive il suo grande momento e in tale contesto religioso occorre far risalire l’erezione della primitiva chiesa di Santa Maria della Stella “extra moenia” che, significativamente, nel 1755 risulta ancora di patronato laicale, appartenendo sempre ad un membro della famiglia dé Paù, precisamente al giovane chierico Agnello (n. 1738, m. 1817) che poi diverrà arcidiacono e vicario capitolare della Chiesa terlizzese e che, nel frattempo, risulta detenere quel beneficio con l’onere culturale della celebrazione di 24 messe all’anno.

Al di là di quanto sin qui detto, la mancanza di ulteriori supporti documentari, rende oltremodo difficile poter ricostruire organicamente le vicende legate alla vita della nostra chiesa.

Qualche spiraglio conoscitivo ci viene offerto dalla visita apostolica condotta da Mons. Antonio Pacecco nel 1725, allorquando però il sacro edificio versa in uno stato di profondo abbandono, così come emerge dalla lettura degli Atti che qui conviene in breve proporre nei passi più significativi: “La chiesa di Santa Maria della Stella è ubicata ai margini della strada che conduce a Bitonto, (…) è costituita da una sola navata con pareti ben salde, (…) la sacrestia è allogata alle spalle dell’altare maggiore, indecente e sporco, su cui si trova l’immagine della Beata Vergine, volgarmente detta della Stella; (…) sulle pareti laterali vi sono due altari, uno sotto il titolo di San Nicola, dipinto su tela quasi lacera contornata da candelabri fatiscenti, l’altro dedicato alla Madonna del Carmelo, di patronato della famiglia Sangiorgio, e pur esso in condizioni di estrema precarietà; (…) il tetto è quasi tutto diruto e, a causa delle infiltrazioni privane, l’intero ambiente è pregno di muffe e umidità; (…) per tutto quanto sopra il Visitatore ordina di ripristinare la chiesa in uno stato decente e conveniente, decretandone nell’attesa la sospensione dal culto”.

Ma l’intimazione del Pacecco non ha alcun riscontro, giacché a distanza di circa trent’anni, precisamente nel 1755, in occasione di un’altra visita, questa volta pastorale, condotta dal Vescovo diocesano Giuseppe Orlandi, la chiesa risulta ancora in uno stato di degrado, tanto da costringere l’Ordinario a confermare la sospensione dell’edificio da ogni pratica religiosa e ad ordinare perentoriamente al patrono di provvedere con urgenza alle riparazioni necessarie.

Trascorrono però ancora molti anni prima che la chiesa possa assurgere a dignità sacra: il beneficio, infatti, per le reiterate inadempienze dei patroni titolari, diviene di collocazione vescovile e conseguentemente, nel 1822, Mons. Filippo Giudice Caracciolo addiviene alla decisione di affidare alla nascente confraternita di Santa Maria della Stella il compito di restaurare decorosamente l’intera struttura.

Il compito viene assolto e da quella data sino all’erezione parrocchiale (1971) le vicende della chiesa si coniugano sostanzialmente con quelle del pio sodalizio, la cui istituzione viene ufficialmente sancita da Ferdinando I re di Napoli il 9 maggio 1823.

Angelo D’Ambrosio

(da “Esserci”, giornale parrocchiale, febbraio 1997)