Esserci, aprile 2005

 

Carissimi,

inizio questo editoriale e inauguro questa pagina ANSPI facendomi forte delle parole di San Paolo rivolte ai giovani: “Giovani, siate forti, perché la Parola di Dio è in voi, con il vostro amore cambierete il mondo”.

Non sono le parole di un uomo politico o di successo televisivo, sono invece le parole di un uomo che ha visto la propria vita cambiare alla luce dell’incontro con il Cristo, dando una sterzata alla propria esistenza, facendosi da persecutore perseguitato, da servito servo, non solo della Parola, ma anche degli uomini.

E’ un messaggio forte, con cui vogliamo dare inizio a questo nostro giornalino ANSPI, avvalendoci dell’esperienza della redazione di “Esserci”, che è il nostro giornalino parrocchiale.

E attraverso esso mettere insieme tutta la voce parrocchiale per formare all’unisono un coro di voci affinché non urliamo invano in un mondo caotico.

Sì, questo foglio è indirizzato ai giovani, ma anche ai più piccoli, perché possano crescere alla luce di questa esperienza oratoriana e divenire tra qualche anno “Autentici oratoriani”. Genitori, è anche per voi, perché attraverso di esso potete conoscere meglio il mondo dei vostri figli e le loro attività, sapere cosa l’oratorio propone, ma nello stesso tempo avvicinarvi ad un mondo che sembra sfuggirvi di mano e difficile da controllare, il “mondo dei giovani”.

Vogliamo sentirvi nostri più stretti collaboratori per l’educazione dei vostri figli, desideriamo tanto che frequentiate l’oratorio e le sue attività, che sono fatte anche per i genitori, affinché possano stare insieme. Non fermatevi sulla porta dell’oratorio quando accompagnate i vostri ragazzi, ma scendete nelle sale, fermatevi, giocate con i ragazzi e parlate con i formatori, desiderosi ed entusiasti, che vogliono far conoscere ciò che si sta programmando.

Giovani, l’oratorio è una casa per voi. Un luogo che Don Bosco ha voluto per tutti i giovani affinché potessero stare insieme in allegria. Non è un ambiente che cerca adepti politici o economici, è la “Fabbrica della santità”, il luogo in cui il giovane può coltivare i propri sogni, aiutato da persone che lo amano e lo stimano.

Quindi, “Giovani, siate forti”, come ha fatto San paolo, date una sterzata alla vostra (spesso) monotona quotidianità e poi… se non vi affacciate, come potete conoscere?

Auguri a tutti e… un buon cammino insieme!

don Tonino Brattoli

 

Il punto sull’oratorio

E’ dal 21 novembre, giorno dell’inaugurazione ufficiale, che è attivo presso la nostra Parrocchia di S. Maria della Stella l’Oratorio. Proviamo a fare un piccolo bilancio delle attività intraprese.

E’ attiva, già dal primo giorno, dal lunedì al giovedì compreso di ogni settimana, la sala ricreativa, ricca di due tavoli da ping-pong, tre calcio-balilla, un tavolo da biliardo, alcuni giochi da tavolo (pochi per la verità), un videogioco, tutto frutto di alcune gradite concessioni private in termini di materiale, manodopera e molto lavoro manuale.

Il campo di calcetto (obiettivo principale di questo primo anno) è attualmente fermo soltanto per motivi connessi al cattivo tempo, che non ci permette di riprendere i lavori già ampiamente programmati e pronti per l’esecuzione.

Nel contempo è avviato il corso di danza ritmica, seguito da un buon numero di iscritti, con la gradita partecipazione di Annamaria Volpe, insegnante. Da qualche giorno anche il corso di teatro, a cura del prof. Francesco Santeramo, ha visto la luce.

La domenica, come appuntamento fisso, c’è l’attività di oratorio, che permette un ulteriore momento di svago. L’organizzazione del coro che anima la messa domenicale dei più piccoli è a cura di Cosimo D’Elia.

Tutto ciò è stato già fatto.

Il futuro prevede altre forme di partecipazione estese anche agli adulti. Tra le ultime iniziative intraprese, citiamo l’iscrizione della squadra di calcio a cinque dell’oratorio al torneo giovanile che si terrà a livello zonale. La squadra che ci rappresenterà affronterà le altre iscritte utilizzando il campo della parrocchia di San Giacomo in Ruvo di Puglia che ci ha offerto volentieri ospitalità e che ringraziamo pubblicamente.

Rispondendo in pieno al metodo educativo tipico dell’oratorio, altro momento di socializzazione, domenica 8 maggio 2005 sarà rappresentato dalla gita alle grotte di Pertosa e dalla visita al Santuario di San Gerardo.

Inoltre, altra iniziativa di grande spessore è l’inizio dell’attività educativa a cura degli animatori dell’oratorio, per una più concreta presenza nella struttura della nostra parrocchia.

Come facilmente prevedibile, notevole è l’impegno richiesto a tutti gli educatori che si prestano con grande senso di responsabilità al raggiungimento degli obiettivi che l’ANSPI si pone, per la gestione del’oratorio: “buoni critstiani e onesti cittadini”, detto con le parole di S. Giovanni Bosco. E’ utile ribadire la richiesta della fattiva collaborazione di quanti condividono tali scelte, per migliorare e rendere un servizio più proficuo per tutta la nostra comunità.

Vincenzo Balducci

 

Animare educando

Sorto verso la fine dell’anno scorso, l’oratorio della parrocchia di Santa Maria della Stella è ormai una realtà accesa in continua evoluzione e di ampie prospettive.

Il progetto è attentamente seguito da adulti e giovani animatori, che spaziano dalle questioni prettamente direttive a quelle più pratiche ed essenziali, quali coltivare il rapporto con i ragazzi e tra i ragazzi, il preoccuparsi dei loro interessi, delle loro esigenze, fornirgli degli spazi, ecc., e tutto con l’unico scopo di procurare a bambini ed adolescenti un passatempo o un luogo dove trascorrere il tempo libero. Per questo l’oratorio, bene prezioso per la comunità parrocchiale, deve essere affidato non solo a degli animatori o a degli educatori, bensì a degli “animeducatori”, motivo per cui, noi giovani ci stiamo formando.

Fare l’animatore può sembrare cosa da niente, ma in realtà è tutt’altro che facile. C’è da dire che, per essere bravi animatori, bisogna saper dare qualcosa di valido ai ragazzi, degli insegnamenti che siano davvero utili ed efficaci. E siamo coscienti di esserci presi delle grosse responsabilità.

Il motivo? I genitori ci affidano i propri figli dandoci piena fiducia e noi cercheremo di non deluderli, raggiungendo i nostri obiettivi spirituali e civili. Inoltre ambiamo assicurare una formazione globale ai ragazzi, che riesca a regalare grossi stimoli alla persona in ogni sua sfaccettatura.

Il termine “educare”, dal latino ex ducere, ha sinonimia con “tirar fuori”. Ogni individuo ha particolari caratteristiche, capacità e potenzialità, molte delle quali nascoste. Ed è proprio questo uno dei nostri compiti: metterci al servizio dei ragazzi per aiutarli a tirare fuori il meglio di sé e dare loro gli strumenti necessari affinché questi loro carismi siano sviluppati al meglio.

Concludiamo con un incoraggiamento ed un invito a chi ci circonda a non mollare mai, qualsiasi ostacolo si presenti. Sembra proprio il caso di dire: “ora tocca a noi”.

Gabriele Cataldi, Rosa Di Terlizzi, Verdiana Vino

 

Una serata piacevolmente interessante

E’ stata quella trascorsa l’altra domenica nel salone “G. Albanese” presso la parrocchia di S. Maria della Stella, che ha la fortuna di avere un palcoscenico, cosa rara per Terlizzi… ma questo è un altro discorso.

Piacevolmente interessante, scrivevo, perché, oltre a ridere di gusto per le battute salaci dei protagonisti, si era inondati da una lunga serie di proverbi, motti, aforismi in vernacolo, che rappresentano il nostro vero patrimonio culturale, purtroppo in via di estinzione.

Il prof. Summo e gli altri brillanti interpreti della commedia “Pè la kanna se perde u tanidde” li hanno proposti come una stupenda e significativa raffica di sprazzi di vita, facendo rituffare i presenti in un passato, non molto lontano, rivissuto spesso con nostalgia e rimpianto. E il rimpianto è motivato dal fatto che la spugna inesorabile del tempo e la mania davvero assurda di vivere esclusivamente del presente e nel presente, sta cancellando questa storia, questo folklore, questa gioia di vivere, la quale, pur tra mille problemi, proviene dal nostro passato.

Ci sono stati riferimenti alle tragiche vicende relative alla Stipa, che hanno visto molti terlizzesi investire i loro risparmi in questa fantomatica società, che prometteva mari e monti restituendo in cambio solo fumo e dolore. Si è tentata l’attualizzazione con le altrettanto similari vicissitudini dei cosiddetti bond, pure fregature per i tanti caduti nella trappola e, dalle continue risate degli spettatori, si è avuta la conferma che, grazie ad una rappresentazione teatrale, anche i mali peggiori possono essere, se non proprio esorcizzati, almeno dimenticati per il tempo dello spettacolo.

Solo questo noi terlizzesi, orfani di amministratori lungimiranti e concreti, desideriamo: trascorrere qualche serata in allegria, aver occasione di incontri Interessanti, possibilità di scambi culturali, ma soprattutto contenitori in cui rendere possibile tutto ciò.

Significa sperare tanto? Intanto godiamoci questi rari momenti di autentica allegria e di arricchimento culturale, che la compagnia teatrale del prof. Summo ci regala, riconoscenti per quanto riesce a fare insieme agli altri attori che, con grande spirito di abnegazione rinunciano al loro tempo prezioso, per mettere su spettacoli che dicono, con fin troppa evidenza, che la nostra storia esiste ancora, è viva, pulsa di sana e fresca energia ed è pronta a rinnovarsi. Per non cadere nel letargo e quindi nell’oblio.

Per questo sollecito i responsabili di questo progetto teatrale piacevole ed interessante, ad un sacrificio in più: portare tali rappresentazioni ad un pubblico più giovane, magari nelle scuole. Questo ritengo possa essere il modo migliore per seminare cultura ed entusiasmo per la vita. Congratulazioni.

Francesco Santeramo

 

I referendum sulla fecondazione artificiale

L’impossibilità a concepire è un problema che interessa molte coppie. Ad essa l’evoluzione della scienza ha posto rimedio con sempre nuove tecniche, raggruppate sotto il termine di procreazione medicalmente assistita, che hanno consentito la fecondazione in vitro ed il successivo trasferimento dell’embrione nell’utero della madre. Le possibilità di successo non sono alte e spesso è necessario più di un tentativo. Si calcola che in tal modo nascano ogni anno in Italia circa cinquemila bambini.

Questa materia non scevra da complesse problematiche etiche e legali fino all’anno scorso non era stata regolamentata dallo stato. Tutto era lasciato alla sensibilità e alla responsabilità del medico. Alcune esagerazioni (mamme-nonne, uteri in affitto, ecc.) imponevano un adeguato controllo. Con la legge 19 febbraio 2004 n. 40 sono state introdotte le norme cui gli operatori del settore, ma di conseguenza anche i potenziali genitori, devono rigorosamente attenersi.

Sebbene dell’argomento si discutesse da molti anni nel comitato di bioetica, la legge non è, come sarebbe stato opportuno data la sua importanza, frutto di una mediazione tra le varie opinioni in merito ma è stato, come spesso accade, il risultato finale di uno scontro tra maggioranza e opposizione, che ha lasciato scontenti sia nell’uno che nell’altro campo.

E’ subito partita una raccolta di firme per cancellarla (cosa che la Corte Costituzionale non ha ammesso) e per abrogare alcuni punti particolarmente significativi mediante referendum. Su di essi tra poco tempo saremo chiamati a votare se nel frattempo non ci sarà un accordo tra i partiti per correggerli.

Primo quesito: abolisce gli articoli della legge che limitano la libertà di ricerca sugli embrioni. Se approvato potrebbe essere possibile la sperimentazione ed il congelamento dell’embrione con utilizzo delle sue cellule (clonazione) e dal punto di vista pratico si potrebbe far ricorso alla diagnosi preimpianto onde evitare di inserire nell’utero embrioni affetti da patologie genetiche (importante in malattie come l’anemia mediterranea o la fibrosi cistica).

Secondo quesito: cancella il divieto di creare in laboratorio più di tre embrioni e l’obbligo di trasferirli con un unico impianto nell’utero. Se approvato darebbe più possibilità di riuscita alle donne mature (età maggiore di 35 anni), com’è sperimentalmente provato, evitando loro di sottoporsi a trattamenti ripetuti.

Terzo quesito: con l’abrogazione totale del primo articolo della legge si vuol affermare che i diritti delle persone già nate non sono equivalenti ai diritti dell’embrione.

Quarto quesito: elimina il divieto ad utilizzare uova o sperma di una persona esterna alla coppia (cosiddetto “donatore”), rendendo così possibile la cosiddetta fecondazione eterologa.

Domande per nulla semplici che coinvolgono la nostra coscienza cui dovremmo trovare una risposta non sottovalutando la non facile situazione di chi desidera un figlio e non riesce ad averlo.

Giuseppe Gragnaniello

amministratore

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