Esserci, novembre 1999

 

Settimana di spiritualità

Prima ancora di accogliere l’invito alla festa giubilare, è bene rispondere ad un invito altrettanto importante: “Preparate la strada al Signore”.

Con grande spirito di dedizione e sacrificio impegniamoci tutti, giovani e adulti, a rispondere al primo grande comandamento che dice: “Ascolta, Israele”.

E’ appunto la dimensione dell’ascolto e del dialogo orante che coltiveremo nella Settimana di spiritualità (22-27 novembre) che la parrocchia ci propone, con fraterna e calorosa insistenza, in preparazione al Giubileo del 2000 che Papa Giovanni Paolo II aprirà solennemente la notte del Natale ormai prossimo.

Ci aiuteranno a riflettere e a pregare i Padri Cappuccini di S. Fara (Bari), certi che non solo la loro parola, ma anche la loro presenza sarà di stimolo per tutti.

Non lasciamo cadere questa opportunità che la parrocchia ci offre. Pensate! Per facilitare la partecipazione di tutti, anche e soprattutto degli operatori pastorali (catechisti, responsabili, educatori, animatori…), in questa settimana sarà sospeso anche il catechismo dei ragazzi, sperando vivamente che siano i loro genitori a concedersi uno spazio per la propria formazione umana e cristiana.

Non aggiungo altro. Vi aspetto.

don Francesco

P.S.: Ci sia di aiuto una strofa della grande preghiera del Papa per l’Anno Santo, di seguito riportata:

Per tua grazia, o Padre, l’Anno Giubilare

sia tempo di conversione profonda

e di gioioso ritorno a Te;

sia tempo di riconciliazione tra gli uomini

e di ritrovata concordia tra le nazioni;

tempo in cui le lance si mutino in falci

e al fragore delle armi succedano i canti di pace.

 

Costruzione chiesa: è tutto finito?

La chiesa è come un figlio, non si finisce mai di accudirlo, ed il nostro edificio sacro non sfugge a tale legge.

Dal giorno che è stato dedicato alla Vergine, Stella del nostro cammino, alcune opere sono state completate, altre sono in fase di completamento, ma non tutte sono state pagate completamente.

Per quella franchezza che ci contraddistingue, a tutta la comunità parrocchiale presentiamo il vaglio dei conti ancora aperti, perché ognuno sappia e sapendo disponga delle proprie risorse affinché i debiti vengano saldati.

Vogliamo ricordarvi che la media delle entrate dalle offerte raccolte è di lire 2 milioni, appena necessarie a sostenere le opere di gestione ordinaria della chiesa e del centro parrocchiale.

Un fraterno ringraziamento rivolgiamo all’Amministrazione Comunale che ha contribuito alla realizzazione del fonte battesimale.

Il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici

 

La scossa – Esperienze di vita in un campo estivo

Primo giorno: volti sconosciuti sussurravano frasi che non capivo, raccontavano storie senza senso, comunicavano tra loro con fugaci occhiate, sorridendo… vai a capire perché!!!

Secondo giorno: che confusione e che cambiamento! Quei volti non sorridevano più anche se continuavano a ridere, gesticolando, scherzando; però, anche se continuavo a non capire, qualcosa di diverso si avvertiva nell’aria.

Terzo giorno: se all’inizio non avrei scommesso un soldo su questo campo e la sua riuscita, adesso almeno sembrava muoversi qualcosa: l’interesse… ma che fatica salire… i polmoni non respiravano bene… gli occhi si chiudevano… ma perché non tornare a casa?

Quarto giorno: anche il mio scoramento è superato, finalmente si cammina speditamente. Si sta decisamente meglio.

Quinto giorno: no comment, tutto ok!

Sesto giorno: la situazione sembra nuovamente precipitare. Questi volti, finalmente felici e rasserenati, si rabbuiano. Torna il rifiuto a camminare, non ci pensano proprio.

Settimo giorno: il campo finisce, senza né lacrime né sorrisi.

Due mesi dopo; uno di quei volti mi racconta di aver scoperto uno splendido tesoro! Non si ferma all’apparenza, ma scava; non sorvola, ma penetra… e sogna.

Vogliamo criticare questo campo scuola giovanissimi ’99? Facciamolo pure… ma se un po’ di movimento si è notato, se qualcuno ha aperto i suoi occhi, perché scosso da un campo negativo… ben venga anche un campo andato male!

Marina Santeramo

 

Pensiero di un acierrino

Cosa pensereste voli se noi ragazzi vi dicessimo campo-scuola? Voi non pensereste a niente, noi invece ad un’esperienza magnifica ed unica. Quest’anno ci siamo divertiti tanto perché, oltre a cucinare, pulire, raccogliere la legna, fare escursioni, abbiamo provato sensazioni che per alcuni di noi saranno indimenticabili.

Ne cito qualcuna? Ok. Per esempio l’Abbazia di San Liberatore a Maiella, immergendo i piedi nelle acque gelide del fiume Alento; a Passo Lanciano, dopo la fatica immensa per arrivarci, siamo andati sulla seggiovia e pensate a ciò che abbiamo toccato…  Alcuni di noi non ci credevano, ma noi le abbiamo proprio toccate. Cosa? Ma le nuvole! Inoltre abbiamo assistito a tramonti indimenticabili.

Che altro dire: è stato fantastico e memorabile per tutti coloro che erano presenti. Ogni giorno ringraziavamo Dio per tutto quello che ci faceva vedere o provare. Arrivata la sera, ci radunavamo intorno al falò, il divertimento era assicurato! Si giocava, ballava e cantava al chiaro di luna. A notte inoltrata andavamo tutti a letto, dopo aver trascorso un giorno bellissimo.

Parliamo degli educatori: sono dei grandi amici. Quest’anno non erano presenti alcuni, ma in compenso ce n’erano altri all’altezza, come d’altronde è stato per noi ragazzi. Poi vorremmo dare un rimprovero a tutti i genitori che hanno paura di mandare i propri figli al campo-scuola. Ed infine un grazie dal nostro piccolo cuore a don Franco Vitagliano.

Ora saluto tutti dicendo: mandate i vostri figli all’ACR perché è bellissimo.

Un educatore e Ninni Colasanto, con la collaborazione di tutti gli altri amici del campo.

 

Exodus: 10 anni d’amore

Ho aderito all’invito di don Michele Fiore per il decennale della Comunità Exodus di Cassino più per curiosità e voglia di vivere un’esperienza diversa che per altro. Ero anche un po’ in ansia: una comunità terapeutica per tossicodipendenti, pensavo, non è un ambiente normale.

Don Michele, durante il viaggio con il pulmino stracarico di cose per i “suoi” ragazzi, ci ha parlato di loro e delle loro storie di violenza, degrado morale che li avevano portati ad entrare in comunità con il loro fardello di errori da dimenticare. Venti ragazzi accomunati da un destino unico: aver intrapreso il cammino su quella strada tragica e devastante chiamata droga.

Il nostro arrivo fu sconvolgente: il posto bellissimo, un vecchio cascinale ristrutturato, con orti ben curati dai ragazzi, giardini ordinati, vasi di gerani alle finestre. Tutti erano indaffarati, ma al nostro arrivo ognuno ha lasciato la propria occupazione per salutarci. Un’accoglienza festosa ed affettuosa, volti sereni e cordiali, non eravamo estranei…

Gina, Marcella ed io sembravamo “tre zie” arrivate in visita per l’occasione. Antonio, Francesco, Carmine, Riccardo, Teresa, Fatima, Mario e tutti gli altri per tee giorni hanno collaborato con noi fino allo sfinimento per la buona riuscita della festa.  Ci hanno dimostrato una simpatia istintiva e forte, ci hanno regalato momenti di grande emozione, come durante la celebrazione della Santa Messa, o la consumazione dei pasti, in allegria e semplicità…

Ma le brutture della droga, i tossici, dov’erano? Noi abbiamo trovato tanti ragazzi che sono stati per noi figli, fratelli, amici, i quali ci hanno fatto capire che chi lo vuole sul serio può uscire dal tunnel della droga, senza che “quella dannata” lasci tracce nell’animo di chi ne ha fatto uso. Certo non sempre va bene! A volte c’è chi torna perché vuole riprovare, dopo l’ennesima ricaduta.

E’ necessaria soprattutto una dose massiccia di amore: per Dio, per se stessi, per tutto e tutti, senza remore né condizionamenti; così, semplicemente e solamente per amore. Noi, nella Comunità di Cassino, insieme con don Michele e i suoi ragazzi, abbiamo visto ciò che l’amore è capace di fare.

Vi vogliamo bene, ragazzi di Exodus. Grazie e… auguri! Ci rivedremo presto.

Ivana

 

Il Presepe, i ragazzi e noi

Anche quest’anno, con tutto l’affanno economico che caratterizza la vita della nostra comunità parrocchiale, daremo vita la presepe vivente, non più a Sovereto, ma nel vano alle spalle del Centro parrocchiale.

Sarà di tipo interattivo: vi saranno cioè dei personaggi del tempo di Gesù che si muoveranno tra i visitatori, cercando di rendere l’atmosfera simile a quella che si incontrerebbe entrando nella cittadina di Betlemme, come se passato e presente, per un istante, venissero a contatto tra loro.

Ai ragazzi e ai loro genitori si chiede lo sforzo di preparare abiti adatti ai personaggi loro affidati, anche con l’aiuto degli insegnanti di scuola. Ai giovani e alla falegnameria Colasanto il compito di preparare l’impianto scenico e la costruzione del villaggio. Altri potranno partecipare alla rappresentazione teatrale che si terrà nei giorni precedenti il Capodanno, offrendo così a ciascuno uno spazio vitale.

Perché facciamo tutto questo? Per i nostri ragazzi. Cogliendo il tempo del Natale vogliamo renderli protagonisti della nostra vita comunitaria, affinché catechesi e attività generi in loro l’idea che la comunità ha bisogno di loro come persone attive che oggi si impegnano nel presepe e domani, chissà, nel volontariato, se tale idea non li turba.

Questo vale per tutti: ragazzi, giovani, adulti, ma in modo particolare per i ragazzi di terza media, che quest’anno concludono il ciclo di catechesi per ricevere il sacramento della Cresima. Anzi, a loro abbiamo già prospettato l’idea di impegnarsi in primavera in un’ulteriore rappresentazione e, chissà, se i tempi lo riterranno opportuno, e la loro volontà di lavorare l’avrà sostenuta, anche la possibilità che alcuni di loro, insieme a qualche educatore e a qualche famiglia, per la prima volta possano imparare a guidare un campo-scuola per i bambini di 1°, 2° e 3° elementare, perché, per questa fascia di età, i ragazzi di 3° media sono considerati fratelli maggiori, i “grandi”, dando loro così una fiducia senza limiti.

Tutto questo è stato pensato per i nostri ragazzi, perché non si disperdano a conclusione della catechesi, per l’amore che, come Chiesa, viene mostrato loro. Vogliamo accompagnare voi genitori nella crescita dei vostri figli, perché queste energie nuove e vitali possano generare esplosioni di bene di cui tutti ed ognuno abbiamo sempre bisogno.

don Mario, diacono

 

Perché dare?

L’ingloriosa fine della Missione Arcobaleno con tutte le polemiche, strumentali o meno, che ne sono seguite ha inevitabilmente lasciato perplessa e disorientata la maggior parte della gente che ancora una volta aveva contribuito generosamente per alleviare le sofferenze dei profughi del Kosovo.

Bisogna purtroppo riconoscere che ormai in Italia, al di là del vero o del falso, ogni evento è potenzialmente un’occasione ghiotta per una lotta politica sporca che, invece di portare alla verità alzando un gran polverone, finisce con distrarre l’attenzione da problemi nazionali molto più importanti.

Però le immagini del saccheggio o peggio gli aiuti in discarica lasciano il segno e inducono molti a cambiar idea per il futuro e a chiedersi perché dare.

Dare è invece una necessità sempre più pressante, legata all’emergenza di sempre nuovi bisogni, vicini e lontani, se si considera quanto dicono gli esperti di economia sul divario tra ricchi e poveri che lungi dal diminuire tende inesorabilmente ad aumentare.

Nel nostro piccolo inoltre possiamo rassicurare i benefattori in quanto, è il caso di ribadirlo, tutto quanto è stato donato è andato a buon fine, trasferito in Albania direttamente dalla Caritas Diocesana e gestito in prima persona dalla suore di Don Grittani che, com’è noto, a Mamuras hanno un efficiente base operativa.

Continuiamo allora a dare, col gran cuore che ci ha sempre distinti, anche perché a chi dona in fondo non importa di sapere come va a finire. Dio ce ne renderà comunque merito.

Giuseppe Gragnaniello

 

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