Esserci, febbraio 1999

 

Benvenuti fra noi!

Da qualche settimana decine di famiglie stanno occupando le nuove case costruite nella zona di fronte alla chiesa nuova, entrando a far parte, quindi, della nostra comunità parrocchiale.

Troppo occupati dagli sviluppi riguardanti l’ultimazione dei lavori della nuova chiesa, come comunità non abbiamo avuto molto tempo per accogliere fraternamente e calorosamente questi nostri fratelli e sorelle che sono giunti nel nostro quartiere.

Tuttavia, invitato espressamente, ho potuto incontrare molte famiglie e molti condomini per la benedizione delle case, ma soprattutto delle persone, aggiungendo il saluto cordiale della comunità già presente che si impegnerà a tessere relazioni fraterne con tutte le famiglie. Sarà un cercarsi e avvicinarsi reciproco.

Esorto tutti a considerare questo evento come segno ulteriore da parte di Dio, che continuamente ci fa essere dono, gli uni per gli altri, fratelli uniti dallo stesso Padre, che gioisce per la comunione di tutti i suoi figli nella carità, impegno vitale per noi, Chiesa del III millennio.

Nell’attesa di trovarci presto a lodare il Signore nel suo nuovo tempio, alle famiglie appena arrivate dico semplicemente: Benvenute fra noi!

don Francesco

 

Una chiesa con fiore all’occhiello

Sì, è proprio vero, la nuova chiesa parrocchiale nasce subito con un fiore all’occhiello e questo fiore si chiama “verde attrezzato”.

Sto parlando del lembo di terra adiacente la nuova chiesa che è stato adibito a verde attrezzato, come risulta dalla delibera comunale n. 485 del 30/12/1998.

L’area interessata sorge tra la chiesa, il muro di cinta del deposito carburanti e viale Aldo Moro, estendendosi per una superficie di 1000 mq.

E’ il risultato di un desiderio forte nato dal cuore del nostro ing. Di Tria, che ne ha curato, sviluppato e rivisitato il progetto, sostenuto con passione dalla componente ecclesiale della nostra comunità parrocchiale e da quelle forze laicali il cui plauso si misura dal bene arrecato alla comunità, come a meta del proprio esistere.

Così, dopo un anno di gestazione, il desiderio si è tramutato in realtà. Tutti hanno lavorato gratuitamente, ed è questa la grandezza dell’opera offerta da ciascuno di loro a ognuno di noi.

Grazie per questa comune collaborazione, grazie all’Amministrazione comunale ed al Sindaco per non essere stati sordi all’istanza della nostra comunità.

Ora spetterà ai cittadini fare in modo che questo fiore non venga calpestato, ma custodito con cura perché, crescendo, possa impollinare il territorio, arricchendolo di nuove iniziative.

don Mario, diacono

 

Un presepe nella magica atmosfera di Sovereto

Per il secondo anno consecutivo la Parrocchia S. Maria della Stella si è prodigata per la realizzazione del presepe vivente, visto il successo dello scorso anno.

La sacra rappresentazione, tenutasi a Sovereto, luogo idoneo a creare l’atmosfera natalizia, nei giorni 25-26-27 dicembre e 6 gennaio, ha provocato l’interesse e la curiosità della gente, che aspettava molto tempo pur di ammirare scene e personaggi immersi in ambienti tipicamente orientali.

Dalle vaie botteghe, disposte sui lati del percorso, provenivano rumori: del fabbro, del maniscalco, del fornaio… Le botteghe erano animate da ragazzi e da adulti, i cui atteggiamenti richiamavano antichi modi di lavorare. Tutto era al suo posto, tutto curato nei minimi particolari. Il percorso era quello giusto che conduceva il visitatore, passo dopo passo, alla grande meta: la grotta.

Qui Giuseppe e Maria facevano ammirare il grande dono che Dio ha dato all’umanità: Gesù Bambino. Inoltre si poteva ammirare un semplice asinello che mangiava beato e ai due lati due angioletti che lieti annunciavano il grande evento.

Grazie all’impegno di alcuni giovani della parrocchia che hanno curato l’ambientazione e di Anna Ungaro che si è interessata dei personaggi, si è realizzato un presepe che è stato di gradimento e che ha ottenuto lusinghieri riconoscimenti.

Bisogna però anche dire che la rappresentazione natalizia è stato il frutto di una Chiesa che ama rendere grazie al suo signore in spirito di collaborazione.

Mirella Bernardi

 

Noi c’eravamo…

Il mixer di un barman mi sembra il termine di paragone più adatto per descrivere la mostra-mercato dell’artigianato femminile che si è svolta nel nostro centro parrocchiale dal 18 al 23 dicembre.

C’era di tutto: una miriade di oggetti nati dalle mani e dalla fantasia di molte persone che hanno dedicato un po’ del loro tempo alla creazione di qualcosa da offrire agli altri con la finalità di aiutare concretamente la costruzione della nostra chiesa.

Un piccolo sfogo di tante persone, fatto con amore e con gioia, che ha dato vita ad una mostra molto varia e ricca di tanti piccoli capolavori. La preziosità di ogni singolo oggetto era incommensurabile, perché carico appunto di tanto amore e gioia di partecipazione.

A tutti coloro che hanno avuto la possibilità di visitarla e a quanti vorranno farlo diamo appuntamento a breve termine per una nuova edizione che speriamo continui ad arricchirsi di tanti piccoli segni di amore e di buona volontà.

Carmela e Ivana

 

I presepi del “Michele Sarcone”

In occasione del S. Natale la Direzione Sanitaria del Presidio Ospedaliero di Terlizzi ha indetto un concorso per l’allestimento di presepi nei vari reparti e divisioni. Il tema scelto è stato “Presepe: tra amore e tradizione”.

Molte, e a volte originali, sono state le risposte degli operatori che hanno aderito a tale iniziativa. Alcuni hanno utilizzato materiale di lavoro per la creazione di presepi, unici e contingenti al proprio ambito professionale.

Una giuria di giovani volontari, esterni alla struttura ospedaliera, ha visitato e valutato i significati profondi dei vari presepi realizzati cin materiali sia tradizionali sia poveri, fantasiosi e originali.

Il primo premio è stato assegnato al Servizio di Medicina Perinatale che ha realizzato la grotta in una “pagnotta di pane”, in quanto simbolo di povertà del Cristo che sposa la povertà della condizione umana.

Il secondo premio è stato attribuito all’Unità Operativa di Chirurgia Generale e Plastica che ha organizzato un Natale con canti, musica e dolci tradizionali, come condivisione fraterna di gioia e dolore, coinvolgendo gli utenti ricoverati.

Il terzo premio ex equo è stato dato all’Unità Operativa di Ortopedia (con la motivazione di sostenere e farsi carico della sofferenza umana) e al servizio di Patologia Clinica (come offerta a Dio della creatività umana).

La vasta partecipazione di operatori e utenti a tale manifestazione è coincisa con il momento di incertezza politica sul futuro del nostro ospedale da parte della Regione, che mira alla riduzione dei posti letto, e tale massiccia partecipazione ancora una volta ha significato la voglia di tutti a collaborare per migliorarsi, andare avanti e valorizzare il nostro ospedale.

Tonia Sgobba

 

Un ospedale dimezzato

E’ quello che Terlizzi rischia di avere tra non molto, se andrà in porto il perverso piano di riordino della rete ospedaliera regionale, messo a punto dalla giunta di centro destra, non si comprende secondo quale logica ed opportunità che prevede un numero di posti letto meno della metà rispetto al periodo di massima espansione, all’inizio degli anni ottanta. Con la conseguenza che in futuro vi potranno essere problemi non solo per curarsi, ma anche di disoccupazione, considerato che l’ospedale resta, se così si può dire, l’unica industria, l’unica alternativa al lavoro nei campi.

A nulla sono valse le proteste dei medici, non adeguatamente sostenute, né dalla cittadinanza, mostratasi ancora una volta piuttosto indifferente, né dall’amministrazione comunale, tenuta a quanto pare in ben scarsa considerazione dal pur simile governo regionale. In realtà a situazioni del genere Terlizzi, purtroppo, non è nuova ed oggi si trova a combattere, senza grandi speranze di successo, contro i nemici di sempre (leggi Corato) e quelli nuovi (leggi Canosa).

Ma sotto accusa è da mettere anche il modo in cui la sanità e la risorsa ospedale è stata gestita negli anni, tra clientelismi e scelte sbagliate che hanno favorito o premiato chi proprio non meritava, col risultato di una perdita di credibilità e di qualità in alcune branche. C’è allora da chiedersi se valga proprio la pena difendere tutto in tempi in cui la stretta economica porterà sempre meno fondi non tanto per grandi progetti quanto per il quotidiano. Un esame di coscienza che però nessuno vuol fare, le forze politiche preferendo dare la responsabilità agli avversari, col rischio che anche questo diventi un argomento di campagna elettorale.

Giuseppe Gragnaniello

 

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