Esserci, giugno 1997

 

Ed ora tocca a noi

Il cristiano appartiene alla Chiesa e la Chiesa non è eterea o sospesa tra le nuvole, non è un’astrazione. In pratica si rende visibile e concreta nella parrocchia. La parrocchia è questa nostra zona di riferimento, un quartiere, una porzione delimitata di territorio che fa capo ad una serie di strutture (chiesa, centro parrocchiale, zone circostanti).

La parrocchia, soprattutto, non ci stancheremo mai di ripeterlo, sono le persone, un gruppo piccolo o grande che vive zona. Chiamiamola anche “famiglia”: la famiglia di chi con il Battesimo è diventato e vuole essere cristiano.

Una comunità di uomini e donne che sono uniti fra di loro: sennò che famiglia è? Ognuno con i suoi pregi e difetti, con le sue virtù e i suoi vizi, ma tutti bisognosi di conoscersi, di comunicare, di comprendersi. La parrocchia unifica, guida, celebra l’amore di Cristo con i sacramenti, insegna il Vangelo, unica parola vera per tutti.

Il 22 aprile scorso il nostro vescovo don Donato, attorniato da una folla di fedeli, ha benedetto e posto la prima pietra del nuovo edificio sacro, la quale è simbolo di Cristo, unica vera roccia su cui si può edificare la vita della comunità. L’avvenimento della posa della prima pietra, così coinvolgente ed entusiasmante, deve avere un seguito per ciò che riguarda l’interesse vivo e la partecipazione dei parrocchiani.

Come vostro parroco vi dico con tutta franchezza che la vita della parrocchia, e quindi anche la nuova chiesa, deve essere soprattutto opera vostra, di chiunque riconosce che la parrocchia è anche la sua famiglia.

Con i miei collaboratori, intanto, ho pensato di essere molto insistente con voi, di cercarvi e di scomodarvi per vederci più spesso, se non altro per accompagnare i lavori di costruzione, prima di tutto con la preghiera (una volta al mese, previa comunicazione) … e tutto il resto verrà di conseguenza.

Mentre i lavori continuano, e già sorgono le strutture portanti dell’edificio, devono moltiplicarsi gli sforzi di ciascuno di noi, dei gruppi già operanti in parrocchia e di altri che vogliano costituirsi, affinché la nostra casa comune, dedicata al Signore e alla Vergine Maria, sia sempre più un segno di un comunità “con un cuore vivo”.

don Francesco

 

Omelia del Vescovo

Autorità, carissimi confratelli nel sacerdozio, amatissimi fratelli e sorelle nella fede, questo è un giorno a lungo atteso, desiderato, sognato da questa comunità parrocchiale.

Oggi, ventiseiesimo anniversario della fondazione di questa parrocchia, benediremo l’area su cui sorgerà la nuova chiesa e vi sarà la posa della prima pietra. Costruiamo il tempio per segnalare visibilmente il luogo dove possiamo incontrare il Signore e dialogare con Lui. Offriamo a Dio una tenda, una dimora in mezzo a noi, dove Egli possa sostare non lontano da noi, che ne abbiamo tanto bisogno; e il Signore accetta di abitare nella casa che noi Gli costruiamo, la riempie del Suo mistero e della Sua presenza, lì ci attende, nel segno della Parola e dell’Eucarestia.

Sì, perché il centro della chiesa è il Signore Gesù; anzi è Lui il luogo della presenza di Dio, lo spazio della comunione con Dio, è il nuovo tempio da cui sgorga l’acqua dello Spirito Santo. Così, l’ultimo giorno della Festa dei Tabernacoli, Gesù gridò: “Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me.”: come dice la Scrittura: “Fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seme”. Ognuno di voi può diventare un fiume d’acqua viva, se lasciamo che lo Spirito entri nella vostra vita; lo Spirito dimora presso di voi e sarà in voi.

Ecco, allora la vera, autentica dimora di Dio con gli uomini. Egli dimorerà tra loro ed essi saranno il Suo popolo ed Egli sarà Dio con loro. Carissimi amici, l’edificio materiale che verrà costruito sarà segno visibile di quel tempi formato da pietre vive che siamo noi, rigenerati nello spirito con il battesimo; un tempio edificato sulla pietra angolare scelta, preziosa che è Gesù Cristo.

Sant’Agostino ha sviluppato molto bene questa metafora quando ha affermato: “Mediante la fede gli uomini divengono materiale disponibile per la costruzione, mediante il battesimo e la predicazione sono come sgrassati e levigati, ma solo quando sono uniti dalla carità divengono davvero casa di Dio.”. Se le pietre non aderiscono tra loro, nessuno è perenne in questa casa.

Carissimi, ciò che rende bella la nostra chiesa, l’edificio e la comunità, è il cantico di lode e la preghiera, ma soprattutto il segno dell’amore vicendevole tra noi che spezziamo l’unico pane. Sarebbe una chiesa nel deserto se ci fosse un bellissimo tempio ma tra noi continuassero le divisioni, i rancori, le indifferenze. Ciò che fa bella la chiesa è l’amore che si fa servizio e soprattutto sacrificio della vita, l’amore che comunica tutto a tutti, soprattutto ai poveri.

Ecco il mio augurio: che la vostra chiesa sia una casa accogliente, dove si possa davvero incontrare il Signore e, se si incontra Dio, tutto cambia, tutto diventa bello; la parrocchia costruisce il suo tempio, le opere parrocchiali, ma insieme deve costruire la comunità, gente che sta con il Signore, felice e riconoscente per averLo incontrato.

Maria Santissima interceda per voi perché cresca l’amore per il Signore, la comunione fra voi, la missione verso i fratelli; e il Signore benedica i lavori di questo tempio, sostenga con il suo aiuto tutti coloro che, sia pure in modi diversi, contribuiranno alla realizzazione di questa opera e, soprattutto, il Signore guardi con tenerezza, con benevolenza e conceda le sue grazie alle vostre famiglie, alle vostre case, a ciascuno di voi.

+ don Donato, Vescovo

(a cura di Paola Chiara Vino)

 

Curia Diocesana

Ufficio Liturgico Diocesano

Molfetta – Ruvo – Giovinazzo – Terlizzi

 

Oggi 22 aprile 1997, nei primi vespri della solennità della B.V. Maria di Sovereto, patrona di questa città di Terlizzi, S.E. Mons. Donato Negro, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, presiede il rito della benedizione e posa della prima pietra di questo edificio che nel tempo canterà la gloria al Dio vivente e alla sua Madre SS. Maria della Stella.

Voluta dalla sensibilità pastorale di S.E. Mons. Aldo Garzia di v.m., vescovo della diocesi di Molfetta, Giovinazzo, Terlizzi; seguita con premuroso affetto da S.E. Mons. Antonio Bello di v. m., vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi; portata nel suo iter procedurale a felice compimento da S.E. Mons. Donato Negro nel terzo anno del suo episcopato, questa chiesa vede oggi il suo inizio nel fervore dell4e sue opere, essendo Romano Pontefice Giovanni Paolo II, f. r..

Progettata e diretta dall’ing. arch. Michele Amendolagine, viene affidata all’impresa M° Luigi Samarelli, perché con le sue maestranze la edifichi come tempio santo e luogo della dimora di Dio tra gli uomini.

A questo rito liturgico sono presenti, insieme ad una folla plaudente di fedeli battezzati, il sindaco della città, dott. Alberto Amendolagine, il parroco don Francesco De Lucia, con i suoi collaboratori, il canonici Giuseppe Barile, 1° parroco, e Franco Vitagliano, che tanto si è adoperato per la realizzazione di questo evento, il can. Saverio Minervini, direttore dell’Ufficio chiese nuove, alcuni membri del Consiglio pastorale parrocchiale, del Consiglio parrocchiale per gli affari economici, il Vicario episcopale e maestro delle celebrazioni liturgiche vescovili mons. Felice di Molfetta, che di tale evento redige il presente atto.

Cristo Signore. Principio e fine di tutte le cose, sia inizio, sviluppo e compimento di questa nuova costruzione. La Vergine Madre, Stella di questa comunità, con gli angeli del cielo vegli su questo cantiere e allontani le insidie dell’antico nemico e ogni pericolo. Alla Trinità Santa gloria e onore per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Terlizzi, 22 aprile 1997, ventiseiesimo anniversario della erezione a parrocchia di Santa Maria della Stella.

don Felice di Molfetta

 

Una chiesa di mattoni, ma con un cuore vivo

Ehi, fate attenzione! Mi fate Male!

Sì è vero, sono solo un mattone e allora?

Non lo sapete che per costruire ci vogliono mattoni integri?

Io sono perfetto e tale voglio rimanere. Perché?

Perché sono stato scelto per edificare una chiesa.

Badate, non ho detto una villa, un palazzo, uno studio. Ho detto una chi-e-sa!

Vi pare poco?

Non capita tutti i giorni e soprattutto non capita a tutti!

Io sono uno dei pochi fortunati… almeno fino a questo momento!

Ci pensate, a Terlizzi, città dei fiori, sorgerà una nuova chiesa.

Sarà bella, grande, luminosa, dove i bimbi entreranno a frotte.

Già li vedo, seduti nei primi banchi, odoranti di resina, cantare a squarciagola inni di lode a Dio. Lo stesso Dio che plasmò Adamo.

Dietro i bimbi vedo le dolcissime vecchiette che, tra uno sbadiglio e un sospiro, sgranano lente il Rosario, eterna dichiarazione d’amore alla Vergine Maria.

Sul sagrato, una schiera di giovani vocianti attendono impazienti di incontrarsi con il loro Creatore.

Ahi! Ci risiamo! E state attenti per favore… Questi muratori… con i marmi tante precauzioni, con noi mattoni invece…

Ah, ma finirà questa vita di pericolo!

Tra poco sarò cosparso di fresca malta ed inserito con gran maestria tra altri miei compagni.

Uno sosterrà l’altro, e… come si suol dire… mattone su mattone presto la nuova chiesa si ergerà alta ed imponente verso il cielo.

Sarà l’invito silenzioso a Dio.

Sarà come dirgli: “Vieni Signore, la tua dimora è pronta”.

Nuvole d’incenso, sussurri di preghiera, canti di gloria, bagliori di lampade, lacrime di gioia, scampanii festosi… accoglieranno Gesù, il Buon Pastore.

Ecco perché ci tengo alla mia incolumità… perché quel giorno… tra mille cuori palpitanti voglio esserci anch’io.

Insieme formeremo la nuova chiesa di carne e di mattoni.

Lina De Palo

 

Padre Pio è fra noi

Finalmente un sogno realizzato, “Padre Pio è fra noi”, la sua statua è stata inaugurata e benedetta, insieme allo stendardo, domenica 25 maggio 1997, presso l’Ospedale Civile di Terlizzi “M. Sarcone”.

Padre pio, come ha sottolineato don Nello Castello, responsabile dei Gruppi di Preghiera dell’Italia Settentrionale, nell’omelia della S. Messa celebrata alla vigilia dell’inaugurazione, è in bilocazione. Sì, la statua di Padre Pio non è solo un bronzo, bensì è un monumento con un cuore fatto di carne, palpitante e vivo che è con noi, in mezzo a noi e ci benedice tutti.

Il bronzo, infatti, non ha piedistallo, è fra la gente, tutti possono toccarlo e sentirlo come il “santo amico” che non pone distacco, ma che è “tra noi” per ascoltare le necessità e i bisogni di ognuno.

Andando ora all’Ospedale di Terlizzi si ha l’impressione di vivere uno scorcio di San Giovanni Rotondo: l’Ospedale da un lato, Padre Pio al centro e la Casa Francescana di Betania dall’altro lato. I toni che dominano sono il silenzio e la preghiera: tutti si fermano e pregano. C’è un naturale e devoto rispetto: ogni pietra, ogni elemento dell’opere pare che parli. Sì, parla di te, parla di me, parla di noi, di tuti, di ciascuno.

Padre Pio fa che il tuo dolore stigmatizzato, sofferto e offerto per cinquat’anni ci redima, ci converta e ci porti dritti al cuore di Gesù e di Maria. Padre Pio infatti scrisse: “Starò sulla porta del Paradiso fino a quando l’ultimo dei mie figli non sarà entrato”.

Caro Padre Pio, ti ringraziamo di essere qui “fra noi”, ti ringraziamo perché Tu ascolti i nostri bisogni e inviti alla Preghiera, alla speranza e a superare l’angoscia e l’agitazione, perché Iddio è misericordioso e ascolta le nostre preghiere. E’ bello pensare, caro Padre pio, così come si espresse un tuo figlio spirituale in un momento doloroso e difficile della sua vita dicendo: “sta chi ci pensa”. Ci sei tu Padre Pio che ci pensi, che ci ascolti e soccorri i tuoi figli in esilio.

Ringraziamo quindi il Signore di averci aiutato a realizzare quest’opera in onore di Padre Pio e colgo l’occasione per ringraziare quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo monumento significativo e vivo. Ringrazio a nome del Gruppo di Preghiera la disponibilità e l’appoggio datoci dal nostro vescovo don Donato Negro; ringrazio l’Ente Ospedaliero USL Ba1 per aver ospitato l’opera; ringrazio don Franco Vitagliano, primo padre spirituale del Gruppo di Preghiera, e l’attuale responsabile spirituale con Francesco De Lucia, ringrazio Marisa Barile in Andriani, vice capogruppo e operatrice dell’UNITALSI e tutti coloro che hanno devotamente partecipato con offerte e preghiere.

Ringrazio in modo particolare Padre Pancrazio N. Gaudioso e la Comunità di Casa Betania che ci hanno sostenuto molto con la preghiera. Ringrazio l’arch. Niccolò De Sario per aver dato, con la sua specifica professionalità, un fondamentale tocco di profonda spiritualità all’opera. Ringrazio lo scultore Cesarino Vincenzi che ha fatto palpitare in un bronzo il cuore di Padre Pio per noi terlizzesi.

Ringrazio il costruttore Guastamacchia per aver interpretato l’opera. Ringrazio i miei amici Franco Tempesta per la sistemazione del verde, Giuseppe e Gaetano Pellegrini per l’impianto di irrigazione.

Ringrazio tutti e invito tutti agli abituali incontri di preghiera che si tengono ogni primo giovedì del mese presso la Parrocchia Santa Maria della Stella a Terlizzi, perché i Gruppi di Preghiera, come diceva Padre Pio siano “Vivai di fede, Focolai d’amore”.

Teresa Vendola

 

 

Quel famoso 10 maggio

Non può essere soltanto un sogno, sentirsi protagonisti di un giorno, di un incontro! Beh, di incontri, forse, ne facciamo a bizzeffe e non vediamo l’ora di liberarcene. Ma no, non si tratta di questo.

Quello lì è stato un incontro insolito, diverso, speciale. Parlo dell’Incontro nazionale dei giovani di A.C. E condividerlo con trentamila persone non capita spesso. E’ capitato a noi, quel famoso 10 maggio, tanto atteso, a Roma. C’era un verso tanto simpatico di una canzone cantata quel giorno da tutti noi, che suona così: “Com’è vero che vivi e senti: questo mondo ha bisogno di te!”.

E noi l’abbiamo vissuto e sentito lì, su quelle gradinate dello Stadio Olimpico, gremito di tanti giovani, dai volti diversi, appartenenti ad altre diocesi d’Italia, ma, ne siamo sicuri, con le stesse esperienze, con le stesse fati che vissute e con la stessa voglia di superarle, sentendosi un corpo solo.

L’incontro è servito proprio a creare “ponti” tra di noi. Uno in particolare, quello con Beirut, con cui eravamo in collegamento. Anche noi ragazzi vivevamo la stessa esperienza! Parlavamo lingue diverse, è chiaro, ma “uno era lo spirito che ci univa”, proclamò Scalfaro, il Presidente della Repubblica, presente a questo incontro.

E che dire di Rita Borsellino, della sua testimonianza. Anche questa è la realtà dell’A.C.: capire i problemi che ci vengono dal di fuori, dalla società, dal mondo. Non potevano mancare neanche Angelo Branduardi, Massimo Di Cataldo, Ivana Spagna: anche loro con noi! Anche loro hanno condiviso le nostre riflessioni, per mezzo della loro musica che ha dato armonia al tutto.

Ragazzi, che emozioni uniche! Noi ci siamo stati, anche se solo in dodici… Alla prossima… ma in tantissimi!!!

Anna Ungaro

 

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