Esserci, aprile 1991

Ai parrocchiani di S. Maria della Stella

Carissimi,

dal 7 al 14 aprile verrò in mezzo a voi per la visita pastorale.

E’ l’incontro, semplice e intenso, del Vescovo, immagine del Buon pastore, con i fedeli della Comunità.

Vi chiederò come state in salute, e mi informerò di come vanno le vostre cose spirituali, e mi preoccuperò di sapere se siete contenti del pane della parola che vi viene spezzato, e farò di tutto perché vi venga assicurato il nutrimento sacramentale, e studierò con voi i metodi migliori perché, soprattutto ai giovani, giunga il messaggio del Signore.

Non chiedo nulla di straordinario per il mio incontro.

Desidero mettermi discretamente in fila con voi, tra i banchi con voi, in cerchio fra voi, per sperimentare un frammento feriale della vostra vita di sempre.

Sono certo che il Signore assumerà quei giorni come forte momento di Grazia per tutti, in modo che nel cuore di ognuno si riaccenda l’antica fiamma dell’amore autentico per Lui.

E tutti insieme sarete più in grado di annunciare agli altri che Gesù Cristo è vivo e cammina in mezzo a noi.

Vi saluto con affetto. Buona Pasqua.

+ don Tonino, Vescovo

 

Il Vescovo viene a trovarci!

Non è questo un escamotage per attirare l’attenzione oppure una frase ad effetto come tante. E’ la sintesi di ciò che io intendo per VISITA PASTORALE.

Infatti dal 7 al 14 aprile il Vescovo starà con noi. Ma forse è giusto chiederci: che cosa è una visita pastorale?

Per rispondere a questa domanda è necessario conoscere la figura che il Vescovo ricopre nell’ambito di una diocesi.

Cancelliamo da subito l’idea di un Vescovo che esiste solo per le grandi celebrazioni in una cattedrale gremita di gente o di un personaggio inavvicinabile, chiuso nel suo palazzo vescovile.

Il Vescovo è innanzitutto un PASTORE.

Questo ruolo non gli nasce per una scelta propria ma gli è stato dato da Cristo. E’ suo il compito di guidare il popolo di Dio. A lui si addicono le parole del profeta Ezechiele: “Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata”. (Ez. 3412.16)

Questo suo compito egli normalmente lo svolge attraverso i sacerdoti che manda nelle parrocchie, ma talvolta egli sente il bisogno di tastare il polso della situazione, conoscere il bisogno della gente. Quindi nel programma della visita del Vescovo è stato dato uno spazio sufficiente per tutti coloro che volessero parlargli, per presentare alcuni problemi, per essere da lui… curati.

Accanto al ruolo di Pastore, il Vescovo è MAESTRO.

Gesù agli Apostoli disse: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni”. (Mt. 29,19) e il Vescovo sente suo questo invito di Gesù. Egli è il maestro della nostra fede, egli è colui che ci insegna la strada che porta a Cristo. In quei giorni, accanto ad incontri personali, ci saranno incontri attraverso cui noi ascolteremo le sue parole, porremo in evidenza i nostri dubbi, chiederemo a lui quelle certezze che da soli non sempre siamo capaci di trovare.

Ancora un altro ruolo io vorrei mettere in luce della figura del Vescovo: egli è SACERDOTE.

Quando noi la domenica ci incontriamo per celebrare l’Eucarestia in ogni Messa ad un certo punto diciamo così: “Padre, ricordati di tutti quelli per i quali noi ti offriamo questo sacrificio… del nostro Vescovo Antonio”. Egli è presente nelle nostre celebrazioni perché è lui il sacerdote che ci convoca. Per questa ragione sarà lui a presiedere la celebrazione eucaristica che aprirà e concluderà la sua visita.

Questi ruoli, dicevo, il Vescovo li vive attraverso i suoi sacerdoti, ma di tanto in tanto sente il bisogno di viverli di persona e attraverso la visita pastorale egli si incontra con la gente, insegna la fede, celebra l’eucarestia.

Quindi per noi è un momento importante che non possiamo lasciar passare nell’indifferenza, è l’occasione che ci viene data per mettere a punto alcuni aspetti della nostra vita cristiana, è il momento ideale per sintonizzarci sulla lunghezza d’onda della Chiesa nella quale ciascuno di noi è stato battezzato.

Per questo allora oserei gridare: “Tu che sei cristiano passa parola: il Vescovo viene a stare con noi”.

don Franco

 

Il giovane che è nel Vescovo

Don Tonino con i giovani… tanti gli incontri, tante le occasioni.

Il nostro Vescovo non è certo l’uomo delle grandi cerimonie. Lui è un curiosone, uno “dalle gambe lunghe”, direbbero i nostri vecchi. Per cui sbuca all’improvviso nei posti più impensabili, ma sempre opportuno, sempre necessario.

Ogni volta ti ammanta con le sue parole, ti contagia con il suo entusiasmo, ti stupisce con il suo coraggio, ti scuote con il suo attivismo. Ogni volta te lo senti vicino (in particolar modo se sei un giovane) per la sua enorme capacità di leggere la storia, di vivere i momenti del reale.

Eppure la parola “vescovo” in molti giovani suscita diffidenza o imbarazzo, perché suggerisce loro l’idea di una realtà lontana dai nostri interessi giovanili, una realtà fatta di astrattezze e di cerimoniali. In nome di questa diffidenza e di questo imbarazzo molti però negano a se stessi la possibilità di un incontro cordiale e costruttivo con una persona tanto aperta e tanto capace di mettere l’altro a suo agio.

Incontrarlo significa avere la possibilità di un confronto; lui non ti sbandiera alcuna verità dall’alto; lui è di fronte a te con il suo vissuto di successi ed errori, pronto a mettere in discussione innanzitutto se stesso, a raccontarsi in modo trasparente. E nel parlare, in realtà, ascolta, cioè si spoglia della sua ricchezza per accogliere l’altrui povertà. Per questo in realtà lui non parla mai, dialoga piuttosto, un dialogo che non conosce limiti cronologici, geografici, ideologici.

Lui porge orecchio alla gente e alla storia per cui il suo è un sapere sconfinato che ogni volta conferisce ai suoi discorsi un alone poetico e insieme un maggiore fondamento di realtà. Mi è capitato di sentirgli cantare una canzone di Modugno, recitare i versi di Dante e di Ungaretti, descrivere un film di Pasolini, raccontare in modo plastico una scena biblica. Lui in prima linea contro la guerra, contro il nucleare, contro le barriere geografiche e ideologiche.

Altro che cerimoniale e retorica consumata! Il suo vocabolario io lo definirei “un prezioso furto”. Lui che come si diceva sbuca all’improvviso, quasi furtivamente in pochi attimi riesce a rubare alla gente i sogni, le paure, la gioia, i bisogni, le contraddizioni. Ma lui è un ladro che non nasconde la sua refurtiva, al contrario, la espone pubblicamente nelle sue parole, nelle smorfie del suo viso, nella mimica delle sue mani, perché ciascuno di noi possa ritrovarsi in quello che lui cattura, perché non vada perduto e diventi invece storia da raccontare.

Dunque, è questo il Vescovo che può suscitare diffidenza o imbarazzo? In realtà non è il suo titolo a doverci imbarazzare, quanto la sua umiltà, il coraggio dei suoi passi, la giovinezza del suo spirito. In realtà non è di lui che dobbiamo diffidare quanto della nostra vita, della nostra passività di fronte al reale, della nostra chiusura mentale, di ciò che non ci onora in quanto giovani, al di là di ogni credo politico e religioso. Tutto questo credo dia sufficiente per far nascere in noi la curiosità di ascoltarlo.

Maria Pia de Noia

 

Auguri, don Tonino!

L’ho conosciuto una calda mattina d’agosto, alla colonia per seminaristi di Tricase. Ottimo nuotatore, sicura guida per giovani adepti.

L’ho ritrovato, sempre a Tricase, una sera di fine ottobre, anch’essa calda, ma di un calore tutto particolare: l’affetto di tanti fratelli che allo stesso tempo gioivano e si rammaricavano per il loro Pastore che andava lontano… L’ho seguito nei suoi ingressi a Molfetta, a Terlizzi, a Ruvo.  Forse meno caldi di quella notte magica, un po’ prevenuti verso un Vescovo “straniero”.

Ma poi le chiese si sono riempite per la sua straordinaria capacità di comunicare, di suscitare sensazioni, di evocare immagini, di spiegare e di mettere in pratica la Parola di Dio.

Nel motto dello stemma il suo programma: “Ascoltino gli umili e si rallegrino”. Il Vescovo dei poveri, ma anche degli emarginati, dei drogati, degli immigrati… degli ultimi comunque. E l’episcopio come casa dei poveri: sempre aperta, sempre disponibile.

Le sue scelte difficili, in un mondo che sembra andare nell’altro senso. Le battaglie contro le armi e chi le fabbrica, contro la violenza e la guerra, per la pace e l’obiezione di coscienza. E tante le polemiche e le critiche…

Auguri, don Tonino, per tanti e tanti anni ancora e tante e tante battaglie!

Giuseppe Gragnaniello

 

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