Progettare una chiesa

Una progettazione nasce dall’intersecarsi di diverse esigenze che bisogna cercare di far convivere nella maniera più armonica possibile. Ed è la parte più difficile. Innanzitutto c’è il suolo: la forma, l’estensione, l’esposizione del suolo. Tutte queste cose nel caso di questa chiesa hanno assunto un ruolo determinante ed hanno contribuito anche ad un certo ritardo nell’esecuzione. Inizialmente il suolo concesso era molto piccolo, poi, grazie alla volontà e all’impegno dei parrocchiani, fu acquisito altro terreno e solo così si è potuto cominciare a pensare alla costruzione, considerando che un edificio pubblico ha bisogno di certi spazi e quindi di certe dimensioni perché vi si possano svolgere determinate funzioni. Nel caso particolare di una chiesa le funzioni religiose seguono determinati canoni, per cui adattare la forma della chiesa al suolo è un discorso preminente nella progettazione. Altre difficoltà sono venute dal dislivello tra le due strade che delimitano l’area e dalla presenza del muro di confine con un’altra proprietà. Originariamente il progetto è partito da un cerchio, che è stato poi deformato per adattarlo al suolo e agli spazi da realizzare: la chiesa doveva avere l’ingresso principale all’opposto, poi l’abbiamo girata e rigirata per vedere di aggiustarla e sistemarla nello spazio disponibile fino a farle assumere la posizione attuale. Il diverso livello ha comportato la maggior spesa per la scalinata, che però ha anche la sua importanza per la funzione dell’edificio.

Per quel che riguarda l’esecuzione ho preferito utilizzare in prevalenza materiali locali, come la pietra calcarea tipica delle nostre parti, per cui, ad esempio, il pavimento, che somiglia tanto a quello delle nostre case vecchie, non è uniforme. In riferimento ai costi, mi era stato raccomandato di tenere in conto la manutenzione, cioè la conservazione della struttura nel tempo. Purtroppo oggi il progresso tecnologico è talmente rapido e veloce che non si riesce valutare la durata dei materiali nel tempo. Per questa chiesa è stata posta particolare attenzione perché non ci siano materiali diversi a contatto, cosa che comporta necessità di manutenzione a breve: tutto è fatto in cemento armato.

 

Pensando a come costruire la chiesa si è voluto tener conto delle direttive che derivano dal Concilio Vaticano II: la chiesa non più solo casa di Dio ma anche casa del popolo di Dio. Nell’incontrarsi come comunità di credenti ci si incontra anche con Dio. Fondamentale comunque è che, entrando in una chiesa, ci si immerga in un’atmosfera particolare che è data dalla struttura oltre che dalle funzioni che vi si svolgono. Per prima cosa ho cercato di evitare le possibili cause di distrazione e infatti non vedete finestre, tranne quelle che hanno una funzione specifica. E pure esse hanno vetri che fanno filtrare all’interno la luce ma non consentono di guardar fuori. Anche importante è che l’ambiente sia accogliente. In questo discorso entra la scalinata: essa è in continuazione di queste linee di fuga, prosecuzione dell’interno verso l’esterno, per accentuare appunto l’idea dell’accoglienza. Anche quel corpo avanzato che sta sul davanti, una specie di evoluzione dei pròtiri di antica memoria, ha quella forma per invogliare ad entrare e non a fermarsi sulla porta. Invece, per infondere nei fedeli un senso di raccoglimento nel discorso tra uomo e Dio si è pensato a questi lucernai che qualcuno ha criticato: in effetti non hanno niente di estetico, ma svolgono una funzione prettamente pratica di fornire una luce soffusa e diffusa.

 

Particolare attenzione è stata posta nell’individuare chiaramente i percorsi. Qui entriamo nella funzione della chiesa. Nella chiesa l’uomo, durante la sua vita, percorre un certo itinerario. In chiesa le diverse funzioni sono state sottolineate da determinati spazi opportunamente delineati: il battistero sopraelevato è un po’ fuori e un po’ dentro, in prossimità dell’ingresso, perché è lì che si compie il primo atto della vita cristiana, poi c’è la zona della cappella feriale che ha un aspetto più raccolto e più piccolo, dato che non deve servire molti fedeli. Al suo interno vi è il tabernacolo. Dovendo inoltre costruire la scala per l’interrato abbiamo pensato di utilizzare la parte superiore di essa per realizzare il coro, spazio alto che può servire anche ad accogliere fedeli mentre un po’ più avanti vi troverà sistemazione l’organo a canne. Lateralmente abbiamo l’ingresso alla sacrestia che faceva parte della struttura preesistente con cui la chiesa si è venuta a fondere. Il presbiterio è forse un po’ stretto, ma questo era lo spazio, più di così non si poteva. Altro punto da sottolineare il confessionale, per l’atto della riconciliazione, con la vetrata soprastante che ne sottolinea il significato. Per l’illuminazione artificiale abbiamo cercato di ottenere lo stesso effetto della luce naturale con lampade a basso consumo e quindi meno inquinanti. Questi spazi così come sono stati indicati sono sottolineati da fessure chiuse con vetrate colorate che proiettano all’interno una luce diffusa, di diverso colore a seconda delle varie zone: viola la penitenza, azzurro il battesimo, verde nell’ingresso per sottolineare la speranza di una vita serena per chi entra nella chiesa, rosso e tinte cariche indicano la gloria di Dio.

 

Parliamo infine delle linee architettoniche. A mio parere l’architettura è tanto più valida se riesce a rispettare la tradizione costruttiva del posto.  E qual è in realtà la nostra tradizione? Quella delle chiese romaniche, che però qui a Terlizzi abbiamo distrutto. Allora guardiamo a Ruvo, a Bitonto, a Trani. Cosa hanno di essenziale?  Innanzitutto la semplicità e poi la forma. Se una struttura è moderna ma mostra continuità con il passato non ci dà disagio. Evoluzione sì, modernità sì, ma importante è che ci siano segni di collegamento con il passato. Qui mancano le navate, di cui in passato non se ne poteva fare a meno per il sostegno della volta, che però sono richiamate dalla struttura del tetto. Altri richiami sono quella parte che fuoriesce all’esterno, che è un’evoluzione moderna del proteon, e l’architrave, con una decorazione minima, ma che si rifà a quelle superdecorate di altri tempi, con una stella che richiama la Madonna cui la chiesa è dedicata. Dovendo conciliare la forma del suolo con la funzione, tutte le linee convergono nel presbiterio all’altare che è il fulcro dello stare in chiesa e quindi deve essere lì che deve concentrarsi l’attenzione.

 

Arch. Michele Amendolagine

(sintesi a cura di Giuseppe Gragnaniello)

Esserci, luglio 1999

 

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