Lettera Per La Quaresima

Carissimi,

giunge puntuale ogni anno il tempo santo della Quaresima, inaugurato dall’austero rito delle ceneri, tempo in cui, dopo la fuga da Dio vogliamo ritornare tra le sue braccia. È questo il momento favorevole per operare un cammino spirituale che dal deserto del nostro cuore, dove il fascino del male ci seduce, conduce al giardino in cui si ode la voce dell’angelo: «È risorto, non è qui» (Mc 16,6).

A guidare questo nostro cammino saranno le parole dell’Apostolo Paolo che risuoneranno nella liturgia del Mercoledì delle Ceneri: «Lasciatevi riconciliare da Dio» (2Cor 5,20).

Fra le domande che spesso ci vengono rivolte ce ne sono due: vorrei riconciliarmi con Dio, ma come fare concretamente? Altri ci chiedono: perché bisogna confessarsi?

Come sacerdoti vi invitiamo a servirvi pienamente di questo tempo per recuperare il valore e l’importanza del Sacramento della Riconciliazione. Il peccato c’è, e non solo è male, ma fa male. Esso è talmente radicato nel cuore dell’uomo che solo Dio può strapparlo, solo Lui può RI-CREARCI. Sì, carissimi, perché la confessione non è uno sfogo psicologico né un incontro consolatorio, ma è un gesto di bontà, un gesto di potenza che cambia il cuore. Questo sacramento è senz’altro quello che costa più fatica. Confessarsi è un passo difficile, perché richiede ogni volta una grossa dose di umiltà e di coraggio. Potrebbe essere molto più facile – ma altrettanto pericoloso – accostarsi con superficialità e disinvoltura all’altare per ricevere l’Eucaristia, ma è molto meno facile accostarsi a un prete dicendo come il figlio prodigo del Vangelo, «Padre, ho peccato, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio» (Lc 15,21). È difficile scrollarsi di dosso quella patina di pigrizia e orgoglio che spesso ci fa rimanere a lungo lontani da Dio e tenta di convincerci ripetendo: “Perché confessare i propri peccati ad un uomo, quando puoi farlo direttamente con il Signore?” La necessità di confessare i nostri peccati ad un sacerdote ce la fa comprendere Dio stesso: scegliendo di inviare Suo Figlio nella nostra carne, Egli dimostra di volerci incontrare mediante un contatto diretto, che passa attraverso i nostri segni e linguaggi. Come Lui viene incontro a noi per “toccarci”, così noi andiamo con fede e umiltà da chi può darci il perdono in nome Suo. Solo l’assoluzione dei peccati che il sacerdote offre ci comunica la certezza di essere stato veramente perdonato e accolto da Dio. E questa esperienza non può provocare altro che la gioia, la stessa che ha vissuto la donna adultera ascoltando dalla bocca di Gesù le parole «Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11). Che parole delicate! Sono poche parole, ma bastano a cambiare una vita. Qualunque cosa noi possiamo aver fatto, non rimane più nulla. Il nostro peccato non viene messo da parte per essere di nuovo esibito nel giorno del giudizio, ma è cancellato, annullato perché la nostra vita riparta, perché il nostro amore per Dio ritorni all’intensità dell’amore di un tempo (cf Ap 2,4).

Coraggio, è quaresima! È giunto il tempo della riconciliazione. È giunto il momento favorevole, è giunto il giorno della salvezza.

Alla porta di chi busseremo, Signore misericordioso, se non alla tua?

Alla tua porta, Signore, noi bussiamo.

Spogliaci della veste dei peccati

e ricoprici della tua bellezza.

Purifica il nostro cuore,

perché possiamo estirpare il male

e far germogliare i germi di bene

che a piene mani tu semini nel campo della nostra vita.

Amen

                                                                                        Don Fabio e Don Gennaro

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