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Io ti darò la maestra

201311 Febbraio 201429 ottobre 1835. Giovanni Bosco ha 20 anni. Sta per entrare in Seminario, sua madre lo avvicina, e gli dice: «Quando sei nato, ti ho consacrato alla Madonna. Quando hai cominciato gli studi ti ho raccomandato di voler bene a questa nostra Madre. Ora ti raccomando di essere tutto suo, Giovanni». Segue un intenso momento di commozione. «Di queste vostre parole ne farò tesoro in tutta la mia vita».

Ricorda il sogno dei 9 anni che lo ha segnato profondamente. Quel sogno ci dà la misura esatta di quanto sia presente la Madonna in tutta la sua vita.

«Nel sonno mi parve di vedere una moltitudine di fanciulli. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. All’udire quelle bestemmie mi sono subito lanciato, adoperando pugni e parole per farli tacere. Allora  apparve un uomo venerando, nobilmente vestito. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di pormi alla testa di quei fanciulli: Non colle percosse, ma colla mansuetudine e colla carità dovrai guadagnare questi tuoi amici.
     Confuso e spaventato soggiunsi che io ero un povero ed ignorante fanciullo.

Io ti darò la maestra, sotto alla cui disciplina puoi diventare sapiente, e senza cui ogni sapienza diviene stoltezza.
Ma chi siete voi, che parlate in questo modo?
Io sono il figlio di colei, che tua madre ti ammaestrò di salutar tre volte al giorno.
In quel momento vidi accanto di lui una donna di maestoso aspetto
. Guardando mi accorsi che quei fanciulli erano tutti fuggiti, ed in loro vece vidi una moltitudine di capretti, di cani, di gatti, orsi e di parecchi altri animali. Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Renditi umile, forte, robusto; e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu dovrai farlo pei figli miei. A suo tempo tutto comprenderai».

L’Uomo venerando dice a Giovannino: «Io ti darò la Maestra sotto la cui guida potrai diventare sapiente». E la Madonna comincia subito ad insegnare, ad essergli maestra: «Ecco il tuo campo. Ecco dove devi lavorare. Renditi umile, forte e robusto. Ciò che in questo momento vedi succedere, tu dovrai farlo per i figli miei».
Gli è innanzitutto mamma. Una mamma che non solo consola e incoraggia, ma che insegna, gli traccia il programma, ed indica il modo di attuarlo. Alla fine della vita don Bosco potrà dire: «Non abbiamo mai fatto un passo che non ci fosse stato tracciato dalla Madonna».

A Torino si venera la Consolata. Ma don Bosco per un particolare intuito pedagogico preferisce presentare ai suoi ragazzi la figura di Maria come Immacolata e Ausiliatrice. Ecco i fatti.

1854. Pio IX proclama l’8 dicembre dogma di fede l’Immacolata Concezione di Maria. Domenico Savio, in una pausa di quella giornata festosa, entra in chiesa, s’inginocchia davanti all’altare della Madonna e le dice: «Maria, vi dono il mio cuore. Fate che sia sempre vostro. Gesù e Maria, siate voi sempre gli amici miei. Ma per pietà, fatemi morire piuttosto che mi accada la disgrazia di commettere anche un solo peccato». A Valdocco la devozione all’Immacolata assume invece un preciso significato. Don Bosco, parlando ai giovani, addita in lei la «Madre purissima che odia tutto ciò che è contrario alla purità». La devozione all’Immacolata è uno dei principali mezzi educativi impiegati da don Bosco per fare fiorire la grazia di Dio e le vocazioni religiose nella sua opera.

1862. La storia della Chiesa alla metà dell’Ottocento è caratterizzata da uno scontro violento tra vecchio e nuovo, fra strutture di una società ufficialmente cristiana e l’affermazione sempre più decisa della città secolare.

Uno dei momenti più acuti di questo violento è la questione di Roma e dello Stato pontificio. I vescovi dell’Umbria nel 1862 invitano i fedeli a pregare Dio «per intercessione di Maria, Madre di Dio, Ausiliatrice dei Cristiani».
E proprio nel 1862 don Bosco fa il grandioso sogno delle due colonne. La nave della Chiesa, guidata dal Papa, viaggia sicura tra l’impeto dei flutti e i proiettili scagliati da numerosissime navi nemiche. E trova finalmente rifugio presso due colonne tra cui il Papa getta l’ancora: la prima colonna è sormontata dall’Eucaristia, la seconda da una statua dell’Immacolata che porta la scritta Auxilium Christianorum. “L’insieme di tempi tristi e di grandi speranze” è il motivo determinante perché don Bosco costruisse a Torino il Santuario intitolato all’Ausiliatrice.

II 16 maggio 1887 il Santo celebra a Roma all’altare di Maria Ausiliatrice nella Chiesa del Sacro Cuore.

Più di quindici volte prorompe in lacrime, e stenta a finire la Messa. Interrogato perché si fosse tanto commosso, risponde: «Avevo così viva, innanzi ai miei occhi, la scena del sogno dei 9 anni. E risentii la voce che mi ripeteva: “A suo tempo tutto comprenderai!” Ho avuto fede, ma se avessi avuto più fede quante cose in più avrei fatto!»

E don Bosco ripeteva ai suoi giovani di fidarsi sempre di Maria, accettando di crescere alla sua scuola da buoni cristiani e onesti cittadini, per raggiungerla poi definitivamente in cielo.

di don Antonio Gentile sdb

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