Domenico Savio, la parabola di Don Bosco

savio_1Spesso descriviamo Domenico Savio come l’animatore modello, l’oratoriano modello, il ragazzo modello… ed è vero.

Ma capita poi che andiamo a leggere la sua biografia e ci troviamo davanti delle dinamiche molto lontane dal nostro modo di concepire la fede, dei modi di vivere la fede che sono lontani anni luce da quello che diremmo “essere cristiano” oggi. Perché?

Domenico (come tutti i santi) è figlio del suo tempo, è cresciuto nel Piemonte dell’800, ha “respirato” la cristianità del suo tempo. Allora come facciamo? Abbandoniamo questo modello?

No. Domenico Savio è come una parabola.

Quando leggiamo il Vangelo e ci troviamo davanti ad una parabola sappiamo benissimo che quando Gesù parla di andare a trovare la pecorella smarrita o di concimare l’albero di fico non ci sta parlando di Botanica.

Come Gesù stesso ha fatto con i discepoli, che da pescatori, non capivano la parabola del seminatore (Mc 4), dobbiamo essere in grado di “estrarre” da ogni parabola il succo, l’essenziale, lo scheletro, quello che poi possiamo “rivestire” con la nostra vita, farlo interfacciare con il nostro quotidiano.

Allora, cosa ci insegna Domenico?

Ci insegna ad avere grandi ideali, a desiderare una vita “alta” e soprattutto a desiderare la santità. Domenico ha inserito chiaramente nel suo progetto di vita la meta: diventare santo, fare della sua vita un capolavoro.

Ci insegna ad amare le due grandi colonne di cui ci parlava don bosco: la confessione e l’eucaristia. Domenico ha vissuto un’amicizia col Signore che non si perdeva in chiacchiere, ma passava attraverso una forte vita sacramentale.

Ci insegna a donare la nostra vita agli altri.

Domenico si “caricava” nella preghiera ma poi andava in cortile. Era un portatore di speranza, di gioia, di servizio. Sempre disposto a tutto per far crescere il bene e combattere il male.

L’augurio che ci facciamo in questa giornata allora è di essere “nuovi” Domenico Savio. Figli del nostro tempo ma con una marcia in più.

Saremo capaci di tutto questo? Si, ma ad una condizione: che sappiamo sceglierci una guida che accompagni il nostro cammino. Un Don Bosco che sappia vedere la nosra “stoffa” e insieme con noi fare un “bell’abito da regalare al Signore”.

Buona festa della santità possibile.

 

Fonte: Animatori Salesiani

mm

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