Ultima buonanotte del XI successore di don Bosco

A tutti e ad ogni Salesiano della Congregazione:

Cari fratelli,
Non potete immaginare la profonda gioia che ho provato quando la sera dello scorso 30 gennaio ho potuto accompagnare, insieme a Mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, e a numerosi salesiani e giovani del MGS, l’urna di Don Bosco per le strade di Torino nel suo ritorno a Valdocco, dove lo stavano aspettando i giovani che riempivano la Basilica e cantavano “Don Bosco ritorna”. Il ritorno a casa di Don Bosco, dopo aver visitato i suoi figli lì dove si trovavano, in tutto il mondo, mi ha fatto pensare a voi e mi ha spinto a scrivervi questa lettera personale. Di nuovo a Valdocco, Don Bosco vuole giungere a tutti i giovani, soprattutto ai più bisognosi, attraverso ognuno di noi, chiamati a rappresentarlo oggi.

Sto per lasciare il ministero di Rettor maggiore che mi è stato affidato per la prima volta nel già lontano 2 aprile 2002. Quel giorno il Signore mi ha chiamato a rappresentare Don Bosco tra voi e per la Famiglia Salesiana. Una grazia, credo, immeritata che, vi confido, mi ha spinto ad identificarmi ogni giorno di più con il nostro Padre, con la sua preoccupazione per la Congregazione, con la sua passione per i giovani. So che per quanto possa ringraziarlo durante la vita che mi resta, non riuscirò mai a saldare il debito di amore con Dio. Sia benedetto per sempre!

Il mio ringraziamento si estende a tutti e ad ognuno di voi, carissimi fratelli. Mi sono sentito accettato e molto amato, anche se so bene che tutti i segni di rispetto e di amore che ho ricevuto erano espressione del vostro affetto e della vostra filiale devozione a Don Bosco. L’adesione e la comprensione di tutti, la disponibilità e l’obbedienza che ho ho trovato in tanti di voi è stato un appoggio efficace nell’esercizio del mio ministero. Che Dio vi benedica, come, con tutto il cuore, faccio io!

Non vi nascondo che durante questi dodici anni di Rettorato non sono mancate pene e sofferenze, alcune più dolorose ancora perché inspiegabili o impreviste. Anche io, come Don Bosco nel sogno del pergolato di rose, ho camminato tra le spine… Però il dolore provato e la solitudine vissuta mi hanno aiutato a vedere con maggiore chiarezza il bene che Dio, attraverso ognuno di voi, sta realizzando. Vi posso dire che oggi mi sento più orgoglioso di essere salesiano, non solo perché ho per Padre il nostro santo Fondatore, ma anche perché ho voi come fratelli.

Sono sicuro che chi sarà eletto dopo di me si prenderà cura “di voi e delle vostra salvezza”. Come Don Bosco avrebbe fatto un giorno, vi chiedo caldamente: “ascoltatelo, amatelo, obbeditelo, pregate per lui, come lo avete fatto per me”. E che Maria Ausiliatrice, Madre e maestra di Don Bosco e di ognuno di noi, vi guidi e vi accompagni nel vivere la vostra consacrazione. Grazie di tutto cuore.

Roma, 24 Marzo 2014

mm

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