Aprirsi a un tempo nuovo

albaSi è appena concluso un ciclo liturgico ricco di opere incentrate su una parola: Misericordia. Si apre un nuovo periodo: il tempo dell’Avvento, anche questo ricco d’amore.

Un tempo che ci vede in cammino come l’antico popolo dell’alleanza. Ma, in cammino verso dove? C’è una meta comune? E qual è questa meta? Il Signore ci risponde attraverso il profeta Isaia: “Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e adesso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: “Venite, saliamo al monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri”.

Un tempo che ci restituisce l’orizzonte della speranza, che ci porta verso Gerusalemme, dove sorge il tempio del Signore, passando da Betlemme, davanti ad una piccola mangiatoia in cui si sta compiendo il miracolo della vita e il mistero di Dio che si fa uomo: l’Emmanuele.

Quanta difficoltà per Giuseppe trovare posto in una locanda. Anche oggi il contesto di crisi economica favorisce purtroppo l’emergere di atteggiamenti di chiusura e di non accoglienza. In alcune parti del mondo sorgono muri e barriere. Sembra a volte che l’opera silenziosa di molti uomini e donne che, in diversi modi, si prodigano per aiutare e assistere i profughi e i migranti, sia oscurata dal rumore di altri che danno voce a un istintivo egoismo.

Come la Santa Famiglia di Nazareth che sa bene cosa significa una porta chiusa o aperta, anche le nostre famiglie cristiane facciano della loro soglia di casa un piccolo grande segno della Porta della misericordia e dell’accoglienza di Dio.

E’ proprio così che la Chiesa dovrà essere riconosciuta, in ogni angolo della terra: come la custode di un Dio che bussa, come l’accoglienza di un Dio che non ti chiude la porta in  faccia, con la scusa che non sei di casa.

Con questo spirito incamminiamoci verso il Natale.

Auguri di pace

Don Gianni Rafanelli