San Domenico

(Burgos, 1170 – Bologna, 6 agosto 1221) Si distinse fin da giovane per carità e povertà. Convinto che bisognasse riportare il clero a quella austerità di vita che era alla base dell’eresia degli Albigesi e dei Valdesi, fondò a Tolosa l’Ordine dei Frati Predicatori che, nato sulla Regola agostiniana, divenne nella sostanza qualcosa di totalmente nuovo, basato sulla predicazione itinerante, la mendicità (per la prima volta legata ad un ordine clericale), una serie di osservanze di tipo monastico e lo studio approfondito. San Domenico si distinse per rettitudine, spirito di sacrificio e zelo apostolico. Le Costituzioni dell’Ordine dei Frati Predicatori attestano la chiarezza di pensiero, lo spirito costruttivo ed equilibrato e il senso pratico che si rispecchiano nel suo Ordine, uno dei più importanti della Chiesa.

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Ignoto scultore napoletano degli inizi XVII secolo, S. Domenico di Guzmàn, legno intagliato, policromato a dorato, h. cm. 168.

Il Santo è raffigurato con il braccio destro in avanti e la mano ad impugnare un giglio (quello attuale è di recente fattura), mentre con la sinistra regge il libro aperto. Il volto giovanile, incorniciato dai capelli con tonsura e dalla barba a due pizzi ben intagliata, presenta lo sguardo ispirato e rivolto verso l’osservatore; la bocca appena dischiusa a lascia intravedere i denti, contribuisce a conferire l’espressione languida ed accentuare il realismo. Di grande pregio la ricercata damaschinatura e il sapiente lavoro d’intaglio degli abiti mossi: il mantello domenicano che scende dalle spalle e si gonfia leggermente e il saio bianco. Ambedue si lasciano ammirare per i sorprendenti ornati: la mazzetta e il mantello neri, definiti da un decoro dorato a linee sottoli orizzontali nella parte interna, riprendono un motivo vegetale entro quadrilobi delimitato lungo tutti i bordi esterni da un motivo a fascia continua con all’interno decori sempre ispirati a motivi fitomorfi; il saio e lo scapolare presentano una decorazione ancora più complessa e raffinata costituita da losanghe contenenti fiori raggianti.

 

Fonte: La Chiesa di San Domenico in Ruvo, Guida storico-artistica – Francesco Di Palo – 2005