Elucubrazione di Aldo De Palo

Aldo De Palo, registra e sceneggiatore, ha concluso il 10 febbraio l’ultima delle quattro serate dell’opera teatrale “Cé belle Natole”, adattamento in vernacolo ruvese della commedia “Natale in casa Cupiello”di E. De Filippo.
Tutti gli attori e collaboratori hanno svolto un ottimo lavoro, riuscendo ad emozionare il pubblico e a farlo divertire. Il merito del successo è da attribuire a tutti i partecipanti allo spettacolo, ma per rappresentanza abbiamo voluto intervistate il regista.

Il palcoscenico: una sorta di pulpito-laico da cui trasmettere messaggi e valori che portano a Cristo. E’ questo il binomio che mi spinge ad adoperarmi acchè la realtà ludico-teatrale della nostra parrocchia non venga meno. Se poi si aggiunge l’amore per il nostro vernacolo, ormai dimenticato e contaminato, e la certezza che il teatro può essere un formidabile centro di aggregazione per tutte le generazioni, allora il quadro è completo.
Che dire poi della possibilità che il lavoro teatrale può essere un ottimo strumento per reperire risorse indispensabili alle innumerevoli necessità caritative e gestionali della Parrocchia?
Dopo queste considerazioni, risulta evidente che la molla che mi spinge a lavorare in cotal modo nella “vigna del Signore” è la consapevolezza di rendere un servizio alla comunità.
E anche se i risultati confermano e sempre superano le aspettative (ormai sono al 20° lavoro teatrale) credetemi è una fatica abbastanza dura: necessitano mesi per ideare e scrivere un copione che possa tradursi in una rappresentazione allegra ma non banale, dai contenuti attuali e che dia un messaggio ad ognuno. La difficoltà maggiore, purtroppo, è quella del reperimento di persone disposte a recitare: sia giovani che meno giovani.
Alcuni decenni or sono si faceva a gara per avere una parte; oggi è molto difficile se non impossibile reperire persone disponibili.
Si ha paura ad impegnarsi! Spaventa dover dare la propria disponibilità ad impegnarsi per un ciclo di prove di circa quattro mesi che un buon lavoro richiede.
E’ vero ! E’ un impegno abbastanza oneroso, ma la cosa peggiore è che spesso viene guardato con sufficienza e trattato come un’attività secondaria in parrocchia.
E’ anche vero però, che quando si vedono i risultati, tanti si rammaricano di non aver partecipato.
Peccato! Se solo si potesse assistere all’ultima delle serate programmate! Restereste sorpresi nel vedere il magone che rimane in chi ha partecipato; ci si rende conto che dopo quell’esperienza, al di là degli applausi, mancherà quella complicità e quell’armonia che la famiglia teatrale magicamente ha saputo creare.
E’ questo il punto di forza del teatro, inteso come SERVIZIO RESO ALLA COMUNITA’: lavorare con l’altro e per l’altro, gioendo quando l’altro gioisce e rattristandosi quando chi ti sta a fianco sbaglia. Senza arrivismi e protagonismi.
Il mio invito a chi vuole affiancarsi all’esperienza teatrale è: non abbiate timore! E’ un’esperienza formativa di eccezionale valenza, non solo, ma siate certi che un’attività ludica di tale spessore può servire ad avvicinare gli scettici e i lontani a Cristo.

Aldo De Palo

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