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Veglia Adesione Azione Cattolica del 2 dicembre 2017 – Riflessione di Don Pietro

INTERVENTO DI DON PIETRO RUBINI, GIÀ ASSISTENTE UNITARIO, ALLA VEGLIA DIOCESANA DELL’AZIONE CATTOLICA

NELLA CHIESA E NEL MONDO CON IL SENTIMENTO DELLA GIOIA

Carissimi amici,
con profonda gratitudine al Signore ed intensa gioia viviamo questo momento di veglia in preparazione alla festa dell’adesione, il prossimo 8 dicembre, nella cornice dell’importante traguardo che l’Azione Cattolica celebra dalla sua fondazione: 150 anni a livello nazionale e 120 anni a livello diocesano.
In questa lunga storia c’è anche la nostra storia personale: le esperienze vissute, i percorsi formativi, l’impegno profuso di tanti di voi – me compreso – cresciuti con l’AC e grazie all’AC.
Attraverso voi, inoltre, sono qui idealmente presenti tutte le persone della nostra Azione Cattolica Diocesana, una schiera di uomini e donne, di giovani e ragazzi, che nel corso di questo ampio arco di tempo, hanno saputo, con coerenza e umiltà, dare ragione della loro adesione a Cristo in maniera esemplare, vivendo come testimoni gioiosi del suo amore nel mondo e contribuendo, con il proprio dovere e la propria competenza, alla costruzione di una società più giusta, più fraterna, più solidale. Persone animate dalla sincera passione per il mondo e per la Chiesa.
È ancora vivo nel cuore di tanti di voi il ricordo bellissimo dell’incontro nazionale della nostra Associazione con il Santo Padre, avvenuto lo scorso 30 aprile in Piazza san Pietro. Quel giorno papa Francesco esortandovi a non cedere al fascino sterile di nostalgici ripiegamenti e rimpianti vi ha detto che «fare memoria di un lungo itinerario di vita aiuta a rendersi consapevoli di essere popolo che cammina prendendosi cura di tutti, aiutando ognuno a crescere umanamente e nella fede, condividendo la misericordia con cui il Signore ci accarezza. (…) Un popolo di discepoli-missionari che vivono e testimoniano la gioia di sapere che il Signore ci ama di un amore infinito, e che insieme a Lui amano profondamente la storia in cui abitiamo». È quanto ci insegna la storia di Maria, narrata dal Vangelo, alla cui protezione affidiamo il presente e il futuro della nostra Associazione. Maria viene raggiunta da Dio nella ferialità della vita quando, nell’umile casa di Nazaret, è alle prese con le cose di ogni giorno. Di qui il suo primo grande messaggio: riappropriatevi della spiritualità del quotidiano perché è nella realtà meravigliosa di tutti i giorni che Dio vi raggiunge. Santa Teresa d’Avila nel “Libro delle Fondazioni” ha scritto per le sue monache una lettera in cui diceva queste parole: «sorelle ricordatevi, Dio va fra le pentole, in cucina». Ma come, diremmo noi, possibile che il Signore dell’universo si debba muovere nella cucina di un monastero, fra brocche, pentole, stoviglie e tegami? Si, proprio così, cari amici. Perché se il Dio della vita non lo senti domestico, cioè dentro le cose più semplici, è il segno che non lo hai ancora trovato, che sei ancora alla rappresentazione nozionale di Lui.
Dio in cucina, significa sentire e portare Dio in un territorio di prossimità, nella normalità di una casa, di una famiglia, di un luogo di lavoro, di una parrocchia, di una associazione, laddove si è se stessi. Lì e solo lì senti che il Signore ti sfiora e ti tocca. Bel compito per voi dell’AC! Sentire e portare Dio nei nostri territori, nel terreno del nostro quotidiano laddove il sentimento che deve prevalere è la gioia, l’ostacolo da superare è la paura, l’impegno per cui attivarsi è generare vita.

Il sentimento della gioia

“Rallegrati Maria”, le dice l’angelo. Perché? Perché quando Dio si avvicina “porta una promessa di felicità”. A noi che siamo caricati di gravità, di pesantezze, di responsabilità; a noi feriti da delusioni e mediocrità, Maria ricorda che la fede o è gioiosa fiducia o non è. Maria entra in scena come una profezia di felicità per la nostra vita, come una consolante benedizione di speranza che scende sul nostro male di vivere, sulle solitudini patite, sulle tenerezze negate, sull’innocenza minacciata eppure vittoriosa.

“Rallegrati, Maria”. Gioisci, sii felice, le dice Dio attraverso l’angelo. Il tuo nome è: “Amata per sempre”. Un angelo viene ancora a ripetere per ciascuno: Tu sei amato. Dio ti ha scelto prima della creazione del mondo, quando non eri che una perla di sangue e di luce. E ciascuno di noi, a questo punto, può dire: «Grazie Signore, perché la tua grazia fa del mio nulla qualcosa che serve a qualcuno».

L’ostacolo della paura da superare
E poi “non temere”, cioè supera l’ostacolo della paura. La paura è nata nel cuore di Adamo e da quel momento è entrata nel mondo e ci ha consegnato l’immagine capovolta di Dio alla quale i nostri progenitori, indotti dal serpente, hanno creduto: un Dio che toglie e non un Dio che dona; un Dio che ruba libertà, invece che offrire possibilità; un Dio cui importa più la sua legge che non la gioia dei suoi figli; un Dio dallo sguardo giudicante, da cui fuggire anziché corrergli incontro; un Dio di cui non fidarsi. Ebbene anche se l’uomo e la donna non si sono fidati di Dio, Dio si fiderà di loro, inventandosi l’incarnazione. Si fiderà a tal punto da consegnarsi nelle loro mani inerme, vulnerabile, bisognoso e incapace di tutto, un bimbetto che piange (cf. Marina Marcolini). È una scelta, quella di Dio, che scardina i nostri cardini e i nostri parametri di valutazione. Non solo si fida ma sceglie tra i tanti luoghi importanti uno sconosciuto villaggio della Galilea; tra le tante donne di famiglie altolocate una fanciulla dalle umili origini. Dio si fida. E anche la giovane Maria, la vergine “ragazzina” (d. Franco Sasso) si affida e impara a fare la madre. “Non temere”: da questo invito scaturisce il senso della nostra missione come singoli e come associazione racchiudibile in tre parole: non aver paura di essere te stesso, senza maschere; non fare paura per il piacere di intimidire gli altri perché così diventi l’anticreatore; libera dalla paura e passa dall’ostilità all’ospitalità. “Non temere”: è la parola che stasera vorremmo dire ad ogni donna vittima della violenza, non senza dire anche ad ogni uomo, in particolare agli uomini violenti, con le parole di Roberto Benigni: «State molto attenti a far piangere una donna, perché Dio conta le sue lacrime. La donna è uscita dal costato dell’uomo, non dai piedi per poter essere calpestata, non dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale. Un po’ più in basso del braccio per essere protetta, dal lato del cuore per essere amata».

Generare vita

E infine, “tu sarai madre”, ovvero genererai la vita. Quale esperienza stupenda generare vita. Stando alle ultime statistiche che ci dicono di una riduzione drastica del numero di nascite nel nostro bel Paese, sembra che gli uomini e le donne non sappiano più apprezzare questa esperienza del generare vita. Il desiderio del generare viene sopraffatto dalla paura del futuro e dalla responsabilità dell’accompagnamento educativo dei figli avvertito come peso inconciliabile con le realizzazioni personali. Ma generare vita significa anche altro. Ci sono nella vita tre verbi maledetti, che danno morte. Sono: avere, salire, comandare. Ad essi il Vangelo oppone tre verbi benedetti: dare, scendere, servire. Se fai così, sei felice di generare vita negli altri. Se dai, se scendi al livello dell’altro e servi, se asciughi una lacrima, non cambi il mondo, non cambi le strutture dell’iniquità, ma hai inoculato l’idea che la fame non è invincibile, che le lacrime degli altri hanno dei diritti su di te, che tu non abbandoni chi ha bisogno, Che il contrario dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza. La vita dovrebbe essere il tempo in cui impariamo a sentirci depositari di una benedizione che Dio ha posto nel cuore di tutti noi. Ciascuno deve poter dire all’altro: il Signore ti ha posto accanto, sulla strada della mia vita perché ha qualcosa da dire a me attraverso te. Come Maria nelle varie situazioni e nei vari incontri con gli altri ha ridetto “l’Eccomi” che aveva pronunciato all’annuncio dell’angelo, cosi anche noi ripetiamo, senza stancarci, il nostro eccomi. Eccomi sono qui: è l’avverbio della presenza, del servizio, e della disponibilità. È, per così dire, la parola che si pronuncia chiara e forte a scuola al momento dell’appello: presente. Cioè, sono qui; sento di doverti essere utile.

Auguri cari amici dell’Azione Cattolica e un grande grazie perché ci siete da 120 anni nella nostra Diocesi e ci sarete per tanti, tanti altri anni ancora, sempre giovani nel cuore e nello spirito perché la Chiesa che vi ama è giovane; e sempre belli, perché la Chiesa che amate e sognate è bella.

Con immenso affetto
Vostro, don Pietro

Giovinazzo, 2 dicembre 2017

Programma pastorale

 

Una parrocchia alla sequela Christi

 

sulle orme dei testimoni

 

 

 

Parrocchia San Domenico – Programma Pastorale 2017-18

 

 

 

introduzione

 

Il nuovo anno pastorale sarà vissuto, a livello parrocchiale e diocesano, in compagnia di quei testimoni della fede, che nella coscienza della gente più profondamente corrispondono alla concezione popolare di “Santi”.

 

In una società, che sembra aver smarrito le certezze essenziali dell’esistenza, Cristo e i suoi Santi costituiscono ancora l’unico luminoso faro per orientare esistenze e comportamenti buoni. I Santi, infatti, sono campioni del bene; danno freschezza e concretezza al Vangelo delle Beatitudini. Nella loro storia di vita la ricaduta sociale è uno degli aspetti più sorprendenti. Non sono degli alieni ma cittadini esemplari della nostra terra, che hanno realizzato in pienezza una vita di letizia nella lode a Dio e nella promozione del bene dell’uomo. Come Dio, che è carità senza fine, così i santi esplodono di carità immensa, stringendo ogni essere umano in un abbraccio d’amore: il povero viene aiutato, il malato viene assistito, il peccatore perdonato, l’ignorante istruito, il nemico rispettato, lo straniero accolto.

 

San Francesco di Sales ha scritto che tra Vangelo e vita dei Santi non c’è altra differenza che quella esistente fra una musica scritta e una musica cantata. Pertanto, la loro testimonianza non può che illuminare il cammino della nostra Comunità, accendendo nel cuore di ciascuno di noi una luce vera fatta di fede, di speranza e di carità; ovvero il desiderio della santità, intesa come «misura alta della vita cristiana ordinaria» (NMI, 31). In una specie di cammino a staffetta, la nostra Comunità parrocchiale, nell’arco dell’anno pastorale, sarà accompagnata da quattro figure di riferimento.

 

 

 

San Vincenzo de’ Paoli (1581 – 1660)

 

per una parrocchia che impara dai poveri

 

Nel contesto del IV centenario del Carisma Vincenziano, la nostra parrocchia accoglie le Reliquie di San Vincenzo de’ Paoli, «un uomo braccato da Dio e dai poveri», fondatore della Congregazione della Missione e delle Figlie della Carità.

 

Una lettura superficiale della sua biografia potrebbe farci pensare a San Vincenzo come a un manager intraprendente e geniale dell’organizzazione caritativa. Potrebbe essere vero ma non è il meglio di San Vincenzo. Egli fu soprattutto un plasmatore di coscienze, un trascinatore di anime, un annunciatore e profeta della Carità di Cristo, un vero uomo di Dio. Di se stesso San Vincenzo diceva: «Se ci fosse anche una fibra sola nel mio cuore che non batta per Dio, me la strapperei all’istante». Tutto il suo programma culminava nell’ansia pastorale di portare a Cristo le pecorelle smarrite e ridonare Cristo ai poveri. La grande verità di cui era convinto non può che dare un nuovo slancio alla nostra carità: «i poveri sono i vostri padroni, un giorno saranno i vostri giudici».

 

 

 

Peregrinatio delle Reliquie di San Vincenzo dal 20 al 22 ottobre:

 

· Incontro di riflessione sul tema: Il Carisma vincenziano. Missione e Carità

 

· Peregrinatio delle Reliquie presso la “Mensa dei Poveri” di Ruvo

 

· Pranzo della solidarietà presso la Parrocchia con le famiglie seguite dalle caritas parrocchiali

 

 

 

– Veglia di preghiera: Nei Santi l’impronta di Dio – 31 ottobre

 

– Lectio divina per tutta la Comunità sul Vangelo del Servizio (Mc 1,29-39) – 17 novembre

 

– 1a G. Mondiale del Povero, 19 novembre 2017, animata dal Centro d’ascolto Vincenziano

 

 

 

San Giuseppe Moscati (1880 – 1927)

 

per una parrocchia che si fa vicina agli ammalati

 

Nel mese di dicembre accoglieremo anche le Reliquie di San Giuseppe Moscati. Medico napoletano tra i più affermati, svolgeva la sua professione animato dall’amore per Dio e per i fratelli. L’episodio che trasformò significativamente la sua vita fu l’accoglienza di una donna malata. Moscati si offrì di tenerla in casa sua, di curarla e di occuparsi di lei in tutto, senza chiedere alcun onorario, finché non avesse recuperato la salute persa. Avrebbe potuto diventare molto ricco essendo medico, ma questa prospettiva non lo interessò mai. Tra gli oggetti della sua stanza che raccontava la sua gentilezza d’animo c’era un cappello con la scritta: “Chi può lasci, chi non può prenda”.

 

Avrebbe potuto occupare alte posizioni, ma per lui la ricerca medica era sempre subordinata alla fede: “non la scienza ma la carità ha trasformato il mondo”.

 

La sua testimonianza potrà rischiarare come luce scintillante il nostro cammino cristiano e la sua intercessione potrà ottenere dal Padre le grazie invocate per i nostri malati e il conforto per quanti li assistono.

 

 

 

Peregrinatio della Reliquia di San G. Moscati dal 15 al 17 dicembre:

 

· Incontro di riflessione sul tema: Scienza e Fede nella vita di Giuseppe Moscati, laico e santo

 

· Peregrinatio della Reliquia presso gli ospedali di Molfetta e Terlizzi

 

· Sacramento dell’Unzione degli infermi agli ammalati della città

 

 

 

– Novena Immacolata – Natale e Via Crucis quaresimale presso le case degli ammalati

 

– Lectio divina per tutta la Comunità sul Vangelo delle Guarigioni (Mc 1,21-3,6) – 19 gennaio

 

– Giornata Mondiale dell’ammalato da sensibilizzare a livello parrocchiale – 10 febbraio

 

 

 

Beato Nicolò Paglia (1197 -1256)

 

per una parrocchia che si mette in ascolto della Parola

 

Ancora oggi, a distanza di otto secoli, il nostro illustre concittadino è per tutti noi motivo di gratitudine a Dio per la sua testimonianza evangelica, ragione di fierezza per il suo luminoso esempio, stimolo prezioso per riscoprire la bellezza della sequela Christi e sicuro riferimento per godere della sua benevola intercessione. La lettura sommaria della sua biografia, arricchita dai racconti edificanti dei miracoli che gli sono attribuiti, fa emergere una realtà di fondo: Nicolò Paglia viveva la sua vocazione battesimale con lo sguardo della mente e con la passione del cuore rivolti a Cristo. Egli era formato da Cristo, che quotidianamente lo conformava a sé. Da Cristo a Nicolò Paglia c’è stata una sorta di travaso di conoscenza e di carità. Di lui, come di San Domenico, fondatore dell’Ordine dei Predicatori, e degli altri Santi Domenicani, si può dire che il donum veritatis ricevuto dal Signore diventò donum caritatis attraverso il suo apostolato.

 

 

 

Festa del Beato Nicola presso la nostra parrocchia il 16 febbraio

 

 

 

– Incontro di riflessione sul tema: la vita e le opere del Beato Nicola

 

– Lectio divina per tutta la Comunità sul Vangelo della sequela (Mc 3,13-21) – 13 marzo

 

– Preghiera per la canonizzazione del nostro Beato da recitare ogni 16 del mese a conclusione della Celebrazione Eucaristica

 

 

 

Il servo di Dio don Tonino Bello (1935 – 1993)

 

per una parrocchia che non si lascia rubare la Speranza

 

A venticinque anni dalla morte, il prossimo 20 aprile, non si contano le persone, i gruppi, le comunità che si ispirano al suo messaggio e vengono pellegrini a visitare i luoghi in cui ha operato il Vescovo degli ultimi, che il popolo ritiene già “santo” e del quale si è conclusa la fase diocesana della causa di beatificazione e di canonizzazione.

 

Pastore amato, ammirato e stimato, don Tonino, sin dal suo arrivo in Diocesi, si è schierato dalla parte dei poveri, dei senza-casa, degli immigrati, degli ultimi. «Amate i poveri ma soprattutto la povertà» soleva ripetere, convinto che «chi non vive per servire non serve per vivere», suggestiva espressione spesso riportata nei Discorsi del Santo Padre Francesco.

 

Il versetto del Salmo 34, prescelto a motto episcopale: «Ascoltino gli umili e si rallegrino», è stata la cifra del suo infaticabile ministero pastorale. La sua accoglienza era del tutto particolare: affettuosa, gioiosa e fuori protocollo. Ogni persona che lo incontrava si sentiva riconosciuta, importante, amata. La sua stessa malattia e il suo lento ma inesorabile viaggio verso il suo compimento terreno è stato un racconto di speranza. Chi si recava a manifestargli vicinanza, mentre era sul letto della sofferenza, riceveva in cambio incoraggiamento e serenità. Sicché davvero il suo letto, altare di sacrificio e di immolazione, divenne cattedra di evangelici insegnamenti.

 

XXV anniversario della nascita al cielo di Mons. Antonio Bello

 

La Comunità si lascerà coinvolgere dalle varie iniziative diocesane, tra le quali:

 

· Settimana biblico teologica (con riferimento a don Tonino, sulle parole “Ricerca e discernimento” del sussidio Sinodo Giovani) 26-27-28 febbraio

 

· Pellegrinaggio della Diocesi ad Alessano, 17 marzo

 

· Famiglia laboratorio di pace: appuntamenti Ufficio Famiglia (3 dicembre e 25 febbraio)

 

· 19 aprile 2018: S Messa in Cattedrale presieduta da S.Em. il Card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

 

 

 

– Via Crucis quaresimale con i testi di don Tonino

 

– Lectio divina per tutta la Comunità sul Vangelo della Speranza (Mc 16,9-20) – 26 aprile

 

– Preghiera per la canonizzazione del Servo di Dio da recitare ogni 20 del mese a conclusione della Celebrazione Eucaristica

 

 

 

Alle iniziative legate ai quattro Testimoni dell’anno si aggiungono quegli appuntamenti e quei percorsi di formazione che da diverso tempo accompagnano il cammino della Comunità parrocchiale:

 

· S. Messa di ringraziamento con quanti ricordano il 25 o e il 50 o – 60 o _ 70 o – 80 o anniversario di Battesimo ricevuto nella nostra Parrocchia –  domenica 17 dicembre 

 

· S. Messa di ringraziamento con quanti hanno celebrato il 1o, il 25 o e il 50 o – 60 o anniversario di Matrimonio: domenica 31 dicembre

 

· Realizzazione del presepe vivente con la partecipazione delle realtà ecclesiali cittadine

 

· Adoro il Mercoledì: breve momento di preghiera per giovani e famiglie sul Vangelo della Domenica, alle ore 20.00

 

· Adorazione Eucaristica comunitaria nel primo venerdì del mese sui doni del Sacro Cuore

 

· Il percorso di preparazione al matrimonio coinvolgendo le famiglie d’origine

 

· Il percorso di fede e di cultura attraverso le Cattedrali di Puglia

 

· La catechesi intergenerazionale tra genitori e figli dell’iniziazione cristiana

 

· Il foglio di collegamento tra parrocchia e fedeli: Filodiretto

 

· La cena rionale in bianco/nero. 

 

 

 

Affidiamo il nostro cammino parrocchiale alla Vergine Maria con le parole che a Lei rivolgeva il Servo di Dio don Tonino Bello:

 

Santa Maria, donna dei nostri giorni, … mettiti accanto a noi e ascoltaci mentre ti confidiamo le ansie quotidiane che assillano la nostra vita moderna: lo stipendio che non basta, la stanchezza da stress, l’incertezza del futuro, la paura di non farcela, la solitudine interiore, l’usura dei rapporti, l’instabilità degli affetti, l’educazione difficile dei figli, l’incomunicabilità perfino con le persone più care, la frammentazione assurda del tempo, il capogiro delle tentazioni, la tristezza delle cadute, la noia del peccato. .. Facci sentire la tua rassicurante presenza, o coetanea dolcissima di tutti. E non ci sia mai un appello in cui risuoni il nostro nome, nel quale, sotto la stessa lettera alfabetica, non risuoni anche il tuo, e non ti si oda rispondere: «Presente!». Come un’antica compagna di scuola. Buon cammino!

 

 

Don Pietro, il diac. Nando e il Consiglio Pastorale Parrocchiale

 

 

 

25 Aprile alternativo

La nostra Comunità parrocchiale di San Domenico, quest’anno, ha deciso di vivere la festività del 25 aprile in comunione e fraternità.

All’alba in 54 persone ci si è dati appuntamento per recarci, come prima tappa, al cimitero di Alessano presso la tomba di don Tonino Bello, amato e indimenticato Vescovo della nostra Diocesi.

Accompagnati da un momento di preghiera, preparato dal nostro parroco don Pietro, abbiamo meditato sull’intrepido annunciatore del Vangelo, amico dei poveri e costruttore di pace.

Si è poi proseguito con la visita della Chiesa parrocchiale di Alessano, dove abbiamo celebrato l’Eucarestia nella festa di San Marco evangelista, e della casa natale, ora diventata piccolo museo.

Quindi ci siamo spostati a Leuca, dove sorge il Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae, arricchito dai portali in bronzo, messi in sede nel 2000, in ricordo dell’anno giubilare. Una leggenda narra che questo edificio, distrutto e ricostruito più volte, sia stato consacrato da San Pietro, proveniente dall’Oriente per recarsi a Roma. Entrati nel luogo sacro abbiamo potuto contemplare, al centro dell’altare maggiore, l‘immagine della Madonna con il Bambino, risparmiata durante l’incendio del 1624. Dopo la breve sosta contemplativa sul bellissimo panorama esterno, nel punto in cui Mare Adriatico e Ionio si fondono insieme, abbiamo raggiunto Santa Cesarea Terme per trascorrere il momento della convivialità. Si tratta di una suggestiva località della costa adriatica meridionale, dove c’è l’Oasi dei Martiri Idruntini che, come evidenziato da don Pietro, è nata dall’esigenza di offrire accoglienza ed ospitalità a coloro che sentono il bisogno di tranquillità.

La giornata, riprendendo il percorso “quando l’Arte si incontra con la Fede” che da tre anni la Parrocchia sta seguendo, è proseguita con la visita alla Cattedrale di Otranto, conosciuta in tutto il mondo, come da descrizione fornita dalla Dott.ssa Rosanna Carlucci, soprattutto per il mosaico che ne pavimenta l’intera area, costituito da milioni di tessere policromatiche che ritraggono animali mitologici, scene bibliche, descrizioni della Genesi e probabilmente contenuti esoterici non ancora correttamente interpretati. Carica di suggestione la cappella in cui si trovano le sette teche in vetro contenenti le ossa dei Martiri. Al rientro, durante il viaggio, i coniugi Nando e Damiana Vitelli hanno raccontato e testimoniato, emozionandoci, il loro incontro con il Servo di Dio, don Tonino Bello.

Ebbene, la gratitudine per la splendida e intensa giornata vissuta va soprattutto a don Pietro, al diacono Nando, a Rosanna e a tutti i partecipanti, in particolare al piccolo Giulio Lobasso. Ciascuno, con il proprio contributo, ha reso la giornata, soprattutto nel lungo viaggio di ritorno, dovuto a code chilometriche, meditativa, serena e gioiosa.

 

Maria Donata Guastadisegni

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