Veglia Adesione Azione Cattolica del 2 dicembre 2017 – Riflessione di Don Pietro

INTERVENTO DI DON PIETRO RUBINI, GIÀ ASSISTENTE UNITARIO, ALLA VEGLIA DIOCESANA DELL’AZIONE CATTOLICA

NELLA CHIESA E NEL MONDO CON IL SENTIMENTO DELLA GIOIA

Carissimi amici,
con profonda gratitudine al Signore ed intensa gioia viviamo questo momento di veglia in preparazione alla festa dell’adesione, il prossimo 8 dicembre, nella cornice dell’importante traguardo che l’Azione Cattolica celebra dalla sua fondazione: 150 anni a livello nazionale e 120 anni a livello diocesano.
In questa lunga storia c’è anche la nostra storia personale: le esperienze vissute, i percorsi formativi, l’impegno profuso di tanti di voi – me compreso – cresciuti con l’AC e grazie all’AC.
Attraverso voi, inoltre, sono qui idealmente presenti tutte le persone della nostra Azione Cattolica Diocesana, una schiera di uomini e donne, di giovani e ragazzi, che nel corso di questo ampio arco di tempo, hanno saputo, con coerenza e umiltà, dare ragione della loro adesione a Cristo in maniera esemplare, vivendo come testimoni gioiosi del suo amore nel mondo e contribuendo, con il proprio dovere e la propria competenza, alla costruzione di una società più giusta, più fraterna, più solidale. Persone animate dalla sincera passione per il mondo e per la Chiesa.
È ancora vivo nel cuore di tanti di voi il ricordo bellissimo dell’incontro nazionale della nostra Associazione con il Santo Padre, avvenuto lo scorso 30 aprile in Piazza san Pietro. Quel giorno papa Francesco esortandovi a non cedere al fascino sterile di nostalgici ripiegamenti e rimpianti vi ha detto che «fare memoria di un lungo itinerario di vita aiuta a rendersi consapevoli di essere popolo che cammina prendendosi cura di tutti, aiutando ognuno a crescere umanamente e nella fede, condividendo la misericordia con cui il Signore ci accarezza. (…) Un popolo di discepoli-missionari che vivono e testimoniano la gioia di sapere che il Signore ci ama di un amore infinito, e che insieme a Lui amano profondamente la storia in cui abitiamo». È quanto ci insegna la storia di Maria, narrata dal Vangelo, alla cui protezione affidiamo il presente e il futuro della nostra Associazione. Maria viene raggiunta da Dio nella ferialità della vita quando, nell’umile casa di Nazaret, è alle prese con le cose di ogni giorno. Di qui il suo primo grande messaggio: riappropriatevi della spiritualità del quotidiano perché è nella realtà meravigliosa di tutti i giorni che Dio vi raggiunge. Santa Teresa d’Avila nel “Libro delle Fondazioni” ha scritto per le sue monache una lettera in cui diceva queste parole: «sorelle ricordatevi, Dio va fra le pentole, in cucina». Ma come, diremmo noi, possibile che il Signore dell’universo si debba muovere nella cucina di un monastero, fra brocche, pentole, stoviglie e tegami? Si, proprio così, cari amici. Perché se il Dio della vita non lo senti domestico, cioè dentro le cose più semplici, è il segno che non lo hai ancora trovato, che sei ancora alla rappresentazione nozionale di Lui.
Dio in cucina, significa sentire e portare Dio in un territorio di prossimità, nella normalità di una casa, di una famiglia, di un luogo di lavoro, di una parrocchia, di una associazione, laddove si è se stessi. Lì e solo lì senti che il Signore ti sfiora e ti tocca. Bel compito per voi dell’AC! Sentire e portare Dio nei nostri territori, nel terreno del nostro quotidiano laddove il sentimento che deve prevalere è la gioia, l’ostacolo da superare è la paura, l’impegno per cui attivarsi è generare vita.

Il sentimento della gioia

“Rallegrati Maria”, le dice l’angelo. Perché? Perché quando Dio si avvicina “porta una promessa di felicità”. A noi che siamo caricati di gravità, di pesantezze, di responsabilità; a noi feriti da delusioni e mediocrità, Maria ricorda che la fede o è gioiosa fiducia o non è. Maria entra in scena come una profezia di felicità per la nostra vita, come una consolante benedizione di speranza che scende sul nostro male di vivere, sulle solitudini patite, sulle tenerezze negate, sull’innocenza minacciata eppure vittoriosa.

“Rallegrati, Maria”. Gioisci, sii felice, le dice Dio attraverso l’angelo. Il tuo nome è: “Amata per sempre”. Un angelo viene ancora a ripetere per ciascuno: Tu sei amato. Dio ti ha scelto prima della creazione del mondo, quando non eri che una perla di sangue e di luce. E ciascuno di noi, a questo punto, può dire: «Grazie Signore, perché la tua grazia fa del mio nulla qualcosa che serve a qualcuno».

L’ostacolo della paura da superare
E poi “non temere”, cioè supera l’ostacolo della paura. La paura è nata nel cuore di Adamo e da quel momento è entrata nel mondo e ci ha consegnato l’immagine capovolta di Dio alla quale i nostri progenitori, indotti dal serpente, hanno creduto: un Dio che toglie e non un Dio che dona; un Dio che ruba libertà, invece che offrire possibilità; un Dio cui importa più la sua legge che non la gioia dei suoi figli; un Dio dallo sguardo giudicante, da cui fuggire anziché corrergli incontro; un Dio di cui non fidarsi. Ebbene anche se l’uomo e la donna non si sono fidati di Dio, Dio si fiderà di loro, inventandosi l’incarnazione. Si fiderà a tal punto da consegnarsi nelle loro mani inerme, vulnerabile, bisognoso e incapace di tutto, un bimbetto che piange (cf. Marina Marcolini). È una scelta, quella di Dio, che scardina i nostri cardini e i nostri parametri di valutazione. Non solo si fida ma sceglie tra i tanti luoghi importanti uno sconosciuto villaggio della Galilea; tra le tante donne di famiglie altolocate una fanciulla dalle umili origini. Dio si fida. E anche la giovane Maria, la vergine “ragazzina” (d. Franco Sasso) si affida e impara a fare la madre. “Non temere”: da questo invito scaturisce il senso della nostra missione come singoli e come associazione racchiudibile in tre parole: non aver paura di essere te stesso, senza maschere; non fare paura per il piacere di intimidire gli altri perché così diventi l’anticreatore; libera dalla paura e passa dall’ostilità all’ospitalità. “Non temere”: è la parola che stasera vorremmo dire ad ogni donna vittima della violenza, non senza dire anche ad ogni uomo, in particolare agli uomini violenti, con le parole di Roberto Benigni: «State molto attenti a far piangere una donna, perché Dio conta le sue lacrime. La donna è uscita dal costato dell’uomo, non dai piedi per poter essere calpestata, non dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale. Un po’ più in basso del braccio per essere protetta, dal lato del cuore per essere amata».

Generare vita

E infine, “tu sarai madre”, ovvero genererai la vita. Quale esperienza stupenda generare vita. Stando alle ultime statistiche che ci dicono di una riduzione drastica del numero di nascite nel nostro bel Paese, sembra che gli uomini e le donne non sappiano più apprezzare questa esperienza del generare vita. Il desiderio del generare viene sopraffatto dalla paura del futuro e dalla responsabilità dell’accompagnamento educativo dei figli avvertito come peso inconciliabile con le realizzazioni personali. Ma generare vita significa anche altro. Ci sono nella vita tre verbi maledetti, che danno morte. Sono: avere, salire, comandare. Ad essi il Vangelo oppone tre verbi benedetti: dare, scendere, servire. Se fai così, sei felice di generare vita negli altri. Se dai, se scendi al livello dell’altro e servi, se asciughi una lacrima, non cambi il mondo, non cambi le strutture dell’iniquità, ma hai inoculato l’idea che la fame non è invincibile, che le lacrime degli altri hanno dei diritti su di te, che tu non abbandoni chi ha bisogno, Che il contrario dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza. La vita dovrebbe essere il tempo in cui impariamo a sentirci depositari di una benedizione che Dio ha posto nel cuore di tutti noi. Ciascuno deve poter dire all’altro: il Signore ti ha posto accanto, sulla strada della mia vita perché ha qualcosa da dire a me attraverso te. Come Maria nelle varie situazioni e nei vari incontri con gli altri ha ridetto “l’Eccomi” che aveva pronunciato all’annuncio dell’angelo, cosi anche noi ripetiamo, senza stancarci, il nostro eccomi. Eccomi sono qui: è l’avverbio della presenza, del servizio, e della disponibilità. È, per così dire, la parola che si pronuncia chiara e forte a scuola al momento dell’appello: presente. Cioè, sono qui; sento di doverti essere utile.

Auguri cari amici dell’Azione Cattolica e un grande grazie perché ci siete da 120 anni nella nostra Diocesi e ci sarete per tanti, tanti altri anni ancora, sempre giovani nel cuore e nello spirito perché la Chiesa che vi ama è giovane; e sempre belli, perché la Chiesa che amate e sognate è bella.

Con immenso affetto
Vostro, don Pietro

Giovinazzo, 2 dicembre 2017

Programma pastorale

 

Una parrocchia alla sequela Christi

 

sulle orme dei testimoni

 

 

 

Parrocchia San Domenico – Programma Pastorale 2017-18

 

 

 

introduzione

 

Il nuovo anno pastorale sarà vissuto, a livello parrocchiale e diocesano, in compagnia di quei testimoni della fede, che nella coscienza della gente più profondamente corrispondono alla concezione popolare di “Santi”.

 

In una società, che sembra aver smarrito le certezze essenziali dell’esistenza, Cristo e i suoi Santi costituiscono ancora l’unico luminoso faro per orientare esistenze e comportamenti buoni. I Santi, infatti, sono campioni del bene; danno freschezza e concretezza al Vangelo delle Beatitudini. Nella loro storia di vita la ricaduta sociale è uno degli aspetti più sorprendenti. Non sono degli alieni ma cittadini esemplari della nostra terra, che hanno realizzato in pienezza una vita di letizia nella lode a Dio e nella promozione del bene dell’uomo. Come Dio, che è carità senza fine, così i santi esplodono di carità immensa, stringendo ogni essere umano in un abbraccio d’amore: il povero viene aiutato, il malato viene assistito, il peccatore perdonato, l’ignorante istruito, il nemico rispettato, lo straniero accolto.

 

San Francesco di Sales ha scritto che tra Vangelo e vita dei Santi non c’è altra differenza che quella esistente fra una musica scritta e una musica cantata. Pertanto, la loro testimonianza non può che illuminare il cammino della nostra Comunità, accendendo nel cuore di ciascuno di noi una luce vera fatta di fede, di speranza e di carità; ovvero il desiderio della santità, intesa come «misura alta della vita cristiana ordinaria» (NMI, 31). In una specie di cammino a staffetta, la nostra Comunità parrocchiale, nell’arco dell’anno pastorale, sarà accompagnata da quattro figure di riferimento.

 

 

 

San Vincenzo de’ Paoli (1581 – 1660)

 

per una parrocchia che impara dai poveri

 

Nel contesto del IV centenario del Carisma Vincenziano, la nostra parrocchia accoglie le Reliquie di San Vincenzo de’ Paoli, «un uomo braccato da Dio e dai poveri», fondatore della Congregazione della Missione e delle Figlie della Carità.

 

Una lettura superficiale della sua biografia potrebbe farci pensare a San Vincenzo come a un manager intraprendente e geniale dell’organizzazione caritativa. Potrebbe essere vero ma non è il meglio di San Vincenzo. Egli fu soprattutto un plasmatore di coscienze, un trascinatore di anime, un annunciatore e profeta della Carità di Cristo, un vero uomo di Dio. Di se stesso San Vincenzo diceva: «Se ci fosse anche una fibra sola nel mio cuore che non batta per Dio, me la strapperei all’istante». Tutto il suo programma culminava nell’ansia pastorale di portare a Cristo le pecorelle smarrite e ridonare Cristo ai poveri. La grande verità di cui era convinto non può che dare un nuovo slancio alla nostra carità: «i poveri sono i vostri padroni, un giorno saranno i vostri giudici».

 

 

 

Peregrinatio delle Reliquie di San Vincenzo dal 20 al 22 ottobre:

 

· Incontro di riflessione sul tema: Il Carisma vincenziano. Missione e Carità

 

· Peregrinatio delle Reliquie presso la “Mensa dei Poveri” di Ruvo

 

· Pranzo della solidarietà presso la Parrocchia con le famiglie seguite dalle caritas parrocchiali

 

 

 

– Veglia di preghiera: Nei Santi l’impronta di Dio – 31 ottobre

 

– Lectio divina per tutta la Comunità sul Vangelo del Servizio (Mc 1,29-39) – 17 novembre

 

– 1a G. Mondiale del Povero, 19 novembre 2017, animata dal Centro d’ascolto Vincenziano

 

 

 

San Giuseppe Moscati (1880 – 1927)

 

per una parrocchia che si fa vicina agli ammalati

 

Nel mese di dicembre accoglieremo anche le Reliquie di San Giuseppe Moscati. Medico napoletano tra i più affermati, svolgeva la sua professione animato dall’amore per Dio e per i fratelli. L’episodio che trasformò significativamente la sua vita fu l’accoglienza di una donna malata. Moscati si offrì di tenerla in casa sua, di curarla e di occuparsi di lei in tutto, senza chiedere alcun onorario, finché non avesse recuperato la salute persa. Avrebbe potuto diventare molto ricco essendo medico, ma questa prospettiva non lo interessò mai. Tra gli oggetti della sua stanza che raccontava la sua gentilezza d’animo c’era un cappello con la scritta: “Chi può lasci, chi non può prenda”.

 

Avrebbe potuto occupare alte posizioni, ma per lui la ricerca medica era sempre subordinata alla fede: “non la scienza ma la carità ha trasformato il mondo”.

 

La sua testimonianza potrà rischiarare come luce scintillante il nostro cammino cristiano e la sua intercessione potrà ottenere dal Padre le grazie invocate per i nostri malati e il conforto per quanti li assistono.

 

 

 

Peregrinatio della Reliquia di San G. Moscati dal 15 al 17 dicembre:

 

· Incontro di riflessione sul tema: Scienza e Fede nella vita di Giuseppe Moscati, laico e santo

 

· Peregrinatio della Reliquia presso gli ospedali di Molfetta e Terlizzi

 

· Sacramento dell’Unzione degli infermi agli ammalati della città

 

 

 

– Novena Immacolata – Natale e Via Crucis quaresimale presso le case degli ammalati

 

– Lectio divina per tutta la Comunità sul Vangelo delle Guarigioni (Mc 1,21-3,6) – 19 gennaio

 

– Giornata Mondiale dell’ammalato da sensibilizzare a livello parrocchiale – 10 febbraio

 

 

 

Beato Nicolò Paglia (1197 -1256)

 

per una parrocchia che si mette in ascolto della Parola

 

Ancora oggi, a distanza di otto secoli, il nostro illustre concittadino è per tutti noi motivo di gratitudine a Dio per la sua testimonianza evangelica, ragione di fierezza per il suo luminoso esempio, stimolo prezioso per riscoprire la bellezza della sequela Christi e sicuro riferimento per godere della sua benevola intercessione. La lettura sommaria della sua biografia, arricchita dai racconti edificanti dei miracoli che gli sono attribuiti, fa emergere una realtà di fondo: Nicolò Paglia viveva la sua vocazione battesimale con lo sguardo della mente e con la passione del cuore rivolti a Cristo. Egli era formato da Cristo, che quotidianamente lo conformava a sé. Da Cristo a Nicolò Paglia c’è stata una sorta di travaso di conoscenza e di carità. Di lui, come di San Domenico, fondatore dell’Ordine dei Predicatori, e degli altri Santi Domenicani, si può dire che il donum veritatis ricevuto dal Signore diventò donum caritatis attraverso il suo apostolato.

 

 

 

Festa del Beato Nicola presso la nostra parrocchia il 16 febbraio

 

 

 

– Incontro di riflessione sul tema: la vita e le opere del Beato Nicola

 

– Lectio divina per tutta la Comunità sul Vangelo della sequela (Mc 3,13-21) – 13 marzo

 

– Preghiera per la canonizzazione del nostro Beato da recitare ogni 16 del mese a conclusione della Celebrazione Eucaristica

 

 

 

Il servo di Dio don Tonino Bello (1935 – 1993)

 

per una parrocchia che non si lascia rubare la Speranza

 

A venticinque anni dalla morte, il prossimo 20 aprile, non si contano le persone, i gruppi, le comunità che si ispirano al suo messaggio e vengono pellegrini a visitare i luoghi in cui ha operato il Vescovo degli ultimi, che il popolo ritiene già “santo” e del quale si è conclusa la fase diocesana della causa di beatificazione e di canonizzazione.

 

Pastore amato, ammirato e stimato, don Tonino, sin dal suo arrivo in Diocesi, si è schierato dalla parte dei poveri, dei senza-casa, degli immigrati, degli ultimi. «Amate i poveri ma soprattutto la povertà» soleva ripetere, convinto che «chi non vive per servire non serve per vivere», suggestiva espressione spesso riportata nei Discorsi del Santo Padre Francesco.

 

Il versetto del Salmo 34, prescelto a motto episcopale: «Ascoltino gli umili e si rallegrino», è stata la cifra del suo infaticabile ministero pastorale. La sua accoglienza era del tutto particolare: affettuosa, gioiosa e fuori protocollo. Ogni persona che lo incontrava si sentiva riconosciuta, importante, amata. La sua stessa malattia e il suo lento ma inesorabile viaggio verso il suo compimento terreno è stato un racconto di speranza. Chi si recava a manifestargli vicinanza, mentre era sul letto della sofferenza, riceveva in cambio incoraggiamento e serenità. Sicché davvero il suo letto, altare di sacrificio e di immolazione, divenne cattedra di evangelici insegnamenti.

 

XXV anniversario della nascita al cielo di Mons. Antonio Bello

 

La Comunità si lascerà coinvolgere dalle varie iniziative diocesane, tra le quali:

 

· Settimana biblico teologica (con riferimento a don Tonino, sulle parole “Ricerca e discernimento” del sussidio Sinodo Giovani) 26-27-28 febbraio

 

· Pellegrinaggio della Diocesi ad Alessano, 17 marzo

 

· Famiglia laboratorio di pace: appuntamenti Ufficio Famiglia (3 dicembre e 25 febbraio)

 

· 19 aprile 2018: S Messa in Cattedrale presieduta da S.Em. il Card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

 

 

 

– Via Crucis quaresimale con i testi di don Tonino

 

– Lectio divina per tutta la Comunità sul Vangelo della Speranza (Mc 16,9-20) – 26 aprile

 

– Preghiera per la canonizzazione del Servo di Dio da recitare ogni 20 del mese a conclusione della Celebrazione Eucaristica

 

 

 

Alle iniziative legate ai quattro Testimoni dell’anno si aggiungono quegli appuntamenti e quei percorsi di formazione che da diverso tempo accompagnano il cammino della Comunità parrocchiale:

 

· S. Messa di ringraziamento con quanti ricordano il 25 o e il 50 o – 60 o _ 70 o – 80 o anniversario di Battesimo ricevuto nella nostra Parrocchia –  domenica 17 dicembre 

 

· S. Messa di ringraziamento con quanti hanno celebrato il 1o, il 25 o e il 50 o – 60 o anniversario di Matrimonio: domenica 31 dicembre

 

· Realizzazione del presepe vivente con la partecipazione delle realtà ecclesiali cittadine

 

· Adoro il Mercoledì: breve momento di preghiera per giovani e famiglie sul Vangelo della Domenica, alle ore 20.00

 

· Adorazione Eucaristica comunitaria nel primo venerdì del mese sui doni del Sacro Cuore

 

· Il percorso di preparazione al matrimonio coinvolgendo le famiglie d’origine

 

· Il percorso di fede e di cultura attraverso le Cattedrali di Puglia

 

· La catechesi intergenerazionale tra genitori e figli dell’iniziazione cristiana

 

· Il foglio di collegamento tra parrocchia e fedeli: Filodiretto

 

· La cena rionale in bianco/nero. 

 

 

 

Affidiamo il nostro cammino parrocchiale alla Vergine Maria con le parole che a Lei rivolgeva il Servo di Dio don Tonino Bello:

 

Santa Maria, donna dei nostri giorni, … mettiti accanto a noi e ascoltaci mentre ti confidiamo le ansie quotidiane che assillano la nostra vita moderna: lo stipendio che non basta, la stanchezza da stress, l’incertezza del futuro, la paura di non farcela, la solitudine interiore, l’usura dei rapporti, l’instabilità degli affetti, l’educazione difficile dei figli, l’incomunicabilità perfino con le persone più care, la frammentazione assurda del tempo, il capogiro delle tentazioni, la tristezza delle cadute, la noia del peccato. .. Facci sentire la tua rassicurante presenza, o coetanea dolcissima di tutti. E non ci sia mai un appello in cui risuoni il nostro nome, nel quale, sotto la stessa lettera alfabetica, non risuoni anche il tuo, e non ti si oda rispondere: «Presente!». Come un’antica compagna di scuola. Buon cammino!

 

 

Don Pietro, il diac. Nando e il Consiglio Pastorale Parrocchiale

 

 

 

25 Aprile alternativo

La nostra Comunità parrocchiale di San Domenico, quest’anno, ha deciso di vivere la festività del 25 aprile in comunione e fraternità.

All’alba in 54 persone ci si è dati appuntamento per recarci, come prima tappa, al cimitero di Alessano presso la tomba di don Tonino Bello, amato e indimenticato Vescovo della nostra Diocesi.

Accompagnati da un momento di preghiera, preparato dal nostro parroco don Pietro, abbiamo meditato sull’intrepido annunciatore del Vangelo, amico dei poveri e costruttore di pace.

Si è poi proseguito con la visita della Chiesa parrocchiale di Alessano, dove abbiamo celebrato l’Eucarestia nella festa di San Marco evangelista, e della casa natale, ora diventata piccolo museo.

Quindi ci siamo spostati a Leuca, dove sorge il Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae, arricchito dai portali in bronzo, messi in sede nel 2000, in ricordo dell’anno giubilare. Una leggenda narra che questo edificio, distrutto e ricostruito più volte, sia stato consacrato da San Pietro, proveniente dall’Oriente per recarsi a Roma. Entrati nel luogo sacro abbiamo potuto contemplare, al centro dell’altare maggiore, l‘immagine della Madonna con il Bambino, risparmiata durante l’incendio del 1624. Dopo la breve sosta contemplativa sul bellissimo panorama esterno, nel punto in cui Mare Adriatico e Ionio si fondono insieme, abbiamo raggiunto Santa Cesarea Terme per trascorrere il momento della convivialità. Si tratta di una suggestiva località della costa adriatica meridionale, dove c’è l’Oasi dei Martiri Idruntini che, come evidenziato da don Pietro, è nata dall’esigenza di offrire accoglienza ed ospitalità a coloro che sentono il bisogno di tranquillità.

La giornata, riprendendo il percorso “quando l’Arte si incontra con la Fede” che da tre anni la Parrocchia sta seguendo, è proseguita con la visita alla Cattedrale di Otranto, conosciuta in tutto il mondo, come da descrizione fornita dalla Dott.ssa Rosanna Carlucci, soprattutto per il mosaico che ne pavimenta l’intera area, costituito da milioni di tessere policromatiche che ritraggono animali mitologici, scene bibliche, descrizioni della Genesi e probabilmente contenuti esoterici non ancora correttamente interpretati. Carica di suggestione la cappella in cui si trovano le sette teche in vetro contenenti le ossa dei Martiri. Al rientro, durante il viaggio, i coniugi Nando e Damiana Vitelli hanno raccontato e testimoniato, emozionandoci, il loro incontro con il Servo di Dio, don Tonino Bello.

Ebbene, la gratitudine per la splendida e intensa giornata vissuta va soprattutto a don Pietro, al diacono Nando, a Rosanna e a tutti i partecipanti, in particolare al piccolo Giulio Lobasso. Ciascuno, con il proprio contributo, ha reso la giornata, soprattutto nel lungo viaggio di ritorno, dovuto a code chilometriche, meditativa, serena e gioiosa.

 

Maria Donata Guastadisegni

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UNA PARROCCHIA “FORMATO FAMIGLIA”? … PROVIAMOCI!

Programma Pastorale Parrocchiale 2016-17

introduzione

Come nel nostro nome è iscritto il progetto di Dio su ciascuno di noi, così nel titolo del nuovo programma pastorale parrocchiale è presente quello che la nostra comunità di San Domenico è e deve cercare di diventare: una comunità a misura di famiglia.

Forse si tratta di un sogno che contrasta con l’esperienza di quanti nella nostra parrocchia hanno incontrato più la freddezza delle distanze che il calore dell’accoglienza, tanto si sono sentiti, in certe situazioni, estranei e non fratelli e sorelle. Tuttavia, proprio questo disagio costituisce anche la sfida da raccogliere perché la nostra parrocchia possa rispondere all’invito che il grande Tertulliano agli inizi del cristianesimo rivolgeva al cristiano: «diventa quel che sei», cioè «famiglia di famiglie».

 

la comunità delle origini

La comunità cristiana dei primordi era esattamente così: una sorta di grande famiglia. «Ogni giorno – si legge nel libro degli Atti degli Apostoli (2,46) – tutti insieme spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore». Secondo il Nuovo Testamento, infatti, la Chiesa è casa di Dio (1Pt 2,5, 4,17; 1Tm 3,15; Eb 10,21). E per questo anche la liturgia spesso definisce la Chiesa familia Dei, dunque casa per tutti. In essa tutti devono potersi sentire a casa e come in famiglia. Della casa, nel mondo antico spesso facevano parte, accanto al capofamiglia, alla moglie e ai figli, anche tutti gli altri che vivevano nello stesso casato: i parenti, gli schiavi, gli amici e gli ospiti. È a questo contesto che dobbiamo pensare quando ci viene raccontato negli Atti degli Apostoli che i primi cristiani si riunivano nelle case (At 2, 41-48; 4,32-35; 5,12-16) e che la conversione a volte riguardava intere case (At 11, 14; 16, 15, 31, 33). Nelle lettere di San Paolo la Chiesa appare ordinata secondo case, vale a dire Chiese domestiche. (Rm 16,5;1Cor 16, 19; Col 4, 15; Fm 2). Esse costituivano per l’apostolo un punto di appoggio e di partenza nei suoi viaggi missionari, erano luogo di preghiera, d’insegnamento catechetico, di fratellanza cristiana e di ospitalità verso i cristiani di passaggio. Prima della svolta costantiniana erano anche luogo di incontro per la celebrazione della cena del Signore. Sorprende il fatto che fra gli elementi umani fondanti la prima Comunità cristiana, l’autore degli Atti degli Apostoli insista di più sull’unità dei sentimenti, unità di cuore e di anima. Prima di parlarci della libera comunione dei beni, perché frutto d’amore, ogni volta l’autore sacro insiste su questa unità di sentimenti, da cui procede ogni attività: «Un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32).  L’espressione, divenuta proverbiale, intende ribadire che, grazie al dono dello Spirito, i credenti di una comunità sono una sola cosa, anzi un solo cuore, come avviene in una famiglia. Di qui una conseguenza importate: l’unità fraterna vale più dei miracoli. Così il miracolo più grande che Lui stesso compie per noi è l’amore che crea l’unità. Questo è il segno più manifesto della presenza dello Spirito in una famiglia come in una comunità cristiana: vivere una medesima vita, essere un solo cuore nonostante le diversità.

 

come vive questa comunità d’amore?

Quali sono le dimensione attraverso le quali si esprime la vita della Comunità parrocchiale? Fondamentalmente sono tre: liturgia, catechesi e carità. Quest’anno proveremo a declinare queste tre dimensioni secondo il “formato famiglia”. Perché questa scelta? Essa è ispirata dalla prima Lettera pastorale che il nostro Vescovo al Convegno diocesano d’inizio anno ha voluto consegnare alle nostre comunità parrocchiali dal tema: Annunciare la gioia del Vangelo in famiglia. Al paragrafo n. 6, infatti, Mons. Domenico Cornacchia dice chiaramente: «per l’anno pastorale 2016-2017 scegliamo come luce di posizione quella della famiglia, sollecitati dal Papa con la sua Esortazione Apostolica Amoris laetitia, frutto dei due Sinodi dedicati al tema della famiglia».

Se la luce di posizione deve essere quella della famiglia, sarebbe interessante vedere come proprio attraverso la mediazione della famiglia, la nostra parrocchia può diventare una famiglia di Dio, una casa di famiglie e delle famiglie dove allenarsi all’ascolto, alla condivisione, alla corresponsabilità, all’accoglienza, all’accompagnamento, all’attenzione al più piccolo e al più debole. L’analogia tra la famiglia e la parrocchia è alquanto evidente.

Se la famiglia trasmette nella casa natale la fiducia fondamentale della vita, la parrocchia introduce, attraverso il cammino di iniziazione, alla vita come un dono che viene dall’alto.

Se la famiglia è lo spazio degli affetti, apre a nuove relazioni e trasmette la responsabilità personale della scelta di vita, la parrocchia è lo spazio dove si sperimenta la comunione trinitaria come chiamata e vocazione, l’atmosfera che genera persone di comunione, l’ambiente che suscita gesti di servizio, il cammino che stimola slanci di dedizione e avventure che sono capaci di segnare la vita degli uomini e delle donne a tal punto da far trovare loro una nuova identità.

Se la famiglia realizza nella propria casa e dentro la trama del quotidiano un sogno comune, la parrocchia rende possibile che questo sogno comune sia anche il sogno di altre famiglie, strappandole dal loro ripiegamento nel privato (cf F. G. BRAMBILLA, Dalla “chiesa domestica” alla “chiesa famiglia di Dio”: luogo degli affetti e spazio della comunione, Relazione).

 

obiettivi e scelte operative

 

  1. 1.                  per una liturgia formato famiglia

Tutta la vita, nello scorrere dei giorni, è una liturgia. Ancor di più la vita di due persone che mettono su famiglia. La liturgia nuziale, infatti, non si conclude con la celebrazione in chiesa, «La Messa è finita, andate in pace», e il conseguente pranzo di nozze, ma continua ad avere una sua celebrazione, una sua conseguenza nella vita stessa degli sposi. È la liturgia feriale che si vive in tante famiglie come in quella di Gesù, Giuseppe e Maria: la “liturgia di Betlemme” con lo stupore nei confronti di un bimbo che nasce e che bisogna aiutare a far crescere; la “liturgia di Nazareth”, pienamente vissuta come liturgia della normalità con il ripetersi quotidiano dei gesti, del lavoro e degli impegni;  la” liturgia della vita pubblica”, quando si tratta, come Gesù, di “giocarsi la faccia in pubblico” scatenando malumori in quanti non condividono il nostro pensiero; e da ultimo, “la liturgia del dolore, della solitudine e delle lacrime” quando ci si avvia gradualmente ma consapevolmente sulla strada del «perdere tutto», dell’imparare a donare tutto. Sono le liturgie feriali della famiglia che traggono forza dalla liturgia principale, che è quella domenicale. È là che sperimentiamo il nostro essere famiglia perché partecipare alla Messa domenicale non vuol dire compiere un rito, ma è un “andare a trovarsi con i parenti” (i nonni, gli zii, i nipoti, i parenti, gli amici) in una sorta di “festa di famiglia” e di ” famiglia allargata” che oltrepassa il tempo.

 

Proposte:

–     Favorire, attraverso semplici sussidi, la preghiera in famiglia sia come celebrazione dell’unità tra marito e moglie, genitori e figli, sia come preparazione della liturgia eucaristica domenicale.

–     Favorire occasioni per celebrare la fraternità allargata tra le famiglie in occasione della Cena rionale da vivere prima dell’inizio dei campi estivi dei nostri ragazzi e giovani.

–     Promuovere l’iniziativa di celebrare come liturgia e festa domestica gli anniversari del battesimo e del matrimonio. In ogni anniversario di battesimo e di matrimonio, infatti, noi celebriamo il «per sempre»: «Sarò per sempre figlio di Dio; saremo per sempre sposi». Pertanto nella quarta domenica di Avvento sarà celebrata la S. Messa con tutti coloro che ricordano il 1o, il 25 o e il 50 o – 60 o _ 70 o – 80 o anniversario di Battesimo ricevuto nella nostra Parrocchia, mentre nella domenica del battesimo di Gesù sarà celebrata la S. Messa di ringraziamento con quanti hanno celebrato il 1o, il 25 o e il 50 o – 60 o anniversario di Matrimonio.

–     Aiutare i genitori a pregare con i bambini, invocando la benedizione su di loro o tracciando un segno di croce sulla loro fronte, al mattino o alla sera; ma anche aiutare gli sposi a pregare insieme, invocando la benedizione sulla propria moglie e sul proprio marito.

–     Favorire la partecipazione di tutti i componenti della famiglia alla Messa domenicale, come tiene a ribadire il nostro Vescovo nella lettera pastorale al n. 12, riservando ai genitori il posto accanto ai figli e prevedendo per tutti i componenti della famiglia i vari servizi previsti dalla liturgia, in modo che sia la famiglia a celebrare il Giorno del Signore.

 

  1. per una catechesi formato famiglia

È necessario che gli itinerari di catechesi e di formazione non viaggino in modo parallelo e settoriale, l’uno staccato dall’altro. Il percorso è uno, ed è quello rivolto alla famiglia. È questa una scommessa che la nostra comunità parrocchiale sta portando avanti dallo scorso anno con i ragazzi e le famiglie del percorso di Iniziazione Cristiana. L’esperienza mostra la positività di realizzare momenti aventi una dimensione intergenerazionale, momenti cioè che coinvolgono la realtà familiare nel suo insieme, nei quali si accompagnano i genitori a riconoscere e ad assumere le proprie responsabilità di educatori nella fede dei figli e – non di rado – i figli stessi diventano “maestri” nella fede dei loro genitori. L’attenzione speciale a tutta la famiglia nel suo insieme è molto concreta e punta sulla valorizzazione e sull’educazione ad apprezzare le cose belle e positive ovunque si trovino. Negli incontri di formazione, che avvengono durante gli orari della catechesi, genitori e figli, in luoghi separati, affrontano la stessa tematica, i cui risultati vengono condivisi nel momento conclusivo ogni attraverso tecniche che aiutiamo i genitori ad esprimersi davanti ai figli e viceversa. L’intento è quello di aiutare la famiglia a diventare luogo dove si fa comunione non solo fisicamente, umanamente e socialmente, ma anche cristianamente: cioè, un luogo dove si parla di Cristo, lo si prega insieme, si vivono i valori evangelici.

 

Proposte:

–                 Adoro il Martedì: breve momento di preghiera per giovani e famiglie sul Vangelo della Domenica, alle ore 20.00.

–                 Lectio divina in famiglia: Incontri sul vangelo da leggere in chiave domestica. Tre incontri da tenersi nella Comunità parrocchiale con la presenza delle famiglie.

–                 Curare sul mensile Filodiretto la rubrica dal tema: Le parole del papa nell’Amoris laetitia.

–                 Catechesi intergenerazionale tra genitori e figli dell’iniziazione cristiana.

–                 Organizzare una gita con i genitori e bambini di seconda elementare e un pellegrinaggio al Miracolo Eucaristico di Lanciano con i genitori e i bambini di quarta elementare, prossimi alla Prima Comunione.

–                 Attivare il percorso di preparazione al matrimonio coinvolgendo in due incontri (quello iniziale e finale) le famiglie d’origine.

–                 Continuare il percorso di fede e di cultura attraverso le Cattedrali, cercando di coinvolgere di più la partecipazione delle famiglie.

 

  1. 3.                  per una carità formato famiglia

La carità nella famiglia riguarda innanzitutto l’amore reciproco tra i coniugi e tra i genitori e i figli e poi, come suo prolungamento, l’amore verso tutti, con attenzione preferenziale alle persone in situazione di necessità. La famiglia, infatti, può essere destinataria ma anche protagonista dell’attività caritativa.

In una “cultura dello scarto” – come ci richiama sovente il Papa – che sembra diventare sempre più dominante per la poca considerazione che si ha della vita umana, di grandi egoismi e di indifferenza, educare alla carità significa anzitutto riconoscere che “Dio è amore” e in Lui ogni uomo è un dono. Far comprendere che la più grande carità che possiamo scambiarci è l’incontro con Gesù Cristo per scoprire nel suo volto quello dei poveri e trasmettere il rispetto per la dignità verso ogni vita umana, è compito che i genitori adempiranno se loro stessi avranno una mentalità di carità. La carità ha come primo principio il riconoscimento dell’altro, ancor prima del suo bisogno. La carità è anche relazione, vale a dire entrare in contatto con le persone senza pregiudizi e riserve. La carità, inoltre, è responsabilità che apre all’azione non soltanto per colmare i bisogni, quanto per accogliere l’altro e i suoi bisogni con la capacità di chi risponde facendosene carico con amore. Questa è la conversione pastorale necessaria. Infine formare alla carità significa non soltanto avere attenzione ai poveri, ma lasciarsi evangelizzare dai poveri (cf Evangelii Gaudium, 198), che diventano nostri maestri, per cui il rapporto con loro è un dono reciproco. Chi di noi lo ha praticato, sa quanto ha imparato dai poveri. Al riguardo dobbiamo fare un grande passo avanti: dal “fare qualcosa per i poveri”, ad “accogliere”, e “condividere”.

 

Proposte:

–          Incontro animato dal Gruppo Caritas con le famiglie della catechesi per renderli partecipi dell’attenzione della parrocchia ai poveri.

–          Invitare le famiglie a tessere relazioni con le famiglie povere, superando l’idea che la carità in parrocchia la fanno le signore della Caritas.

–          Organizzare momenti conviviali dove sono presenti anche i poveri così da favorire conoscenze e amicizie.

–          Sottoscrivere adozioni a distanza con le famiglie e i ragazzi della catechesi

–          Programmare un servizio di accompagnamento per permettere ad alcuni anziani o malati di partecipare di tanto in tanto alla S. Messa domenicale.

–          Novene dell’Immacolata e di Natale, nonché Via crucis da animare a casa di alcuni ammalati e anziani.

 

conclusione

Il cammino pastorale di quest’anno può sembrare ambizioso e impegnativo perché richiede idee chiare, pazienza, disponibilità e un minimo di preparazione. Che non sempre ci sono. Non per questo dobbiamo cedere alla rassegnazione; al contrario, la nostra parrocchia accetta la sfida, punta in alto, crede che pian piano possiamo raggiungere mete ambiziose. Non perdiamoci d’animo. Se il Signore ci affida questa missione, non ci farà mancare la grazia necessaria.

A ciascun componente della grande famiglia parrocchiale sono dedicate le parole della seguente ballata irlandese:

 

Trova il tempo di lavorare, è il prezzo del successo.

Trova il tempo di riflettere, è la fonte della forza.

Trova il tempo di giocare, è il segreto della giovinezza.

Trova il tempo di leggere, è la base del sapere.

Trova il tempo d’essere gentile, è la strada della felicità.

Trova il tempo di sognare, è il sentiero che porta alle stelle.

Trova il tempo per amare, è la vera gioia di vivere.

Trova il tempo d’essere contento, è la musica dell’anima.

Buon cammino!

Don Pietro, il diac. Nando e il Consiglio Pastorale Parrocchiale