Video catechesi di Avvento (III): la domenica della gioia

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Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Trascrizione della video catechesi di don Pasquale Rubini

Stiamo celebrando la terza domenica d’Avvento, la domenica della gioia, perché in questa giornata già iniziamo a gustare la bellezza del Giubileo che Papa Francesco ha non solo indetto, ma ormai inaugurato lo scorso 8 dicembre, grande festa dell’Immacolata Concezione di Maria. Questa domenica, in tutte le Chiese diocesane e anche nella nostra Chiesa diocesana sarà inaugurato il Giubileo con l’apertura della Porta Santa che rappresenta Cristo, la “porta” attraverso cui tutti coloro che sono credenti nel Signore possono gustare la sua infinita misericordia e contemplare il suo volto del Signore, che è un volto di amore, un volto di accoglienza, un volto di perdono.

L’inizio dell’anno della Misericordia, sembra quasi stridente con le letture che abbiamo ascoltato, in modo particolare la figura maestosa e potente del precursore del Signore, Giovanni Battista, che offre un immagine di Gesù forte e dura.
Il Signore Gesù, è colui che viene a giudicare il mondo, è colui che viene a tagliare, ad eliminare tutto ciò che è male, tutto ciò che è inconsistente: Lui viene ad inaugurare il battesimo di fuoco. Attraverso queste immagini evangeliche, sembra quasi che il volto del Signore non sia tanto un volto misericordioso, ma duro, esigente, il volto di un giudice. In realtà, attraverso queste immagini, il Battista vuole indicare la novità del Signore, la novità che viene a portare Gesù: una novità che si realizza nella giustizia e nell’amore, perché il Signore fa nuove tutte le cose. Infatti, il battesimo di fuoco rappresenta il battesimo nello Spirito Santo.

Davanti a questa immagine di Gesù così forte, che chiama alla conversione le folle, chiama alla conversione i soldati, chiama alla conversione i pubblicani, noi ci poniamo questa domanda, cosa dobbiamo fare? Ecco la domanda che scaturisce dall’incontro personale con Cristo. Se si incontra Cristo nella propria vita e si viene affascinati dal suo volto misericordioso, ma allo stesso tempo esigente, (volto che ricrea nel profondo, dona la speranza e la fede e, allo stesso tempo, forma e riforma il cuore a immagine sua, cioè a immagine della carità che è il Signore stesso), l’uomo sperimenta non solo l’attrazione verso di Lui, ma anche la sua povertà. L’uomo supera il suo limite ogni qualvolta accoglie nella sua vita, nella sua esistenza, il Signore Gesù, e non solo si chiede cosa fare, ma inizia ad operare attraverso le opere di misericordia.

Questo Anno Santo è l’Anno della Misericordia e proprio Papa Francesco ha ricordato che nella tradizione della Chiesa, attingendo dal Vangelo, sono state evidenziate le opere di misericordia corporali e spirituali: quattordici in tutto, un numero simbolico per indicare la giustizia e l’amore. Tutti noi cristiani sappiamo che la prima forma di evangelizzazione, più che essere le strutture, l’organizzazione, è la santità della nostra vita che attrae, proprio come Gesù, come i Santi, i quali sono il tesoro e la bellezza della Chiesa. I santi attraggono al Signore perché in loro è presente Dio, che attira a se ogni cosa, perché è il nostro creatore, il nostro redentore. Da qui scaturisce non solo un esigenza di carattere morale, ma anche una grande riflessione: chi è per me Gesù.
Chiedersi chi sia per me Gesù è fondamentale, perché vuol dire non tanto credere solamente nelle verità di fede, ma soprattutto fare esperienza personale di Gesù e credere in Lui, convincendosi che Lui è la verità che ci rende liberi. È una verità così profonda da essere anche esigente: il Signore ha fiducia in noi, ha fiducia nella nostra libertà, nelle nostre capacità. L’apostolo Paolo, in questa domenica, ci esorta alla gioia, come anche il Salmo e la seconda lettura.
Da che cosa nasce la nostra gioia? Nasce dall’incontro con il Signore che è il sommo bene. La gioia è il gusto del bene e, se Cristo è il nostro vero sommo bene, allora la nostra gioia è somma e grande nonostante la fatica e le prove. E, anche nella sofferenza, il Signore diventa la nostra gioia e noi, con la nostra vita, con la nostra testimonianza e le nostre parole siamo capaci non solo di trasformare in noi tutta la nostra esistenza, ma siamo anche capaci di dare parole e gesti di speranza.

In questa domenica esultiamo nel Signore, rallegriamoci  nel signore perché se il Signore è dentro di noi saremo capaci sicuramente di costruire un mondo nuovo, un mondo più generoso, un mondo che sia ad immagine e somiglianza di colui che non solo ci ha creati, ma salvati nell’amore.

 

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