Video catechesi di Avvento (I): il germoglio e la giustizia del Regno di Dio

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Dal Vangelo secondo Luca (21,25-28.34-36)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Trascrizione della video catechesi di don Pasquale Rubini
Siamo all’inizio del nuovo anno liturgico, l’anno della Chiesa in cui celebreremo Cristo, signore del tempo e della storia, signore della nostra vita, signore dello spazio in cui esistiamo. Lui è il nostro signore da cui siamo venuti e a cui noi tendiamo soprattutto con la nostra vita che, quando è stata incontrata dalla Sua presenza e dal Suo Amore, sicuramente è stata trasformata in una vita nuova, la vita della  grazia, una vera vita cristiana.
Dunque, il tempo dell’Avvento è sicuramente un tempo favorevole per riprendere a camminare dietro al Signore, sapendo che lui non solo ci precede, ma, soprattutto, ci accompagna e vuole fare di noi una realtà nuova.

Nella Parola di Dio di questa prima domenica d’avvento le immagini e i simboli manifestano come la realtà profonda della nostra fede cristiana sia fondata e abbia origine in e da Cristo Gesù.
Il primo simbolo che possiamo costare nella prima lettura è quello del germoglio che nasce dalla causa di Davide, così dice il profeta Geremia. È facile offrire una lettura messianica a questo germoglio: questo germoglio è Cristo Signore, indica l’origine e, soprattutto, la vita nuova e il futuro, manifesta qualcosa che inizia e che non avrà fine. Il germoglio che è Cristo Signore ha una sede, ha una casa, e questa casa è Gerusalemme. Gerusalemme acquista un nome nuovo, “Signore nostra giustizia”, perché questo germoglio è un germoglio di giustizia.
In particolare, la giustizia non designa tanto la giustizia sociale, ma la giustizia di Dio, ovvero il nuovo ordine del mondo, fondato sulla pace che significa libertà, amore, misericordia, compassione. È questa la giustizia di Dio: è Cristo che viene ad instaurare questo nuovo regno, un regno di libertà, di pace, di giustizia.
Tutto questo Gesù lo realizzerà attraverso la sua incarnazione, la passione, la morte, la resurrezione, dove tutte le cose sono state ricreate, perché Cristo, attraverso la sua vita e la sua pasqua, ricrea il mondo ad immagine e somiglianza sua: per cui, tutto viene cristificato, tutto viene riordinato in lui.
È questo il sogno di Dio, Gesù Cristo: questo sogno può essere realizzato percorrendo la nostra via, una via che deve essere, così come dice il Salmo 24, illuminata dal Signore. Infatti, è facile smarrirsi e perdersi e, per questo motivo, bisogna chiedere al Signore di illuminare la nostra vita e la luce della fede. L’uomo è capace della verità, è capace di bene per natura, però è debole, una debolezza che lo inclina a cedere, che fa sì che molto spesso si confonda il bene con il male e la menzogna con la verità. Per questo, abbiamo bisogno di una luce altra che, poi, diventa la nostra luce interiore e il lume della fede.

Attraverso il salmista, vogliamo chiedere al Signore la luce della fede per ottenere in dono questa lampada che guida i nostri passi e, soprattutto, questa luce interiore che ci viene dalla Sua grazia. Tutto questo avviene mediante l’ascolto della Parola di Dio, che è Dio stesso che ci parla: nella Parola c’è lo Spirito, cioè la vita stessa di Dio, che fa si che dentro di noi abiti un dinamismo nuovo, un dinamismo che ci fa perdere la vita vecchia, la vita dell’uomo vecchio.

Nel Vangelo di Luca, attraverso un linguaggio un po’ difficile che gli studiosi chiamano apocalittico, Gesù evidenzia come, con l’avvento della grazia, quindi con la Sua presenza, tutto il mondo cambia: vi è qualcosa di nuovo, ovvero il regno della giustizia, il regno della pace il regno di Cristo, che viene ad abitare in questo nostro mondo, nel regno umano perché tutto il mondo sia salvato.
Nel mondo è presente la luce, ma sono presenti anche le tenebre: questa antitesi, luce e tenebre, è un altro simbolo tipico di questa prima domenica d’Avvento. Allora il credente, colui che ha incontrato Gesù, ha fatto esperienza di lui, crede in Lui, e credendo fa sempre più esperienza del suo amore della sua grazia fino a diventare veramente stabile, saldo, immacolato nell’amore: così come dice la Scrittura, è chiamato a rinunciare alle tenebre, ovvero al peccato, al suo solipsismo, il credere che da solo basti a se stesso. L’uomo non si salva da se stesso, l’uomo ha bisogno degli altri e dell’Altro per essere salvato.

E allora il passaggio dall’io al Dio è il cammino dell’Avvento e della salvezza. Mettiamoci alla sequela del Signore sapendo che il Signore non solo è esigente con noi, ma è esigente nell’amore perché, se ci chiede qualcosa, sicuramente ci dona la grazia per realizzarla. L’esigenza più grande che il Signore ci chiede è essere Santi, non perché il Signore abbia bisogno della nostra santità, della nostra lode, della nostra conformità, della nostra correttezza morale – Dio, dicevano gli antichi filosofi, basta a se stesso – ma perché siamo noi che abbiamo bisogno di Lui. Tutto è per la nostra salvezza, tutto è per il nostro amore. Se il Signore ci chiede questo, di passare dalle tenebre alla luce, è perché solo nella luce possiamo essere autenticamente felici.

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