Solo il silenzio può parlare

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Silenzio. La mente ci induce a pensare all’assenza di preoccupazioni, al rilassamento, ma forse dovremmo porci la domanda: che cosa è veramente il silenzio? Il silenzio (dal latino silere, non far rumore) è definito come l’assenza di rumore, di suono. Ricorrenti nel linguaggio comune sono espressioni come “silenzio della notte”, “zona di silenzio”, “silenzio tombale”. Ma il silenzio è assenza o presenza? Riflettendo sul significato della parola, in realtà, è un altro il silenzio che potremmo individuare: il silenzio che ci aiuta nella meditazione, che rischiara la nostra vita. Dunque, “Il silenzio non si riduce all’assenza di parole, bensì nel disporsi ad ascoltare altre voci: quella del nostro cuore e, soprattutto, la voce dello Spirito Santo” (Papa Francesco). Quest’atteggiamento conduce a restare soli con noi stessi, a guardarci dentro. È come specchio che riflette i pensieri, le preoccupazioni della nostra interiorità, potrebbe portare angoscia in quanto si sperimenterebbe la solitudine e il riconoscersi vuoti.

Il periodo quaresimale è particolarmente caratterizzato dal silenzio ed è l’occasione propizia per colmare questa solitudine affinché ci si lasci invadere dalla presenza di Dio.

Anche il Signore ha sperimentato il silenzio di Dio sulla croce. Il grido di invocazione “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Salmo 22) assume un significato drammatico. Quel grido cerca di riempire il silenzio tra il Figlio e il Padre, come se il Padre si fosse ritirato e il Figlio non lo trovasse più. Non è difficile comprendere in che modo il Figlio abbia accettato tutto: supplizio, passione, oltraggio ma risulta, invece, estremamente complesso afferrare come abbia potuto sostenere quel silenzio del Padre. Gesù era consapevole della volontà di Dio e sapeva che anche quello che, apparentemente, potrebbe sembrare abbandono, in realtà era la comunicazione della vicinanza più profonda del Padre.

Non dobbiamo avere paura, non siamo soli; c’è Qualcuno che non aspetta altro di essere liberato dai rumori del nostro “io” che soffocano la sua Parola impedendoci di avvertire la Sua presenza. Approfittiamo di questo tempo favorevole per rischiarare la mente e riscaldare il cuore, per avvertire come l’essenza stessa di ogni persona si costituisca nel silenzio: nel silenzio del grembo di una madre, nel silenzio di una culla di un bambino, nel silenzio dei pensieri di un giovane, nel silenzio dell’amore donato e ricevuto, nel silenzio della morte che apre alla vita. Sperimentiamo il silenzio!

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