Ritiro quaresimale, la comunità che medita la passione di Cristo

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Un ritiro per meditare l’essenza del Vangelo: passione, morte e resurrezione di Cristo. In questo modo, la comunità della Parrocchia san Bernardino ha focalizzato la sua attenzione proprio sui sette momenti principali che caratterizzano la passione di Cristo: il tradimento di Giuda, la solitudine nel Gestemani, la persecuzione per la fede (l’arresto), la dittatura e il potere della politica (il processo di Pilato), la pie donne, il buon ladrone e, infine, la morte e la resurrezione di Cristo.

Dopo la meditazione di don Pasquale Rubini, intervallata dai lavori tematici realizzati da educatori e animatori di Azione Cattolica sui sette momenti della passione, i tre gruppi AC (giovanissimi, giovani e adulti) hanno sviluppato autonomamente una serie di riflessioni sui alcuni particolari temi: la solitudine, il tradimento, la sofferenza e la resurrezione. Senza dubbio, la solitudine è stato il tema più dibattuto, essendo la condizione che più attanaglia l’uomo moderno che, pur preso da tante attività, avverte troppo spesso il vuoto interiore. Si tratta, infatti, di quella solitudine non materiale, ma m
orale e spirituale che si propaga come un cancro proprio quando il cuore dell’uomo non si lascia abbracciare e ricolmare dalla Grazia di Dio.
Per tutti e tre i gruppi è stata anche l’occasione per riflettere sulla propria esistenza: un piccolo esame di coscienza comunitario che, di sicuro, avrà avuto un seguito anche nel proprio intimo. Tra l’altro, la meditazione comunitaria ha anche permesso di approfondire alcuni aspetti della nostra società (e fors’anche, del nostro essere cristiani) a volte confinati negli angoli più remoti: non solo il nostro modo di vivere la fede e di “considerare” la figura del Cristo, ma anche episodi che per disinteresse o indifferenza abbiamo dimenticato (come, ad esempio, l’esperienza dei missionari in Africa o la “persecuzione” moderna a causa della fede nei Paesi dove non si tollera la coesistenza di altre religioni, oltre a quella ufficiale, e anche nella nostra società contemporanea in cui essere veri cristiani significa essere rivoluzionari).
A questo proposito, è interessante quanto scritto da Papa Framcesco nell’«Evangelii Gaudium». «Nel mondo di oggi, con la velocità delle comunicazioni e la selezione interessata dei contenuti operata dai media, il messaggio che annunciamo corre più che mai il rischio di apparire mutilato e ridotto ad alcuni suoi aspetti secondari. Il problema maggiore si verifica quando il messaggio che annunciamo sembra allora identificato con tali aspetti secondari che, pur essendo rilevanti, per sé soli non manifestano il cuore del messaggio di Gesù Cristo. Dunque, conviene essere realisti e non dare per scontato che i nostri interlocutori conoscano lo sfondo completo di ciò che diciamo o che possano collegare il nostro discorso con il nucleo essenziale del Vangelo che gli conferisce senso, bellezza e attrattiva – scrive Papa Francesco -. Una pastorale in chiave missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere. Quando si assume un obiettivo pastorale e uno stile missionario, che realmente arrivi a tutti senza eccezioni né esclusioni, l’annuncio si concentra sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. La proposta si semplifica, senza perdere per questo profondità e verità, e così diventa più convincente e radiosa».

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