Processo a Gesù, la rappresentazione della Confraternita dell’Immacolata

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«Perché mi hai visto hai creduto? Beati coloro che hanno creduto senza vedere!» (Gv 20,28). Queste le parole che Gesù rivolge all’incredulo Tommaso nella sua terza e ultima apparizione dopo la resurrezione dai morti. Versetto questo ed altri del Vangelo su cui si fonda la Fede Cristiana: un Amore puro e autentico verso un Uomo morto in croce e risorto per noi.
Probabilmente Diego Fabbri, tra il 1952 e il 1954, avrà meditato sull’ importanza e il mistero di questo Amore, sempre determinante nella vita di ogni uomo cristiano sin dai secoli più remoti. Perciò, ha scritto un’opera teatrale in due atti intitolata «Processo a Gesù». La Confraternita dell’Immacolata Concezione e l’Associazione Femminile omonima hanno messo in scena questo testo lo scorso 12 aprile grazie alla direzione di Pasquale Paparella.
Si sono serviti del miglior “palcoscenico” che un’opera teatrale religiosa possa avere: la chiesa, luogo dove ogni singolo cristiano conversa intimamente con Gesù. È in questa mistica atmosfera che un gruppo di giudici (Elia, la moglie Rebecca, la figlia Sara e l’ accusatore Davide) si ritrovano a discutere, con un Pilato e un Caifa d’eccezione, sulla colpevolezza o l’ innocenza del Messia, la cui storia è ripercorsa dai suoi testimoni più fedeli, come la Vergine Madre Maria e il suo fedele sposo Giuseppe, la peccatrice Maria di Magdala e i tre apostoli, il rinnegatore Pietro, il fidato Giovanni e il traditore Giuda.
La viva presenza dell’ Amore di Dio che, nel primo atto, aleggia tra gli uomini privilegiati nell’ incontro con il Cristo, vivendolo fino alla fine dei suoi ultimi giorni, si ripresenta fervidamente anche tra comuni uomini dei giorni nostri nel secondo tempo. Un sacerdote, una donna delle pulizie, una provinciale che abbandona il padre, un’educatrice, un intellettuale e una signora pentita dei suoi peccati carnali rivivono nel loro racconto la diversa esperienza di vita vissuta in amore con Gesù Cristo. Nessuno può pagare per noi il prezzo dell’amore, ma ognuno deve pagare per se con la propria ed unica sofferenza, a memoria dell’ impareggiabile agonia di Cristo sulla croce. L’ evento è stato un esempio di come queste associazioni religiose possano dare testimonianza di fede cristiana anche attraverso iniziative culturali.

di Cristina Samanta Caputo (Associazione Femminile Immacolata)

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