Liturgia Eucaristica: riti di Comunione e di congedo

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Nel primo (protocollo = parte iniziale di un documento) il Presidente, ricollegandosi all’ultima risposta dell’assemblea, proclama che non solo “E veramente cosa buona e giusta”, ma anche che è “dovere e la mensa è imbandita: Gesù è realmente presente col suo corpo e il suo sangue nel pane e nel vino eucaristici, cibo di vita eterna e bevanda di salvezza. Prima di partecipare al banchetto, i fedeli sono invitati dal Presidente della Celebrazione a recitare la Preghiera insegnata da Gesù per rendere al Padre la lode che gli è dovuta  ed esprimere  l’augurio che, attraverso il conformarsi alla sua volontà,  si realizzi anche tra gli uomini il Regno. Nello stesso tempo si riconoscono fratelli, perché tutti figli nel Figlio, bisognosi del suo aiuto materiale, del pane quotidiano,  (in cui è adombrato anche quello eucaristico) e, soprattutto, del suo perdono e del suo aiuto nel resistere alle seduzioni del Maligno. Tutti recitano il Padre nostro tenendo le mani congiunte o le braccia rivolte verso l’alto nell’ atteggiamento di “orante”.

Riprendendo le ultime parole del Padre Nostro, il celebrante recita l’Embolismo, invocando la liberazione da tutti i mali e il dono della pace. Attraverso l’acclamazione dossologica,  l’assemblea celebra ed accoglie il Regno, la Potenza e la Gloria di Dio nei secoli. Il Presidente della Celebrazione, ricordando che la pace è il dono di Gesù risorto agli Apostoli, la invoca sui fedeli e, ricevuto  l’Amen di assenso, li invita a scambiarsi un segno di pace. Questo gesto, da farsi in maniera sobria, evitando di muoversi dal proprio posto, è segno di amore e di perdono reciproci e va messo in relazione con la preghiera del Padre nostro recitata poco prima.

Subito dopo, l’assemblea recita o canta l’Agnello di Dio per implorare ancora una volta  perdono e pace. Contemporaneamente, il Presidente della Celebrazione spezza il pane eucaristico, ne lascia cadere un frammento nel calice e, con voce sommessa, dice: «Il corpo e il sangue di Cristo, uniti in questo calice, siano per noi cibo di vita eterna». La frazione del pane indica che i fedeli, pur essendo molti diventano un corpo solo  perché nutriti dell’unico pane di vita  che é Gesù morto e risorto (I Cor 10,17).

Il Presidente della Celebrazione recita, poi, sottovoce la preghiera preparatoria e, mostrando ai fedeli il pane eucaristico, li invita  a partecipare «alla  cena del Signore». Tutti, facendo proprie le parole del Centurione romano, esprimono la consapevolezza della propria indegnità e nello stesso tempo la fiducia in Gesù che dona la salvezza. Il Presidente della Celebrazione si comunica e subito dopo incontra i fedeli che, percorrendo il corridoio centrale della Chiesa, devono già  disporsi in fila. L’Assemblea, con il canto di comunione, favorisce l’unione spirituale tra coloro che in processione si accostano a ricevere l’Eucaristia.

Non ha senso partecipare alla Celebrazione eucaristica da semplice spettatore, senza ricevere il nutrimento spirituale per il quale lo stesso Sacramento è stato istituito e, tuttavia, è sempre valido il precetto della Chiesa per il quale,  per accedervi, è necessario essere in grazia di Dio. Non è inutile ricordare che, pur essendo  consentito al fedele ricevere Gesù sulla mano, lo stesso deve, per il profondo rispetto al Sacramento, rispettare norme comportamentali ben precise: tenere la mano sinistra  sulla destra, sollevandole all’altezza del petto; ricevuta la particola, spostarsi lateralmente quanto basta a consentire al fedele successivo di avvicinarsi al Ministro; prenderla con la mano destra e portarla alla bocca prima di girarsi per tornare al proprio posto percorrendo i corridoi laterali. Mostrando la particola, il Ministro dice: «Il corpo di Cristo». Il fedele, rispondendo «Amen», afferma la sua fede.

Terminata la distribuzione della comunione, il Presidente della Celebrazione ripone nel Tabernacolo le particole rimaste e torna alla sua sede per osservare un momento di silenzio per meditare  sul grande dono ricevuto. Durante questa breve pausa e, finché il Presidente della Celebrazione avrà purificato i sacri vasi, i fedeli possono stare seduti. Torneranno a stare in piedi all’Orazione dopo la comunione, con cui il Presidente della Celebrazione prega perché il Mistero celebrato produca frutti abbondanti in tutti i partecipanti.

Terminati i Riti di comunione, iniziano quelli di conclusione o congedo, preceduti, se è necessario, da qualche comunicazione importante. Il Presidente della Celebrazione, dopo aver salutato tutti partecipanti invoca su di loro,  talvolta in forma solenne, la benedizione di Dio ed egli stesso o il Diacono, se è presente, recita la formula di congedo cui i fedeli rispondono ringraziando Dio per i benefici ricevuti. Infine, il Presidente della Celebrazione bacia l’altare e rientra processionalmente in sagrestia, mentre risuona il canto finale, espressione della  gioia che pervade coloro che, fruttuosamente, hanno celebrato l’Eucaristia, incontrando il Cristo risorto che, ora, sentono di dover annunziare ai i fratelli.

di Gaetano la Martire

 

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