La messa non va in vacanza: estate dedicata alla preghiera

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«Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto e riposatevi un po’». Un invito paterno quello consegnato da Gesù alle pagine del Vangelo di Marco (6,31), attuale soprattutto per questo periodo di vacanza, in cui il rischio maggiore è il distacco totale dalla preghiera che conforta, dalla contemplazione che rassicura, dal silenzio e dalla serenità spirituale. Perciò, è importante riflettere sul rapporto vacanza-fede.

La vacanza, vissuta nella frenesia e caricata di emozioni, obiettivi e mete, può anche scatenare una vera e propria crisi di ansietà. Per essere felici non occorre trasmigrare da un polo all’altro, riempirsi di suoni e colori: occorre saper recuperare il reale senso delle cose e della vita.

Ricordiamoci che Dio non va in vacanza, continua ad amare. Non trascura un attimo della vita dei suoi figli, non li abbandona un momento, non si concede mai un riposo, né tanto meno una vacanza. Nessun cristiano autentico (o che ama definirsi tale) dovrebbe voltargli le spalle. Ma è proprio in estate che si è maggiormente tentati nell’evitare la sosta e la preghiera, la meditazione quotidiana, persino la partecipazione alla Santa Messa la domenica, azioni avvertite come costrizioni e disturbi al riposo estivo. Ecco perché l’estate può anche trasformarsi nel periodo della “vendemmia del diavolo”. «Siate sobri, vegliate: il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare», si legge in I Pietro 5,8.

Forse, sarebbe più facile pensare che in estate il Signore ci invita di più alla preghiera e alla riflessione perché c’è più tempo, meno fretta e più tranquillità per curare il nostro spirito al quale, durante il resto dell’anno, spesso non dedichiamo “attenzioni vere”. Gesù conosce bene l’uomo, Egli ha lavorato con mani d’uomo, si è fatto uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato e da uomo ha conosciuto il caldo e il freddo, la sete e la fame, la stanchezza, la veglia, il sonno, la tristezza, eppure non ha smesso mai di amare gli altri. Se il suo amore per noi non è mai andato in ferie, altrettanto dobbiamo fare noi con Lui attraverso i nostri comportamenti di vita anche in vacanza, perché il Vangelo è sempre Vangelo, che ci si trovi al mare, in montagna, in città o in giro per il mondo. Per questo motivo, durante le vacanze pregare al mattino e alla sera senza distrazioni e abbandonarsi almeno una volta alla settimana davanti al Santissimo Sacramento sono senz’altro momenti importanti per lo spirito.

Pregare è incontrarsi con Dio, lasciarsi amare da lui e amarlo, ascoltarlo e lodarlo, ringrazialo e adorarlo per la sua maestà e santità: così l’estate può diventare un momento di grazia, di incontro con il Signore. Essere cristiani in vacanza è una prova di maturità, anche se in controtendenza, perché testimonianza coerente di ciò in cui crediamo e viviamo (o dovremmo credere e vivere). E la coerenza è un valore che non passa inosservato. Non dimentichiamo mai che chi sceglie Cristo lo sceglie ogni giorno dell’anno e per tutto l’anno e per tutta la vita. Essere cristiani anche in vacanza è una prova di maturità cui il Signore ci chiama ed il periodo di riposo deve rappresentare un momento di riflessione per tutti, giovani e meno giovani, singoli e famiglie, affinché, anche nella spensieratezza, ci siano regolatezza, mitezza, costanza e fede, divertimento sano e costruttivo, rispetto verso il prossimo in nome dell’amore di Dio.

Sia allora per tutti un’estate di fede e di vicinanza a Dio, senza dimenticare una preghiera ed un pensiero ai malati negli ospedali e nelle case di cura, agli anziani, ai carcerati  alle persone sole.

 

di Marcello la Forgia

 

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