La Liturgia della Parola: storia e significato (parte I)

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I riti di inizio, conclusi con la recita della “Colletta”, rafforzando in loro lo spirito di comunione, hanno ben disposto i fedeli, riuniti in Assemblea Santa, all’ascolto della Parola e alla celebrazione dell’Eucaristia, «due momenti tra loro collegati tanto strettamente da costituire un unico atto di culto» (Sacrosantum Concilium, n. 5 ).  Nell’Ordinamento Generale del Messale Romano, al n. 29, si precisa che «quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo popolo e Cristo, presente nella sua

Parola, annunzia il Vangelo». Ai discepoli di Emmaus Gesù ha prima spezzato il pane della Parola, ha spiegato il significato delle Scritture, facendo loro ardere il cuore e preparandolo, così, a riconoscerlo nell’atto di spezzare il pane.

Ispirandosi a questo modello, la Chiesa, sin dalle origini, ha fatto precedere alla Liturgia Eucaristica, quella della Parola. Troviamo conferma di ciò sin dal I secolo in uno scritto di San Giustino: «Nel giorno dei Sole (la domenica) ci si raduna tutti insieme […] leggiamo le memorie degli Apostoli o gli scritti dei Profeti […] poi, quando il lettore ha terminato, il Preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi. Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere» (C.C.C. 1345).

Di seguito i momenti della Liturgia della Parola che approfondiremo sui prossimi numeri del giornale: Prima Lettura tratta dall’antico Testamento o, nei tempo pasquale, dagli Atti degli Apostoli; Salmo responsoriale; Seconda lettura tratta dalle Lettere del Nuovo Testamento o dall’Apocalisse di Giovanni (da proclamare la domenica e alle Feste di precetto); Vangelo preceduto e seguito dall’acclamazione; Omelia seguita da un momento di silenzio meditativo; Professione di fede (quando la liturgia la prevede); Preghiera dei fedeli.

L’importanza della Parola che ci istruisce richiede che la stessa sia proclamata da un luogo idoneo. È l’Ambone posto nei presbiterio in posizione dignitosa ed elevata, tale da consentire ai fedeli di vedere ed ascoltare nei miglior modo possibile. Le istruzioni contenute nei documenti liturgici attribuiscono all’Ambone, mensa della Parola, una sacralità molto simile a quella dell’altare per cui l’uso dovrebbe essere limitato alla proclamazione della Parola, del Salmo responsoriale, del Vangelo, dell’omelia e della preghiera universale detta anche “dei fedeli”. Conseguentemente l’accesso all’Ambone dovrebbe essere consentito unicamente ai ministri consacrati, ai lettori istituiti e, in mancanza di questi ultimi, a fedeli particolarmente idonei.

di Gaetano la Martire

 

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