La Liturgia della Parola: letture bibliche e salmo responsoriale (parte III)

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Lettore della Sacra Scrittura non ci si improvvisa anche quando si presume di saper leggere. Chi è chiamato a svolgere tale delicato ed impegnativo compito deve prepararsi col massimo senso di responsabilità. Ciò significa che deve almeno conoscere bene il testo e, possibilmente, anche il contesto per evitare di trovarsi, in maniera del tutto sprovveduta, di fronte a costrutti sintattici contorti o, più semplicemente, parole difficili da pronunciare spesso presenti nelle letture bibliche.
Proclamare la Parola non significa raccontare storie del passato, ma trasmettere all’Assemblea il messaggio di salvezza che Dio, in quel preciso momento, vuole donare ai suoi figli e che, pertanto, deve essere ascoltato, compreso e meditato nel miglior modo possibile al fine di essere pienamente accolto e produrre effetti di vera conversione. Perché ciò sia possibile necessario che il lettore conosca, con congruo anticipo, quando e cosa dovrà leggere e, a tal fine, è opportuna la presenza, presso ogni Parrocchia, di un Gruppo lettori che, tra le altre cose, si occupi di stabilire i turni di lettura.
Dopo queste opportune precisazioni, torniamo a riflettere sulla Liturgia della Parola. Quando tutti i partecipanti sono seduti ai propri posti e si è creato il giusto clima di silenzio, il Lettore, annunzia il titolo del Libro biblico da cui è tratto il brano e procede alla proclamazione dello steso concludendo con l’acclamazione «Parola di Dio». L’Assemblea, a sottolineare la gratitudine per la Parola ascoltata ed accolta con fede, risponde «Rendiamo grazie a Dio».
Anche la Seconda lettura, quando prevista, è eseguita rispettando la stessa procedura. Tra le due letture si inserisce il Salmo responsoriale, strettamente collegato, per quanto attiene il contenuto, alla prima lettura. Non si tratta certo di una inutile ripetizione, ma piuttosto di una riproposizione, in forma di preghiera, di grande valore liturgico e pastorale in quanto favorisce la meditazione della Parola di Dio e quindi delle “meraviglie” da Lui operate. Per il suo carattere lirico-poetico sarebbe preferibile che il Salmo fosse sempre cantato e, per questo, è prevista la figura del Salmista, un solista che ha il compito di cantare le strofe. Si realizza un vero e proprio dialogo attraverso cui l’Assemblea, riutilizzando la stessa Parola di Dio (il ritornello che ne fornisce la chiave interpretativa), conferma la propria fede ed esprime la propria gratitudine.

di Gaetano la Martire

 

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