Immacolata, un excursus della devozione

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In un mondo frenetico e impegnato, come quello d’oggi, dove si è sempre più spesso trascinati dalle “cose terrene”, sarebbe opportuno fermarsi e riflettere oculatamente su cosa è veramente essenziale. Senza dubbio, tra gli elementi imprescindibili della vita di una persona è presente la fede: «non un’idea ma una vita» (Benedetto XVI) che, in quanto tale, va vissuta con azioni e atteggiamenti alimentati anche dalla devozione, un sentimento di venerazione che si esprime nella preghiera e in pratiche di culto.
Altre forme di devozione alla Madonna Immacolata sono sia le Congregazioni Religiose, nate in seguito alla proclamazione del dogma, che le Confraternite come la Confraternita della Immacolata Concezione di Molfetta, istituita nel 1613 da Mons. Giovanni Antonio Bovio. Questa ultima, nata molti anni prima della proclamazione del dogma, dimostra come il popolo fosse devoto all’Immacolata anche prima dell’ufficializzazione. La Confraternita, nata con l’obbligo di diffondere «jl culto dell’Immacolata e di assistere le nubili orfane con dotaggi annuali», grazie al breve papale, firmato da Papa Paolo V il 23 settembre 1613,  è stata anche aggregata all’Arciconfraternita di Roma, godendo degli stessi benefici spirituali. L’Associazione delle Figlie di Maria (oggi Associazione Femminile) costituisce un altro esempio di ardente devozione mariana: le donne sono costantemente impegnate e coinvolte nell’attività della Confraternita e, quindi, nel culto mariano parrocchiale.Particolarmente forte è sempre stata la devozione per la Madonna Immacolata, anche prima dell’istituzione del dogma (avvenuta il giorno 8 dicembre 1854 con la bolla papale “Ineffabilis Deus”). Esistono diverse forme di devozione ma, una delle più diffuse (e spesso sottovalutate) è costituita dai Santini. Essi testimoniano che l’iconografia, così come il culto dell’Immacolata, ha subito un’evoluzione nel tempo: mentre in passato il dogma era rappresentato, ad esempio, con il bacio di Anna e Gioacchino alla Porta d’Oro (Giotto, Padova, Cappella degli Scrovegni), successivamente lo si vede raffigurato con la Sunamita del Cantico dei Cantici o la donna vestita di sole dell’Apocalisse, in piedi su un corno di Luna, circondata di stelle mentre tende le braccia o congiunge le mani sul petto. In particolare, ovunque, l’Immacolata è ritratta con gli occhi rivolti verso la terra per distinguerla dalla Madonna Assunta.
Le Messe celebrate in memoria dei confratelli e delle consorelle defunte ogni seconda domenica del mese e altri atti di culto, prescritte per Regolamento, costituiscono, forse, la forma più nota di devozione. Basti pensare alla Novena in onore dell’Imma-colata a al pio esercizio delle Dodici Stelle.
Non meno significative forme di devozione sono le produzioni artistiche, come l’altare dell’Immacolata Concezione, che nella nostra Parrocchia è situato tra la Cappella Passari e l’immagine della Immacolata. Realizzato in marmi policromi, incornicia la tela “Immacolata Concezione con i SS. Giovanni Batista e Francesco, la Trinità e gli angeli” dipinta da autore ignoto (Nicolaus Dalmata?) nell’anno 1589. Tutte queste forme di devozione acquistano significato solo quando sono espressioni di fede sincera. Quindi, non esiste vera devozione senza fede.

di Giovanni Luca Palombella

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