Giovani e discernimento: partire da Dio, origine della vocazione

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Seminario minore molfetta«Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21). Parlare di discernimento è sempre più complicato, questa grande arte su cui Sant’Ignazio di Loyola ha speso pagine e pagine della sua scrittura, possiamo oggi tradurla con l’immagine di una caccia al tesoro. Se a un ragazzo o una ragazza dovessimo chiedere cosa volesse fare da grande gli chiederemmo “che sogno hai nel cassetto”: se dovessimo conservare qualcosa di prezioso la metteremmo sicuramente in un forziere e lo nasconderemmo per bene. La vita di ciascuna persona, a maggior ragione di ciascun ragazzo, è una continua ricerca, un continuo scavare nella quotidianità per trovare ciò che lo rende davvero felice, ciò che può veramente dar senso alla propria esistenza. Allora, rifacendoci al versetto sopra citato di Matteo, diremmo che la vita di ogni persona è una caccia al tesoro alla ricerca di sé. Persino Sant’Agostino, nella propria esperienza di grande uomo e grande pensatore, arriva alla consapevolezza di aver tanto cercato fuori di sé da aver scoperto come il senso della propria ricerca fosse dentro di sé: “Tu eri dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo”. Allo stesso modo ci dice Matteo: nella ricerca del tesoro che ci siamo prefissati, ritroviamo il nostro cuore, ritroviamo noi stessi. Certo, nella pericope più ampia del testo matteano, il senso è un altro: quello di decidersi con la vita a costruirsi un tesoro pieno di beni celesti e non pieno di beni terrestri, ma per l’occasione mi permetto di rileggere questo versetto con una chiave differente, anche se non del tutto estranea all’originale lettura perché il decidersi di spendere la propria vita per un tesoro eterno e non corruttibile è la prima forma di discernimento, fondante di ogni altra scelta.

Allora cosa è il discernimento vocazionale? È una ricerca, e come ogni ricerca ha bisogno di far spazio attraverso le varie possibilità per giungere all’ultimo indizio, quello finale, quello giusto, che indica la posizione precisa del tesoro. Ma per fare questo sono necessari degli indizi, una mappa, delle coordinate spaziali, dei punti di riferimento chiari.
La fondamentale certezza è che ciascuno di noi è chiamato alla felicità, a vivere in pienezza la propria esistenza senza lasciarla allo sbando, senza permettere alla quotidianità di passare inesorabile e svuotare soltanto quella vita, come fa il mare con le sue onde quando entra ed esce dalle fessure della scogliera: corrode quotidianamente, lentamente, senza far dolore, ma svuotando sempre di più quella roccia. Se vogliamo veramente metterci alla ricerca della felicità dobbiamo essere capaci di dare un nome alla realtà, a quello che ci succede, ai sentimenti che abitano la nostra esistenza, alle molteplici esperienze che facciamo, per ricercare in questa marea di avvenimenti la presenza di Dio e la sua voce che ci chiama alla vita, che ci chiama a realizzarci nel suo Amore.

discernimento vocazionale preghieraCome primo punto di riferimento non possiamo che partire da Lui, da Dio, che è l’origine della vocazione, è Lui la misura dell’Amore, Colui che ci insegna cosa significhi amare nel vero senso della parola. Oggi questa parola è abusata tanto da corrispondere a qualsiasi sentimento che ci lega in maniera forte ad una realtà: è amore ciò che vivono due sposi nel matrimonio, ma lo è anche quello tra il proprietario ed il suo animale domestico. È definito amore la relazione che intercorre tra due amici o amiche, è amore l’atto folle che porta all’assassinio di uno dei due amanti perché l’altro non corrisponde più allo stesso rapporto. No, questa confusione non è amore: è Dio che ci insegna ad amare fino al dono totale dell’esistenza del Figlio.
L’altro pilastro della vocazione è la persona stessa che scopre di essere veramente felice se riesce ad entrare questo fiume di amore, quando scopre che la sua vita non è realizzata nel momento in cui raggiunge il proprio sogno nascosto ma quando riesce a raggiungerlo non per se stesso ma per il bene di tutta l’umanità, a servizio dei fratelli e delle persone che gli sono accanto. Può sembrare strano ma la ricerca della propria felicità si conclude con il dono della propria vita agli altri.

Allora come comprendere la molteplicità delle vocazioni che caratterizzano la Chiesa? Ce lo dice San Paolo quando paragona la comunità dei credenti ad un corpo: tutti siamo chiamati all’edificazione dell’unico corpo, tutti siamo chiamati alla edificazione del regno di Dio “qui ed ora”, il religioso come il laico, i consacrati come i coniugi. Si tratta di decidere tra il bene ed il meglio, di scoprire dove la propria esistenza è capace di realizzarsi in pienezza, ed una volta scoperto si tratta di decidersi per sempre, di prestare fede a quella scelta, di viverla a pieno.
Il discernimento, in senso vocazionale, è il cammino che permette di arrivare alla consapevolezza del particolare stato di vita attraverso cui amare l’umanità e far fruttificare il regno di Dio nella quotidianità della propria esistenza da diversi punti di vista, dalla prospettiva di chi ha già compiuto una scelta, di chi ha già affrontato quei dubbi e quelle domande insistenti a cui si risponde con difficoltà, che illumini le situazioni buie, che permetta una maggiore comprensione delle situazioni che si vivono, proprio perché non è coinvolto nelle situazioni stesse, che permette al ragazzo di scendere sempre più in profondità e mettere ordine a sentimenti e idee.

Queste figure educative sono al servizio di Dio e della persona: il padre spirituale, custode dell’intimità della persona, gli educatori, fratelli di viaggio che aiutano a cogliere i segni della presenza di Dio e della sua chiamata nella vita di ogni persona, la comunità degli amici di viaggio, campo di prova per la vocazione stessa. Ma la cosa veramente importante è il cammino di ricerca.
Chi ha spento l’entusiasmo del cercare, chi non ha mai iniziato questa caccia al tesoro, è necessario che la inizi, che si metta in cammino, altrimenti lascerebbe, per utilizzare le parole del caro don Tonino Bello, che la propria vita sia trascinata, rosicchiata e mai vissuta. Buona strada e sappiate che su questa strada non siete soli.

Luigi Ziccolella (animatore Seminario Vescovile e seminarista)

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