Giornata parrocchiale dell’ammalato 2015

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«Io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo». Questa espressione di Giobbe è stato il tema della XXIII Giornata Mondiale del Malato, ma è anche il motivo fondamentale della Giornata parrocchiale del Malato che oggi celebra la Parrocchia san Bernardino, organizzata dal Gruppo vincenziano parrocchiale, in collaborazione con l’Azione Cattolica parrocchiale. Alle 17.30 sarà celebrata la Santa Messa con la partecipazione degli ammalati e disabili del territorio parrocchiale e, alla sua conclusione, nell’oratorio della Parrocchia si svolgerà un momento di condivisione. Gli ammalati e disabili saranno poi accompagnati in chiesa e alle rispettive case dai Giovani e Adulti di Azione Cattolica.

Nel discorso di Giobbe, come spiega Papa Francesco nel suo messaggio per la XXIII  Giornata Mondiale del Malato, che contiene le parole «io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo», si evidenzia la dimensione di servizio ai bisognosi da parte di quest’uomo giusto, che gode di una certa autorità e ha un posto di riguardo tra gli anziani della città. Infatti, «la sua statura morale si manifesta nel servizio al povero che chiede aiuto, come pure nel prendersi cura dell’orfano e della vedova».
«Quanti cristiani anche oggi testimoniano, non con le parole, ma con la loro vita radicata in una fede genuina, di essere “occhi per il cieco” e”piedi per lo zoppo”! Persone che stanno vicino ai malati che hanno bisogno di un’assistenza continua, di un aiuto per lavarsi, per vestirsi, per nutrirsi – continua il Papa -. Questo servizio, specialmente quando si prolunga nel tempo, può diventare faticoso e pesante. È relativamente facile servire per qualche giorno, ma è difficile accudire una persona per mesi o addirittura per anni, anche quando essa non è più in grado di ringraziare. E tuttavia, che grande cammino di santificazione è questo! In quei momenti si può contare in modo particolare sulla vicinanza del Signore, e si è anche di speciale sostegno alla missione della Chiesa».
Di sicuro, il tempo trascorso accanto al malato è un tempo santo: è tempo di lode a Dio, che ci conforma all’immagine di suo Figlio, il quale «non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». Gesù stesso ha detto: «Io sto in mezzo a voi come colui che serve». In questa occasione, lo Spirito Santo saprà donare a tutti i partecipanti la grazia di comprendere il valore dell’accompagnamento, tante volte silenzioso, che ci porta a dedicare tempo a coloro che soffrono, a coloro che sono disabili o ammalati, che, grazie alla vicinanza e all’affetto dei fratelli, si sentono più amati e confortati.

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