Giornata Mondiale delle Comunicazioni: «Comunicazione e misericordia, un incontro fecondo»

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La misericordia è l’unica strada per una corretta informazione. «L’incontro tra la comunicazione e la misericordia è fecondo nella misura in cui genera una prossimità che si prende cura, conforta, guarisce, accompagna e fa festa»: le parole del Papa. La spiegazione del Messaggio

La scelta del tema per la 50esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali è stata determinata dalla Celebrazione del Giubileo Straordinario della Misericordia: senza dubbio, Papa Francesco ha voluto che questa fosse una occasione propizia per riflettere sulle sinergie profonde tra comunicazione e misericordia.
Per altro, nella Bolla di Indizione dell’Anno Giubilare il Papa afferma: «La Chiesa ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona […]. Il suo linguaggio e i suoi gesti devono trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per ritornare al Padre». Il Papa fa riferimento al linguaggio e ai gesti della Chiesa, ma nella prospettiva indicata, ogni uomo e donna di oggi, nella propria comunicazione, nell’andare all’incontro dell’altro o dell’altra, devono essere animati da una profonda dimensione di accoglienza, di disponibilità, di perdono.

Nel messaggio (scarica o leggi il messaggio del Papa), presentato nella tarda mattinata del 22 gennaio, Francesco è chiaro: la misericordia è l’unica strada per una corretta informazione. Un concetto che vale sia per «i pastori della Chiesa» sia per «quanti hanno responsabilità istituzionali, politiche e nel formare l’opinione pubblica». Sin dalle prime righe del testo, il Papa invita «tutte le persone di buona volontà» a «riscoprire il potere della misericordia di sanare le relazioni lacerate e di riportare la pace e l’armonia tra le famiglie e nelle comunità».
«La misericordia è un obbligo. Scende dal cielo come refrigerio della pioggia sulla terra. È una doppia benedizione: benedice chi la dà e chi la riceve». Un potere, quello della misericordia, che deve coinvolgere tutti, soprattutto chi esercita funzioni pubbliche. È «auspicabile che il linguaggio della politica e della diplomazia si lasci ispirare dalla misericordia, che nulla dà mai per perduto».
Da qui l’appello a «quanti hanno responsabilità istituzionali, politiche e nel formare l’opinione pubblica, affinché siano sempre vigilanti sul modo di esprimersi nei riguardi di chi pensa o agisce diversamente, e anche di chi può avere sbagliato». Infatti, osserva, «è facile cedere alla tentazione di sfruttare simili situazioni e alimentare così le fiamme della sfiducia, della paura, dell’odio».
Invece, «ci vuole coraggio per orientare le persone verso processi di riconciliazione, ed è proprio tale audacia positiva e creativa che offre vere soluzioni ad antichi conflitti e l’opportunità di realizzare una pace duratura».
Per quanto riguarda i pastori, Francesco non manca di sottolineare come la misericordia debba essere applicata anche alla comunicazione ecclesiale: «Come vorrei che il nostro modo di comunicare, e anche il nostro servizio di pastori nella Chiesa, non esprimessero mai l’orgoglio superbo del trionfo su un nemico, né umiliassero coloro che la mentalità del mondo considera perdenti e da scartare! La misericordia può aiutare a mitigare le avversità della vita e offrire calore a quanti hanno conosciuto solo la freddezza del giudizio».
«L’incontro tra la comunicazione e la misericordia è fecondo nella misura in cui genera una prossimità che si prende cura, conforta, guarisce, accompagna e fa festa – chiarisce il Papa -. In un mondo diviso, frammentato, polarizzato, comunicare con misericordia significa contribuire alla buona, libera e solidale prossimità tra i figli di Dio e fratelli in umanità».
Per questo, è molto importante saper ascoltare: «L’ascolto ci consente di assumere l’atteggiamento giusto, uscendo dalla tranquilla condizione di spettatori, di utenti, di consumatori. Ascoltare significa prestare attenzione, avere desiderio di comprendere, di dare valore, rispettare, custodire la parola altrui». In definitiva: «Nell’ascolto si consuma una sorta di martirio” e “saper ascoltare è un dono che bisogna invocare per poi esercitarsi a praticarlo».

Nel messaggio si evidenzia che una buona comunicazione può aprire uno spazio per il dialogo, per la comprensione reciproca e la riconciliazione, permettendo che in tal modo fioriscano incontri umani fecondi. In un momento in cui la nostra attenzione è spesso rivolta alla natura polarizzata e giudicante di molti commenti sui social network, la riflessione sul binomio comunicazione & misericordia vuole concentrarsi sul potere delle parole e dei gesti per superare le incomprensioni, per guarire le memorie, per costruire la pace e l’armonia.
Ancora una volta, Papa Francesco, aiuta a riscoprire che al cuore della comunicazione vi è soprattutto una profonda dimensione umana. Comunicazione che non è solo un’attuale o aggiornata tecnologia, ma una profonda relazione interpersonale.
La Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, l’unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II (Inter Mirifica, 1963), sarà celebrata in molti Paesi, su raccomandazione dei vescovi del mondo, la Domenica che precede la Pentecoste (8 maggio 2016).

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