Confessione, il peccato

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peccato senso del peccatoNel cuore di ogni uomo, anche quando l’abitudine al peccato sembra averne soffocato la voce, è presente la coscienza, la capacità di conoscere e desiderare ciò che bene distinguendolo da ciò che è male, che lo rimorde con sensi di colpa ogni volta che tiene un comportamento sbagliato. In molti casi, è proprio la consapevolezza della gravità delle colpe, la convinzione di esserne schiavi al punto di non poterne venir fuori e la conseguente certezza di essere del tutto indegni di perdono a tenere lontani da un Sacramento che, al contrario, trova il suo motivo di essere nella misericordia di Dio e nel suo amore grande per l’umanità peccatrice.

«Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve, Se fossero rossi come porpora , diventeranno come lana» (Is.1,18). Tutto ciò Dio ha creato, non può che essere «cosa molto buona» (Gen. 31) e, pertanto, per Lui, restano fondamentalmente buone tutte le sue creature, benché deboli ed inclini al male. Conseguentemente, Egli non solo resta sempre fedele all’alleanza stipulata e più volte rinnovata col suo popolo, spesso incline all’idolatria, ma pone anche in essere tutto quanto serve per indurlo al pentimento. «Per questo io la sedurrò, la ricondurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os. 2, 16).

Lo stesso peccato dei progenitori è immediatamente superato nella mente di Dio mediante un piano di salvezza, una promessa per cui la disubbidienza e la superbia di Eva e di Adamo verranno riscattate dall’obbedienza e dall’umiltà di Maria e di Gesù. È proprio Gesù a rivelare definitivamente il volto misericordioso del Padre, sempre pronto a donarci la salvezza, senza alcun nostro merito, purché da parte nostra non manchi la disponibilità ad accoglierla attraverso l’umile riconoscimento del nostro essere fragili, peccatori bisognosi in ogni istante del suo aiuto. Essere, cioè, sinceramente pentiti e fermamente impegnati ad un cammino di conversione.

Le celebri parabole lucane del Padre misericordioso, della dramma e della pecorella smarrita si concludono con la consolante assicurazione che «si fa più festa in cielo per un peccatore pentito che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione». A sua volta Gesù dichiara di essere venuto non per i giusti ma per i peccatori e che la volontà del Padre è che nessuno di quanti gli sono stati affidati vada perduto.

Tra i tanti passi evangelici che si potrebbero citare a tale proposito, mi piace ricordarne uno molto significativo. L’adultera viene perdonata e, nello stesso tempo, le parole rivolte da Gesù agli accusatori che si ritenevano giusti e, quindi, in diritto di giudicare e condannare – «chi di voi è senza peccato» – li obbliga ad un esame di coscienza che li induce a riconoscersi peccatori, bisognosi di conversione e di perdono.

 

Gaetano la Martire

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