Opere

La chiesa

immacolataSorge sulla chiesetta votiva trecentesca dedicata a S. Maria Maddalena di cui si hanno notizie già intorno alla fine del XIII secolo. Inizialmente a navata unica, fu poi ampliata con l’aggiunta di cappelle laterali e conseguente dilatazione della facciata. Nel 1862, durante i lavori di restauro, furono stamponate le pareti divisorie delle cappelle, cosicché la chiesa assunse pianta basilicale a tre navate, su quattro pilastri di sostegno di archi e volte.

La navatella di sinistra porta alla sacrestia; quella di destra dà accesso alla cella del campanile, ottagonale con otto bifore e cupola in stile orientale, costruito il 1727 da un maestro Antonio, su progetto forse dell’architetto Vito Valentino di Bitonto. La navata maggiore sfonda in un presbiterio rettangolare, largo e profondo, che, con ogni probabilità, è da supporre sia il preesistente oratorio della Maddalena, ad ovest del sacro edificio.piantina immacolata

L’organismo architettonico interno ritmato da un apparato di stucchi barocchi non privi di saporito plasticismo, intesse una coerente unità spaziale, nonostante i diversi momenti del suo sviluppo.

La facciata di pietra scialbata, portale centrale e nicchia sovrastante, è un semplice rettangolo, chiuso in alto da una bassa cimasa, che risente delle vicende costruttive subite dalla chiesa. Essa, infatti, presenta nella sua compagine i segni degli attacchi dei ricorsi murari dovuti all’ampliamento seicentesco, allorché furono fatte le cappelle laterali.

Il campanile

campanile immacolataCertamente l’anno 1717 è la data della ultimazione o della rifinitura dei lavori, dal momento che già qualche anno prima il campanile era funzionale, come attestano le date della campana grande, 1702, e di una delle campanelle, 1711.

Due sono gli elementi architettonici presenti nel campanile: una parte inferiore quadrangolare, la più alta, di stile romanico-pugliese, e un tamburo ottagonale che sostiene la “cupola” di uno stile “a minareto”.

Una scala interna, con una parte a chiocciola e rampe di ferro, porta sotto la cupola e da qui si può godere del vasto orizzonte.

Si dice che la “cupola a minareto” fosse coperta di lastre di piombo diventate, nella tradizione terlizzese, lastre di metallo più nobile e portate via dai Francesi durante il loro passaggio al tempo della Repubblica Partenopea (23 gennaio-22 giugno 1799) o durante la loro occupazione (1806-1815).

Sul capitello della bifora, che si affaccia su via Millico, si trovano teste di Angioletti e, un insieme di foglioline, sul capitello della bifora che si affaccia sul terrazzo. Altri motivi dominanti della chiesa sono le 4 teste di leone, che fanno da supporto, strati merlati e un teschio.

La grande campana, situata sul secondo pianerottolo del Campanile, porta la data del 1702, anno della fusione e installazione, e il nome del fonditore “Geronimo”, e poi la data del 1835, anno di una seconda fusione di bronzo o un’aggiunta di nuovo bronzo a seguito di danno subito per un fulmine. campanile immacolata

Le due campanelle, invece, sono state sistemate sul pianerottolo della parte a tamburo ottagonale: una porta la data del 1711 ed è dedicata ai Santi Carlo e Gaetano, l’altra, fusa dai fratelli Stagni di Barletta, porta la data del 1846.

Delle due campanelle, la prima è leggermente lesionata, l’altra è rotta e riparata alla buona in momenti diversi.

I suoni delle campane avevano, per la nostra parrocchia, il significato di ricordare ai fedeli la preghiera per i propri morti.

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