Cenni storici

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La chiesa dell’Immacolata costituisce certamente uno degli edifici religiosi di più alto interesse storico e artistico di Terlizzi per la presenza di opere d’arte notevoli in un tessuto decorativo, architettonico e iconografico sostanzialmente integro. Essa è collocata inoltre in un contesto urbano di grande rilevanza monumentale e rappresentativa: si affaccia sul corso cittadino principale, cerniera tra la città medioevale e le direttrici di espansione sette-ottocentesca, dove sorgono edifici di grande pregio sia civili (tra questi i palazzi dei nobili de Paù, Marinelli, Valdaura poi Schettini) che religiosi (la chiesa neo romanica dedicata alla Madonna del Rosario – patrona della città – che ingloba a sua volta su una parete laterale esterna il celebre portale di Anseramo da Trani, tra i capolavori della scultura pugliese del Duecento, proveniente dalla distrutta cattedrale).

visuale antica chiesa del purgatorioSorge sull’antica chiesetta votiva trecentesca dedicata a S. Maria Maddalena, di cui si hanno notizie già intorno alla fine del XIII secolo, posta fuori le mura urbane e presso la porta detta “del lago”sulla, fatta costruire dal diacono Nicola di Falco per lascito testamentario datato 20 settembre 1293.

Nei primissimi anni del 1600 era un importante centro di aggregazione sociale e di attività assistenziale e nel 1616, quando ospitava la corporazione di S. Carlo di Borromeo, era ancora ad una navata. Furono i confrati a costruire, tra il 1636 e il 1657, una nuova più grande chiesa, con l’aggiunta di cappelle laterali e conseguente dilatazione della facciata, riciclando quella più antica a oratorio e sede delle pratiche devozionali e di pietà proprie oltre che per l’amministrazione del sodalizio.

L’edificazione del nuovo tempio sembra anche strettamente collegarsi alla secolare vicenda giurisdizionale per il riconoscimento della cattedra vescovile a Terlizzi, allora diocesi nullius sottoposta all’ordinario di Giovinazzo. La volontà di Antonio Lioy affidata al testamento olografo del 1649, e di fare della chiesa S.Maria Maddalena una collegiata (sull’esempio di quella dello Spirito Santo eretta dalla Santa Sede nella città di Giovinazzo), sottratta alla giurisdizione dell’arciprete mitrato di Terlizzi dal Lioy aspramente combattuto – ma di diretta subordinazione al vescovo di Giovinazzo. A dare esecuzione, tra il 1665 e il 1670, alle volontà del nobile Lioy fu il nipote Diego sebbene della vicenda vadano chiarite non poche circostanze. Nel 1862, durante i lavori di restauro, furono stamponate le pareti divisorie delle cappelle, cosicché la chiesa assunse pianta basilicale a tre navate, su quattro pilastri di sostegno di archi e volte.

Sta di fatto che intorno a questa istituzione religiosa ruotarono per oltre due secoli gli interessi, non solo spirituali, di importanti casati locali che affiancarono alle preoccupazioni per la salvezza post mortem, espressa nella ritualità barocca e scenografica tipica del tempo, un attivismo tutto mondano nella gestione di risorse e beni anche ingenti che nel corso dei secoli, ad pias causas, si accumularono e resero pingui le casse confraternali. Le stesse famiglie che ritroviamo protagoniste di impegnativi programmi di rinnovamento e abbellimento del luogo sacro sino a mutarne più volte l’immagine anche nel giro di pochi decenni.

Durante il governo borbonico, il Purgatorio fu di solito la sede prescelta per celebrare le esequie di “partecipazione dei sudditi al lutto della Corte”, usanza di ascendenza rinascimentale, che nel reame era di stretta osservanza. Infatti in occasione della morte di Maria Cristina regina di Napoli vi fu eretto un catafalco con le insegne reali dei Borboni e recitata un’orazione funebre dall’avv. Giuseppe De Napoli, padre dell’illustre pittore.

campanile immacolata

Radicali e di vasto respiro i lavori di ampliamento e ammodernamento che riguardarono il tempio a metà del XVIII secolo aprendo un cantiere che, prima della demolizione e ricostruzione in linee neoclassiche della Cattedrale, è da considerarsi il più importante, ambizioso e qualificato della Terlizzi settecentesca. É in questa nuova edizione – giunta sostanzialmente integra ai nostri giorni a parte gli adeguamenti liturgici del secondo Novecento – che la chiesa, luminosa ed elegante, ricoperta dal fluido magma degli stucchi e da arredi di grande interesse (l’altare napoletano in marmi mischi e la bella tela dell’Adorazione dei pastori di Giaquinto), accoglie al suo interno un ricco e impegnativo (per qualità, vastità, rimandi ideologici e teologici) ciclo pittorico composto da ben tredici dipinti di grandi dimensioni, con storie della vita della Madonna e episodi biblici veterotestamentari, incentrato sull’esaltazione dell’Immacolata fulcro visivo e metaforico di continuità e coesione della storia della salvezza tra Antico e Nuovo Testamento. Non mancarono motivazioni contingenti per un rinnovato fervore alla Vergine e alla Immacolata in particolare.

chiesa del purgatorio terlizzi

Radicali e di vasto respiro i lavori di ampliamento e ammodernamento che riguardarono il tempio a metà del XVIII secolo aprendo un cantiere che, prima della demolizione e ricostruzione in linee neoclassiche della Cattedrale, è da considerarsi il più importante, ambizioso e qualificato della Terlizzi settecentesca. É in questa nuova edizione – giunta sostanzialmente integra ai nostri giorni a parte gli adeguamenti liturgici del secondImmacolata concezione o Novecento – che la chiesa, luminosa ed elegante, ricoperta dal fluido magma degli stucchi e da arredi di grande interesse (l’altare napoletano in marmi mischi e la bella tela dell’Adorazione dei pastori di Giaquinto), accoglie al suo interno un ricco e impegnativo (per qualità, vastità, rimandi ideologici e teologici) ciclo pittorico composto da ben tredici dipinti di grandi dimensioni, con storie della vita della Madonna e episodi biblici veterotestamentari, incentrato sull’esaltazione dell’Immacolata fulcro visivo e metaforico di continuità e coesione della storia della salvezza tra Antico e Nuovo Testamento. Non mancarono motivazioni contingenti per un rinnovato fervore alla Vergine e alla Immacolata in particolare.

L’importante commessa, pianificata e seguita da una accorta regia ecclesiastica, fu affidata a Domenico Antonio Carella (1721-1813) pittore assai apprezzato per versatilità e capacità interpretativa, che per tutta la seconda metà del Settecento e ancora nei primissimi anni del secolo successivo, inonderà di tele devote e affollate di personaggi dalla gestualità teatrale, numerose chiese di Puglia.