Visita pastorale: lo stile dell’incontro

di Nicoletta Gagliardi

La Visita pastorale del Vescovo, che la nostra comunità si prepara ad accogliere, rappresenta una preziosa opportunità di crescita della nostra comunità con le sue attese e aspettative.

Credo che l’incontro con il Vescovo si porta dietro il desiderio di una attenzione affettiva e pastorale più forte, verso un territorio verso un territorio che, seppur centrale nella geografia cittadina, è estrema periferia nella geografia umana.  Un territorio da sempre popolare, ma che negli ultimi vent’anni ha subito una ancor più profonda trasformazione sociale, che possiamo percepire con uno sguardo panoramico intorno alla piazza.

Soffermandoci sul sagrato della parrocchia lo sguardo cade immediatamente su volti dai tratti diversi, che lasciano trasparire la natura di un territorio molto diversificato, nel quale si incrociano e mescolano numerose storie di vita e di umanità, di diverse provenienze. Sono gli sguardi di uomini, donne e bambini che, anche senza essere cattolici, frequentano la parrocchia. Credo e spero che anche in loro la presenza del Vescovo susciti qualche domanda di vita buona. Immergendosi nella complessa realtà “dei Crocifissi” si potrebbe incrociare lo sguardo dell’anziano intento a cogliere la vita che trascorre, del migrante che cerca pace, del bisognoso in attesa di un gesto di fraterna solidarietà, dei bambini che sbucano dalle umili abitazioni in cerca di un po’ di spensieratezza. Cosa potrebbe aspettarsi questa gente da un pastore di anime?

Sicuramente la semplicità di un saluto che vorrebbe dire” ti riconosco come uomo, fratello” anche se tra mille difficoltà si fa fatica a riscattare questa vita, oppure una mano tesa e sicura a cui aggrapparsi per non perdersi nel buio dell’assenza delle istituzioni e dunque ricominciare a vivere le relazioni umane e riscoprirsi amati.

Cosa potrebbe aspettarsi chi vive intorno e chi sosta sulla piazza (in rifacimento), se non vicinanza e attenzione a una realtà complessa, chiamata a un ecumenismo vero, che si tocca con mano… Una realtà che respinge il pregiudizio ampiamente diffuso verso di essa nella nostra comunità cittadina, una realtà sempre ricordata all’occorrenza quando si parla di nuova urbanizzazione, ma che nel concreto è sempre dimenticata un attimo dopo, come quasi sempre avviene per questa parte della città.

C’è una chiesa che non viene in chiesa (e che dovrebbe essere più a cuore al pastore) e c’è una chiesa che viene in chiesa che si aspetta più di una pacca sulla spalla: sono

gli operatori pastorali e volontari della carità, di “Casa Emmanuel”, discreti ma continuamente al lavoro, a volte in affanno, e che attendono sempre un’iniezione di nuova energia per catalizzare i processi di cambiamento fuori dai riti e immersi in un impegno credibile ancorato ai valori evangelici per raggiungere le periferie e le povertà umane e spirituali ponendosi accanto ai bisognosi.

Potrebbero essere queste le attese della nostra comunità?

“Bisogna conoscere il cuore degli uomini per annunciare il cuore di Dio” (Paolo VI). È questo l’auspicio che faccio a tutta la nostra comunità in attesa della visita pastorale.

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